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Sono ufficialmente indagati per omicidio colposo ed eccesso colposo nell’utilizzo legittimo delle armi i due poliziotti, entrambi cinquantenni della sezione investigativa del commissariato di Grottaglie, protagonisti del violento inseguimento che giovedì 12 giugno ha portato alla cattura dei due malviventi fuggiti dopo aver ucciso il brigadiere capo dei Carabinieri, Carlo Legrottaglie.

Uno dei due, Michele Mastropietro, è rimasto ucciso nel conflitto a fuoco conclusivo. L’altro, Camillo Giannattasio, è stato invece arrestato e si trova ristretto nel carcere di Taranto.
L’inchiesta è coordinata dal pm Francesco Ciardo, che ha firmato gli avvisi di garanzia per i due poliziotti, un atto dovuto in vista dell’autopsia sul corpo di Mastropietro prevista per la giornata di martedì 17 giugno.

Il Segretario Generale del SAP Stefano Paoloni nel commentare l’atto non utilizza mezzi termini :” I colleghi hanno fatto il loro dovere per fermare pericolosi assassini armati che non avevano esitato ad uccidere il carabiniere Legrottaglie. Hanno rischiato la loro vita per assicurare alla giustizia due efferati delinquenti e ora rischiano il processo”. Continua il Segretario Generale del SAP: “ E’ un atto di garanzia che consentirà ai colleghi di partecipare a tutte le fasi del processo e anche ad eventuali incidenti probatori, ma dovranno farlo con i loro avvocati e sino a quando non terminerà il procedimento avranno la carriera bloccata. Almeno con l’approvazione del decreto sicurezza l’anticipo delle spese legali per fatti di servizio è passato da 5 mila euro complessivi a 10 mila euro per fase del procedimento penale”. Il Segretario Generale del SAP aggiunge: “ E’ ora di cambiare la norma e quando sussistono cause di giustificazione del reato quali l’uso legittimo delle armi, la legittima difesa e l’adempimento del dovere non si proceda più con l’avviso di garanzia automatico ma siano prima effettuati accertamenti di garanzia nei quali sia la nostra amministrazione a dover rappresentare gli operatori nelle prime fasi di verifica”.

Infine conclude Paoloni: “Siamo vicini ai due colleghi indagati in questa loro difficile fase del loro percorso professionale e siamo certi che sapranno dimostrare la regolarità del loro agire, auspichiamo infine che le verifiche siano il più celeri possibili. Il Paese deve essere grato ai nostri due colleghi per aver rischiato la vita per assicurare alla giustizia pericolosi criminali. Chi fa il proprio dovere deve essere premiato e non messo sotto processo.”

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