E’ decaduto il consiglio di amministrazione di Kyma Ambiente, la società partecipata al 100% dal Comune di Taranto che si occupa della gestione dei rifiuti del capoluogo ionico. A determinarne lo scioglimento come previsto dalla norma sulle società partecipate, le dimissioni della consigliera Cosmery Calò (per motivi strettamente personali).
Nella giornata di giovedì 3 luglio è attesa una nota ufficiale della stessa società. Dopo l’assemblea del CdA che ha permesso la ripartenza del lavaggio delle strade, la consigliera si è subito dimessa.
Il sindaco Bitetti, autorità massima cittadina e socio unico, ha fissato un incontro sulle tre società partecipate (Kyma Ambiente appunto, Kyma Mobilità e Kyma Servizi) il prossimo 8 luglio: all’ordine del giorno delle assemblee la revoca dei rispettivi consigli di amministrazione.
“Oggi sono inoltre pervenute via PEC le dimissioni di un componente di Kyma Ambiente”, scrive Palazzo di città nella nota relativa alla convocazione delle tre società partecipate del Comune. “Come annunciato durante la campagna elettorale – si legge nella nota -, avvieremo una ristrutturazione delle suddette società”.
Con l’eventuale scioglimento del CdA di tutte le partecipate del comune di Taranto (il CdA di Kyma Mobilità dovrebbe essere convocato qualche giorno dopo la riunione programmata dal sindaco per l’8 luglio motivo per il quale lo stesso non dovrebbe presentarsi alla riunione convocata dal primo cittadino), si aprirebbero spazi e ruoli anche e soprattutto per i partiti e le liste civiche che hanno portato all’elezione del sindaco Bitetti lo scorso 9 giugno, favorendo così la composizione della giunta che dovrebbe prendere forma entro la fine della prossima settimana.
Il sindaco Bitetti infatti, confida infatti di poter sciogliere gli altri CdA giustificando la revoca con la mancanza del rapporto di fiducia che potrebbe costituire, secondo una sentenza del 2019, una giusta causa. Anche perché, se così non fosse, per sciogliere i consigli di amministrazione il Comune dovrebbe retribuire tutti i componenti degli stessi, il che configurerebbe un danno erariale di non poco conto per le casse comunali, di per sé già gravate da un bilancio alquanto magro.
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