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Giugno: le scuole chiudono e per bambini e ragazzi comincia un’estate di meritato riposo e svago dopo le fatiche dell’anno scolastico.
Per molti genitori, tuttavia, il termine delle attività didattiche rappresenta l’inizio di un periodo “diversamente” stressante, fatto di ricerca spasmodica di una sistemazione adeguata per i propri figli durante la settimana lavorativa, in attesa delle agognate ferie.
Tante le proposte a pagamento, un vero e proprio business la cui organizzazione comincia ben prima della fine dell’anno scolastico; sport, musica e divertimento ad un costo, però, non sempre fattibile.
I costi medi di un campus estivo
Un anno fa fu resa pubblica una ricerca di Adoc ed Eures, che stimava in 140 euro il costo medio di una settimana di campus estivo a tempo pieno per bambino/ragazzo; le cifre attuali, in effetti, partono da un minimo di 60/80 euro fino a un massimo di 250 euro a settimana.
Se consideriamo una famiglia media composta da due genitori e due bambini, in definitiva, la partecipazione alle attività estive verrebbe a costare in media 1.120 euro al mese, senza tener conto degli sconti per i fratelli e delle differenze tra Nord e Sud.
“Non ha senso iscrivere i miei figli al campus estivo per permettermi di lavorare – è il commento di una mamma – se gran parte del compenso percepito deve essere stanziato per il campus stesso”.
Un controsenso non da poco, insomma, nonché un argomento sul quale spesso fioriscono banalità a palate.
“Come si faceva prima?”, si chiede a tal proposito il qualunquista di turno.
Altrettanto ovvio replicare che la società odierna è profondamente diversa da quella di qualche decade fa. Da un lato la necessità del doppio stipendio ha spinto molte più donne a lavorare (finalmente, oseremmo dire), dall’altra la perdita della rete di aiuti familiari su cui si poteva contare in passato (dai nonni agli zii) ha provocato un vuoto che le famiglie riescono difficilmente a colmare.
Ed è anche ora di dire basta al trito e ritrito luogo comune con cui si liquida spesso la lunga pausa estiva italiana: in altri Paesi (Germania, Francia ecc) le vacanze estive durano di meno? Altra organizzazione, altro clima e altre strutture.
Lavorare e gestire una famiglia, insomma, è diventato più simile al mestiere di un equilibrista, in bilico perenne tra sensi di colpa, orari da far combaciare e conti da far quadrare.
Il che, in un Paese in lotta perenne con la disoccupazione (soprattutto femminile) e il calo demografico, rappresenta davvero un’incongruenza non da poco.
“Piano estate” nelle scuole? Molta teoria e poca pratica
“La mia idea è quella di garantire per i ragazzi che provengono da famiglie di lavoratori, la possibilità di recuperare o potenziare le loro competenze, facendo in modo che nella maggior parte delle scuole, anche in piena estate, ci siano spazi di approfondimento, di studio e di formazione”, aveva dichiarato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel presentare il Piano Estate.
Un progetto che vuole sfruttare la scuola per fornire alle famiglie un aiuto a superare l’estate senza troppo stress, ma che presenta poca concretezza e, soprattutto, scarsa conoscenza delle condizioni delle strutture scolastiche italiane.
Il Piano è stato rifinanziato con ulteriori 150 milioni di euro anche per quest’anno scolastico 2024/2025: l’obiettivo è quello di “attivare progetti sportivi, musicali, teatrali, ricreativi, di potenziamento didattico, per valorizzare i talenti dei giovani e, più in generale, tutte quelle iniziative che favoriscono la relazionalità, l’aggregazione, l’inclusione, la socialità, l’accoglienza e la vita di gruppo”, chiarisce la nota ministeriale.
“Come di consueto – aggiungeva Valditara a fine maggio – le scuole potranno ulteriormente arricchire l’offerta del Piano estate, singolarmente o in rete tra loro, grazie alle alleanze tra la scuola e il territorio, gli enti locali, le comunità locali, le Università, i centri di ricerca, le associazioni sportive, le organizzazioni e i centri di volontariato e del terzo settore, nonché attraverso il coinvolgimento attivo delle famiglie e delle loro associazioni e anche degli studenti universitari per attività di mentoring e di tutoraggio”.
Questo nelle intenzioni del ministero: attualmente, però, non ci risultano progetti scolastici che vadano oltre il mese di giugno, peraltro non in tutte le scuole.
Facciamo i conti con la realtà nostrana e immaginiamo bambini e i ragazzi costretti a passare le giornate nelle scuole italiane, prive di condizionatore nella maggior parte dei casi (specie alle nostre latitudini), ad affrontare le temperature proibitive che stiamo sperimentando da qualche anno a questa parte.
Attività sportive? Anche in questo caso ci tocca tenere in considerazione le strutture scolastiche, spesso prive di palestra o con impianti che in estate diventano impraticabili per il calore.
Insomma, un progetto come quello ideato dal ministero, per calarsi nella realtà locale delle città italiane, dovrebbe prevedere a monte una risistemazione globale delle scuole.
Campi estivi comunali, solo un miraggio?
In un contesto così complesso sono in tanti ad invocare l’intervento degli enti locali; e se in molte città le attività organizzate dai comuni sono una certezza, quest’anno a Taranto non è andata altrettanto bene.
Il progetto “Estate Ragazzi 2025”, infatti, è rivolto solo alla fascia d’età 8-14 anni e prevede una serie di attività sportive e ludiche, che coprono unicamente la fascia pomeridiana dalle 16 alle 19.
Ottimo il programma, completamente gratuito: nuoto, calcio a 5, volley, basket e laboratori manuali all’interno della Piscina Mediterraneo Village, in cui “ogni giornata sarà un’occasione per fare nuove amicizie, sviluppare nuove abilità e vivere momenti di pura allegria in un contesto sicuro e stimolante”.
Sicuramente una proposta accattivante per chi vuole evitare di parcheggiare i propri figli tra TV e videogiochi senza spendere una fortuna, ma non ha niente a che vedere con il sostegno alle famiglie che lavorano.
Molto probabilmente il vuoto amministrativo seguito alla caduta di Melucci non ha permesso una programmazione di respiro più ampio attraverso iniziative simili a quelle degli anni passati: l’auspicio, pertanto, è che l’insediamento della nuova giunta Bitetti possa tener in maggior considerazione le politiche a sostegno dei nuclei familiari.
Da segnalare anche l’iniziativa del Comune di Nardò, che ha stanziato un contributo per i campus estivi per le famiglie con ISEE non superiore ai 15mila euro, con un rimborso massimo di 300 euro a bambino/ragazzo. Certo, sarebbero da rivedere sia il tetto massimo che la cifra stanziata, adeguandole con a quanto offre il mercato di cui abbiamo parlato sopra, ma l’intenzione è buona e potrebbe essere ripresa e migliorata.