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C’è una forza silenziosa, vibrante, che attraversa ogni scatto di “L’Arsenale: mani in opera”, la mostra fotografica di Cataldo Albano inaugurata nell’ex sala a tracciare dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto. È la forza del fare, della manualità che diventa arte, della dignità che prende forma attraverso il lavoro. Ed è la forza delle mani: quelle dei lavoratori dell’Arsenale, civili e militari, che da oltre un secolo sostengono la flotta e contribuiscono, silenziosi e instancabili, alla vita della città.
La mostra, visitabile gratuitamente fino al 2 luglio nei giorni feriali (ore 9-13), è un viaggio fotografico che si snoda in cinquanta immagini – accompagnate da note multimediali e un video – frutto di un reportage durato tre mesi. Un lavoro di immersione totale, condotto dall’autore dietro il Muraglione, dove ha osservato e vissuto da vicino la quotidianità degli “Arsenalotti”. Albano è già autore del format multimediale “Taranto 2 Mari 1 Anima” ospitato negli anni scorsi al Castello Aragonese.
L’esposizione offre un focus ancora più incisivo sul valore umano e identitario dell’Arsenale attraverso la manualità presente nelle molteplici lavorazioni, tuttora svolte direttamente dalle maestranze dello stabilimento, componente essenziale delle circa 1.000 unità (850 civili, 150 militari) che operano in Arsenale, nelle Officine storiche e in quelle rinnovate grazie al Piano Brin, nei bacini in muratura e galleggianti, sulle unità navali in manutenzione.
Dalle mani degli operai, inquadrate in primo piano mentre operano sulle navi o nelle officine, alle vedute aeree riprese con il drone, ai gruppi e ai team di lavoro, al giovane che lavora con l’anziano, ogni fotografia racconta una storia di competenze tramandate. «Abbiamo inventato questa mostra – spiega Albano – facendo vedere che cosa fanno dietro le mura. Io non ero mai stato in Arsenale. Da bambino me lo raccontavano. Poi ho incontrato alcuni amici di mio padre che ci lavoravano e l’idea ha preso forma. Cose così non le avete mai viste. Vi dico che artigiani come loro non ce ne sono. L’intelligenza artificiale avrà difficoltà a sostituire queste mani».
E infatti, come ha sottolineato l’ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro, comandante interregionale Marittimo Sud, «l’anima dell’Arsenale sono gli operai. Questa mostra ci permette di mostrare la loro importanza. Emerge la dignità del lavoro, la voglia di partecipare a qualcosa di grande, di garantire la capacità logistica di sostentamento alla flotta». Montanaro, tra i promotori dell’iniziativa, ha raccontato di come l’idea sia nata quasi un anno fa, in una conversazione informale con Albano: «Gli chiesi di testimoniare con la sua arte il contributo degli uomini e delle donne dell’Arsenale. E Cataldo ha saputo parlare al nostro profondo io di marinai e tarantini con lo strumento più diretto e potente: l’immagine».
Le foto, infatti, non sono solo documento: diventano arte. Ogni scatto, spiega il pittore Davide Antolini nell’introduzione alla mostra, parte da un’intenzione cronachistica ma evolve in una forma espressiva compiuta, capace di emozionare. Ed è attraverso questa forza visiva che il messaggio arriva chiaro: l’Arsenale non è solo un luogo di lavoro, ma uno spazio vivo di sapere collettivo, di trasmissione tra generazioni, di identità cittadina.
«Questa raccolta di immagini – ha detto ancora Montanaro – potrebbe intitolarsi anche “la maestria delle mani” o “la dignità delle mani”, perché concettualizza il passaggio dall’idea alla creazione. E questo, forse, è l’atto più importante dell’umana volontà. Da marinaio – ha aggiunto – comprendo l’indispensabile lavoro delle maestranze, anche se non sempre ne conosco i volti: ho navigato su navi da loro riparate, utilizzato sistemi da loro controllati. Il loro contributo è fondamentale quanto quello svolto in mare».
Un punto su cui ha insistito anche l’ammiraglio ispettore Pasquale De Candia, direttore dell’Arsenale Militare Marittimo: «La manualità che vediamo non è solo individuale, ma spesso frutto del lavoro di squadra, che implica anche un trasferimento di competenze tra maestri e giovani tecnici. Grazie alle recenti assunzioni di circa 150 unità, questa dinamica è ripartita nel 2024. L’orgoglio del saper fare che traspare dalle immagini è coerente con il nostro impegno nell’ammodernamento dell’Arsenale».
Un percorso di rilancio «che – ha aggiunto – va oltre il successo del Piano Brin»: nei prossimi anni, infatti, si prevede la costruzione di un nuovo bacino galleggiante per navi fino a 10.000 tonnellate e un’officina per la manutenzione dei cannoni navali. Ma c’è anche un’idea di Arsenale aperto, visitabile: «Si prevede – ha annunciato De Candia – l’apertura di un nuovo varco nel Muraglione per permettere la fruizione turistica, anche nei giorni lavorativi, con percorsi di visita e la musealizzazione di tre officine storiche. Tra queste, spicca l’officina Lance a remi, legata alla tradizione dei maestri d’ascia e presente nelle suggestive foto panoramiche realizzate da Albano».
Il risultato è una mostra che incuriosisce e affascina. E al tempo stesso restituisce con forza l’immagine di un Arsenale vivo, che attraverso la lente di un fotografo innamorato della sua città, torna a raccontarsi non solo come luogo di lavoro, ma come testimone di storia e tempio del sapere artigiano.





