È l’ascolto passivo della musica, oggi, a guidare le scelte dell’ascoltatore medio che, preso dalla frenesia della vita quotidiana come il lavoro o lo studio, non riesce ad immergersi completamente e ad interpretare a fondo il testo delle canzoni.

Un dato emerso durante il talk “Nella vita mostri, nell’arte geni e idoli: i doppi standard” che si è svolto all’interno della sede di Taranto del dipartimento jonico dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, in occasione delle attività formative promosse dal Medimex.

Partendo dal saggio “Mostri. Distinguere o non distinguere le vite dalle opere. Il tormento dei fan” di Claire Dederer, Irene Tiberi, co-founder Equaly e organizzatrice dell’evento, ha analizzato le dinamiche di influenza e potere che genera il successo assoluto di alcune personalità artistiche.

Secondo Tberi, “oggi siamo talmente ipnotizzati dalla fama che sospendiamo qualunque giudizio sulle azioni che i nostri idoli compiono sul palco, persino in caso di reati gravi o condanne”.

L’obiettivo di Equaly, la prima realtà italiana nata nel 2021, che si occupa di parità di genere all’interno del music business, è quello di decostruire gli stereotipi, creare consapevolezza, fornire modelli positivi, all’interno dell’industria della musica.

Valoro sostenuti anche da Marta Blumi Tripodi, giornalista e autrice, Lina Simons, rapper e Nogaye Ndiaye giurista, scrittrice e divulgatrice, che durante l’incontro hanno raccontato le loro esperienze all’interno di una società inconsciamente stereotipata.

Secondo Nogaye Ndiaye oggi il singolo fruitore ha paura di fare dei ragionamenti che prendono direzioni completamente opposte alla massa, semplicemente perché la canzone appartiene alle opere magistrali di autori o personaggi del passato che hanno cambiato la storia della musica non solo italiana ma anche internazionale.

Tutto risiede nella responsabilità per la giurista “l’artista è responsabile delle parole che scrive e che canta che possono in un modo o nell’altro portare al successo o all’oblio, la società invece è responsabile delle persone che arricchiamo con i nostri soldi ogni nostra scelta in un certo senso è banalmente politica”.

Lina Simons, rapper italo-nigeriana non comprende come, oggi, artisti che si espongono per esempio Ghali, battendosi per il rispetto della vita umana e prendendo posizione sulle attuali guerre venga risucchiato dal vortice mediatico e automaticamente criticato con frasi come “non era il luogo adatto”, mentre cantanti che discriminano e umiliano la figura femminile nei testi delle canzoni, uno su tutti Tony Effe sia osannato e acclamato dalle giovani folle.

“Non tutte le persone sono pronte ad affrontare determinate verità radicate nel loro tessuto sociale e culturale” – ha spiegato- “Ghali Italo-tunisino, lancia messaggi di speranza e pace nelle sue canzoni perché deve trovare per cui lamentarsi. Tony effe, uomo bianco crea, a spese delle donne, semplicemente delle hit. Dobbiamo uscire da questo stereotipo, oggi è essenziale ascoltare il messaggio non il messaggero”.

Per la rapper tutti gli artisti dovrebbero scrivere le canzoni con libertà, senza però ledere i valori altrui “Uso la musica come valvola di sfogo” – ha detto- “Nella mia mente, però, c’è sempre un po’ di buon senso, ogni cosa che scrivo non la canto per far male gli altri, ma per far star bene me stessa”.

Letture poco chiare che non permettono di diversificare l’artista della persona, creando il così detto doppio standard e non consentono di comprendere a pieno il significato reale dei testi delle canzoni

Assistiamo inconsapevolmente all’impoverimento della musica all’interno della società italiana, passando dall’essere considerata cultura a puro intrattenimento.

“Da anni ormai – ha detto la giornalista Marta Blumi Tripodi– facciamo prevalere la musica al testo, credo che la chiave sia capire il livello delle parole scritte dell’artista. Se ci troviamo di fronte a uno storytelling, ad un’interpretazione oppure se si sta raccontando una storia, inventata o appartenente a terzi”.

Al termine dell’incontro, le ospiti hanno voluto rivolgere le ultime parole alle nuove generazioni, considerati i fruitori del futuro. Sperando che possano acquisire consapevolezza del gender gap presente nell’industria musicale sensibilizzando i coetanei alla creazione di modelli positivi.

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