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Ha conosciuto tre santi, la fatica e il successo. Le mille vite di Al Bano Carrisi sono racchiuse nel libro “Il sole dentro” (edito da Mondadori), presentato ieri allo Yachting club di San Vito nel secondo appuntamento della rassegna L’angolo della conversazione. Un incontro con l’autore moderato con garbo dalla giornalista Maria Liuzzi di TG Norba 24. Giacca marrone, foulard, cappello bianco, il sorriso e la voce ancora dominante.
Al Bano è un personaggio a tutto tondo, ambasciatore di Puglia ma anche ambasciatore di pace. Grande amico dell’arcivescovo emerito di Taranto Filippo Santoro con il quale ha condiviso nei mesi scorsi una missione in Terra Santa e uomo del Sud che si fa valere e non rinnega le sue origini. Anche se Al Bano ha riconosciuto pubblicamente che è stata una grande città come Milano ad aprirgli le porte verso i traguardi più importanti ed ambiziosi. Inizialmente aveva trovato lavoro come aiuto cuoco e cameriere ma alla famiglia disse di essere stato assunto come impiegato nel municipio meneghino.
Nel libro, e durante la conversazione, l’artista di Cellino San Marco ha parlato del suo rapporto speciale con i genitori, in particolare degli insegnamenti del padre che lo ha forgiato, consentendogli di non soccombere quando era da solo in una città che non conosceva, a costruire il suo futuro, del prete insegnante di musica che gli mise 4 in pagella, dei tanti mestieri che ha intrapreso prima di trovare la sua strada nel mondo della musica, della sua amicizia con Domenico Modugno e AdrianoCelentano che lo accolse nel suo clan, di quando aprì il concerto dei Rolling Stones, della canzone “Nel sole” che lo consacrò e portò al successo. Sono 60 gli anni di carriera e oltre 25 milioni di dischi venduti.
Poi il cinema, l’incontro con Romina Power, un grande amore durato 30 anni, la separazione, l’incontro con Loredana Lecciso e la sua nuova famiglia. Aneddoti su aneddoti. Una storia che ne racchiude cento, anzi mille.
Suo padre ha sempre cercato di metterlo in guardia sotto ogni punto di vista «e – ha svelato Al Bano – mi ha aiutato a vincere ogni mia paura, con i primi guadagni gli ho regalato un trattore e lui, in quel momento, era davvero orgoglioso e felice di me. Ricordo quanto mi comprò la radio dopo un anno e mezzo di richieste dando 15mila lire di allora a un sacco di grano. Quando arrivò la radio fu una grande gioia. Per me era una evasione. Anche adesso quando ne parlo provo una grande commozione interiore».
Già, durante le registrazioni dell’omonimo “musicarello”, l’incontro con Romina Power: «Non sapevo chi fosse quell’attrice americana che dipingeva e scriveva poesie o lavorava a maglia mentre le altre ragazze stavano o tra le braccia o sulle gambe del regista né tantomeno – ha aggiunto – suo padre e sua madre. C’era una scena in cui dovevamo baciarci. La sbagliai apposta dieci volte e il regista se ne accorse, ma l’avrei rifatta altre venti. Tra noi scattò la scintilla. Finite le riprese tornai a Roma, poi la chiamai e cercò di camuffare la voce. Poi facemmo un altro film insieme, passarono altri nove mesi. Un giorno di ottobre mi chiamò. Cantavo la sigla del film Europa Giovani, “Il Ragazzo che sorride”. Mi chiese di uscire, non mi sembrava vero. Pensavo che con le non ci fosse più nulla da fare, ma invece la passione ricominciò e sono qui a raccontarla».
Proprio Romina Power lo convinse a ritornare in Puglia: «Era giugno del 1969 e la portai a Cellino per farle vedere il paese dove io ero nato. C’era un cielo da una parte tutto buio e dall’altra un sole incredibile. Lei era felicissima. La portai in un bosco dove da bambino andavo a sparare con le fionde e lei mi disse: perché non te lo compri il bosco? La mia realtà era tra Roma e Milano e avevo iniziato un tour mondiale. Mai avrei pensato di ritornare a Cellino semplicemente perché dentro di me pensavo che non mi avrebbe dato tutto ciò che io avrei sognato. C’è stato il periodo della Sacra Corona Unita e sapemmo che stavano tramando per rapire mio figlio. Sentivo che stava succedendo qualcosa di poco piacevole e mandai i miei primi due figli a studiare in Svizzera. Ho conosciuto in quel momento l’altra Cellino, la Puglia del mare fantastico, la Puglia operosa, la Puglia di un sano artigianato, la Puglia riscoperta proprio grazie all’americana (Romina)».
Al Bano ha rivendicato con orgoglio di aver conosciuto tre santi: quando aveva 13 anni Padre Pio, poi Giovanni Paolo II, per il quale ha cantato sette volte, con il rimpianto di non aver cantato l’ottava, a sorpresa, presentandosi in piazza San Pietro, perché temeva di essere strumentalizzato in quanto il pontefice stava male, e madre Teresa di Calcutta che riuscì a far partecipare al battesimo di sua figlia.
Il libro ricostruisce la fatica dell’immigrato, la riscossa sociale, la scoperta del mondo, la forte tempra contadina e la sconfinata ambizione, i teatri e le arene, il grande amore, la paternità, le gioie e le tragedie. La fede e l’arte. La famiglia numerosa (ha 6 figli) e la solitudine del patriarca.
Compiuti gli ottant’anni, di cui sessanta trascorsi sul palcoscenico, Al Bano ha deciso di pubblicare la sua autobiografia definitiva. E di approfittare di quest’occasione importante per una rilettura sincera della propria vita, delle gioie e dei successi, ma anche dei dolori, degli errori, degli abbandoni. «Dai miei diari ne ho fatto un libro – ha chiarito – per raccontare il mio punto di vista. Rimpianti non ne ho, ho sempre fatto quello che desideravo fare. Qualche volta è andata male, qualche volta è andata bene, qualche volta è andata benissimo. Ho attraversato anche la tragedia, ma lasciatemi dire che non mi sono mai arreso».
“Il sole dentro” è diviso in quattro parti, quattro volte vent’anni. Un lungo, intenso viaggio, a volte contrassegnato da quella nostalgia canaglia che lo lega in maniera indissolubile alla sua terra amara e amata.
