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I nati, come me, negli anni ’70 ricordano bene che in gioventù si sperimentavano le prime uscite didattiche con la scuola andando a rendere visita alla centrale del latte di Taranto piuttosto che al birrificio di Taranto o di Massafra.
L’occasione per ridestare ricordi sbiaditi e per vedere riaperte le porte dello storico birrificio alle porte del comune tarantino è stata la presentazione della nuova veste grafica delle birre Dreher in coincidenza con l’estate 2025.
A fungere da guida a questa interessante visita è stato il direttore dello stabilimento Alessandro Merlo, piemontese di origine, da tre anni “rapito” dal Sud: “Ho sentito subito quanto fosse forte l’amore del territorio, non solo dei nostri dipendenti, per questo stabilimento”.
Passato e futuro si intrecciano in un interessante racconto dal quale emergono particolari anche poco noti che potrebbero essere portati con maggiore evidenza alla ribalta pubblica. Qui non si tratta soltanto della storia di un marchio ma dell’evoluzione di un punto di riferimento per il territorio.
Il sito produttivo si estende su oltre 51mila metri quadri e ospita 13 mila pannelli solari, contribuendo alla riduzione di oltre 1.700 tonnellate di CO2.

Definito il più performante birrificio d’Italia del gruppo Heineken grazie ad una massiccia azione volta alla sostenibilità ambientale, lo stabilimento di Massafra – dove non si produce solo Dreher ma anche Messina e Moretti, oltre Heineken – ha a cuore il rispetto per l’ambiente: tutti i tetti sono completamente coperti da pannelli fotovoltaici che ne fanno l’installazione più grande in Europa (il terzo al mondo per produzione di energia) del gruppo Heineken: “Potremmo essere superati solo perché i tetti da coprire sono finiti, però stiamo pensando di utilizzare anche altre superfici. Abbiamo degli obiettivi super sfidanti da raggiungere”.
Tutti i birrifici di Heineken, a livello globale, lavorano applicando il programma di miglioramento continuo TPM Total Productive Management. Il percorso verso la World Class Excellence è composto da tre tappe che segnano i progressi raggiunti dai diversi siti produttivi: le certificazioni Bronze, Silver e Gold.
Il birrificio di Massafra è stato premiato con il livello Silver, il massimo mai raggiunto in Heineken per aver saputo applicare questo modus operandi in maniera integrata fra produzione e logistica, uno dei tre birrifici al mondo, su un totale di 160 siti, ad aver raggiunto questa certificazione, insieme allo stabilimento di Göss in Austria e quello di Zywiec in Polonia.
L’acqua per produrre la birra viene prelevata per metà dall’Acquedotto Pugliese e per metà da delle falde acquifere presenti in loco. A tal proposito, l’installazione di compressori a vite, in sostituzione delle pompe da vuoto ad anello liquido, ha permesso di risparmiare ogni mese 7.900 ettolitri d’acqua e 2.250 kWh di energia elettrica.
Inaugurato nel 1963, grazie alla famiglia Luciani di Trieste, che aveva uno stabilimento Dreher (marchio che ha origine nel 1773 in Austria), il birrificio massafrese fu costruito grazie anche all’intercessione di un politico pugliese della Democrazia Cristiana, Antonio Mario Franco Mazzarino che nel 1960 ha fondato il primo consorzio per l’Area di sviluppo industriale (Asi) italiano, quello di Taranto e dal 1963 al 1985 è stato presidente della Ficei (Federazione italiana dei Consorzi ed Enti di industrializzazione), consigliere di amministrazione dell’Acquedotto pugliese, presidente dei Cantieri Navali di Taranto e presidente dell’Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno.
Lo sviluppo importante e la centralità del posto portò addirittura nel 1967 ad ospitare il Giro d’Italia con il taglio del traguardo posizionato proprio sotto la portineria dello stabilimento.
Successivamente il birrificio fu acquisito dal Gruppo Heineken nel 1974 (Dreher prima birra italiana prodotta dal colosso olandese), che in 50 anni lo ha sempre più modernizzato, facendolo diventare un fiore all’occhiello per la produzione (2 milioni di ettolitri di birra all’anno, si producono circa 50mila bottiglie da 33cl all’ora su ogni linea) ma anche un luogo di lavoro che pone grande attenzione nei confronti dei 135 dipendenti diretti (+40 stagionali che proprio in questo periodo vengono impiegati per venire incontro all’aumento di produzione estiva di birra), tutti della zona, tanto da far dire con orgoglio al direttore di stabilimento che hanno da poco celebrato mille giorni senza infortuni.
Tra le attività da menzionare anche il progetto “Massafra Accademy”, che ha coinvolto 10 giovani neolaureati nelle università del Sud che al termine di un anno hanno già trovato collocazione nei vari stabilimenti Heineken. .
Il manager non ha parlato solo di innovazione tecnologica, rispetto dell’ambiente, ma ha anche volto uno sguardo attento alla tradizione, alla valorizzazione di alcuni luoghi simbolo dello stabilimento come la sala cottura.
Di impatto non solo ambientale (per le elevate temperature) essa è rimasta così come è stata installata la prima volta. Sopra una scalinata campeggia la statua del santo protettore dei birrai, Sant’Arnolfo di Soissons in Belgio (detto anche Arnoldo), che visse nel XII secolo e secondo i racconti tramandati fu uno dei primi a notare gli effetti benefici della birra che essendo bollita prima di fermentare era più sana dell’acqua. Osservò che i forti bevitori di birra erano più resistenti alle epidemie, diffusissime a quell’epoca, e forzò i membri della comunità a bere birra abitualmente, benedicendone una vasca e rimescolandola con il proprio bastone pastorale.
Un altro endorsement per la birra giunse diversi secoli dopo in Italia nel 1929 a seguito di una campagna pubblicitaria collettiva con l’inossidabile slogan “Chi beve birra campa cent’anni”.
All’interno della sala cottura c’è anche un altro punto di interesse storico che attira l’attenzione: un grande mosaico che prende tutta una parete che la famiglia Luciani fece realizzare con gli stemmi di Trieste, di Taranto e di Massafra.
Il direttore di stabilimento, Alessandro Merlo, ci congeda con un importante informazione: “Siamo sempre aperti e disponibili a qualunque richiesta di informazioni provenienti dall’esterno. Dopo l’estate apriremo delle finestre per delle visite organizzate in stabilimento (destinate a gruppi di maggiori di anni 18). Nei mesi scorsi abbiamo ospitato degli studenti dell’Università di Bari e di Salerno”
Nel frattempo la vicinanza di Dreher al territorio sarà festeggiata con la partecipazione del brand a iniziative promozionali come il “Portaci da Bere On Tour”, una serie di eventi che faranno tappa in quattro località tra le province di Lecce e Taranto, animando spiagge e lungomari con degustazioni, musica e momenti di intrattenimento.






