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Ode alla lentezza. Intesa come rispetto dei tempi della natura, dei suoi ritmi e dei suoi cicli, in coraggiosa sfida ad una società sempre più frenetica e governata dal “tutto e subito”: Mediterraneo Slow è anche questo.
L’evento organizzato da Slow Food Italia è tornato a Taranto, animando le tre piazze principali del Borgo: piazza Garibaldi, dove ieri ha avuto luogo l’inaugurazione, piazza della Vittoria e piazza Maria Immacolata.
Oltre 90 espositori con Presìdi Slow Food, ovvero specialità alimentari locali prodotte nel rispetto dell’ambiente, della salvaguardia delle eccellenze che rischiano di sparire dal nostro panorama culinario, ma anche dei lavoratori.
Show cooking sul momento, attività laboratoriali per grandi e piccini, conferenze che invitano a riflettere sul cambiamento climatico e sull’impatto economico, sociale e sanitario che ne consegue. Il tutto ad accesso completamente gratuito.
E poi il Mercato della terra e del mare, cuore pulsante dell’evento, nel quale è possibile assaggiare (ed acquistare) il frutto del lavoro sostenibile dei produttori locali: dalle marmellate con gli agrumi di Palagiano al capocollo di suino nero di Martina Franca, dall’olio EVO di Carovigno al miele bio di Torre Guaceto, passando per la mandorla di Toritto e la birra artigianale di Lecce.
La Puglia la fa da padrona ma la scoperta più bella, tra sapori e profumi, è quella di una comunità di produttori che credono in un’offerta diversa da quella della grande distribuzione: rimarcare le peculiarità come antidoto ad un food sempre più massificato e “veloce”, elogiare la bellezza di un sistema più “lento” e attento alla selezione delle materie prime, alle analisi necessarie ad assicurare la genuinità del prodotto finale, ai diritti dei lavoratori.
“La lumaca che è presente sul nostro logo – ha raccontato ai nostri microfoni Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – indica la sostenibilità, l’idea del governo del limite ma anche della lentezza intesa come contrapposizione alla frenesia e alla compulsività, spunto per fermarci a riflettere, in definitiva”.
Un ritorno alla “mediterraneità” della nostra cultura, a quel vivere lento per cui siamo noti a livello internazionale, ai caldi pomeriggi di “siesta” in cui ci si metteva fuori con le sedie per condividere cibo, bevande, idee e impressioni con il resto della comunità.
Irrealizzabile all’interno di una “fast life” come quella che domina lo scenario attuale? Non è detto.
Resta nelle piccole realtà territoriali, come eredità da tramandare alle nuove generazioni e invito a non lasciarsi sopraffare dai ritmi frenetici imposti dalla società contemporanea.
Resta come scelta consapevole anche nella volontà di scoprire e sostenere produttori e prodotti che investono tempo ed energie in un’alternativa più rispettosa dell’ambiente e del lavoro.
“Senza radici non sappiamo chi siamo – afferma la Nappini – il Made in Italy per cui siamo conosciuti nel mondo non è tanto (o non soltanto) nei prodotti enogastronomici ma nell’idea che sottende la loro produzione, secondo tecniche che rischiano di andare perdute e un’attenzione maggiore a quegli aspetti schiacciati dalla massificazione industriale”.
E, tornando a Taranto, ci chiediamo sei i Presìdi Slow Food possano aiutare a ricucire il rapporto di fiducia tra consumatore e prodotto locale che l’inquinamento ambientale ha fortemente minato. “Assolutamente sì – spiega la Nappini – perchè il disciplinare Slow Food è molto severo e si basa anche su un forte rapporto di fiducia con i produttori. Taranto deve essere simbolo di rigenerazione, ripensandosi in maniera audace oltre il modello proposto e imposto finora”.
Passeggiare tra gli stand è anche occasione per scoprire delle chicche, come quella del Gin gastronomico prodotto con la cozza nera tarantina (presidio slow food). Un’idea nata da due giovani tarantini, Giordano Guarini e Francesco Vitti, che hanno scelto di proporre i mitili simbolo di Taranto in una veste diversa dal solito.
Alcool, bacche di ginepro, cozze nere tarantine e aromi di limone e prezzemolo, con l’aggiunta di acqua marina dello Ionio: profumi e sapori mediterranei sapientemente mescolati e dosati. “Mancava, in un momento in cui il mercato propone un’esplosione di gin, un prodotto che rappresentasse appieno l’area ionica – spiegano i produttori – Le cozze nere di Taranto hanno tempi di maturazione più lunghi e il rispetto di questa tempistica è uno degli ingredienti fondamentali di questo gin”.
Un prodotto che racconta la storia di ragazzi della nostra città, costretti come tanti a formarsi altrove e che altrove hanno arricchito il proprio bagaglio esperienziale e culturale, scegliendo però di metterlo a servizio della propria terra d’origine. Un esempio di cui abbiamo sempre più bisogno.
Info utili: domenica 15 giugno il Mercato della terra e del mare sarà aperto dalle ore 17 alle ore 23 in piazza Immacolata e piazza della Vittoria.
Ulteriori informazioni al link https://www.slowfood.it/tutti-gli-eventi-del-15-giugno/



