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La cuccia vuota, una ciotola di croccantini ancora piena e tanto silenzio, rotto solo dal frinire delle cicale. È quel che rimane nel posto in cui viveva Bruno, il cane eroe crudelmente ucciso nella notte tra il 3 e il 4 luglio da ignoti.
Gli hanno lanciato dei bocconi infarciti di chiodi attraverso il muretto che confinava con la sua cuccia, all’interno del Dipartimento Sicurezza – Settore cinofili dell’ENDAS a Talsano.
Gli addestratori, sgomenti e ancora increduli, affermano che quella zona non ospiterà più alcun cane: non avrebbero potuto mai immaginare che la cattiveria umana arrivasse a tanto.
Bruno era un bloodhound di 7 anni, premiato dalla Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, per aver contribuito a ritrovare 9 persone disperse e a individuare animali utilizzati nei combattimenti clandestini.
La sua compagna, uno splendido esemplare della stessa razza, ci corre incontro con tutto l’affetto, la dolcezza e la fiducia che questi animali ripongono negli esseri umani, a volte immeritatamente. Non c’è paura nei suoi occhi, forse solo tanta tristezza e un grande smarrimento nel non vedere più il suo compagno di vita.
Arcangelo Caressa, addestratore di Bruno, ha invece lo sguardo scuro e pieno di dolore, negli occhi ancora le immagini del suo amico a 4 zampe riverso in una pozza di sangue: “Non mangio e non dormo da tre giorni – ci dice – ma sono fiducioso nella giustizia. Provo tanta rabbia, sono distrutto. A tenermi in piedi solo la voglia di vedere il colpevole assicurato alla giustizia”.
La dolorosa morte di Bruno è diventata un caso nazionale: “Un atto vile, codardo, inaccettabile”, lo ha definito la Meloni; “Un’esca riempita di chiodi – ha commentato la deputata Michela Vittoria Brambilla – gli ha dato una morte orrenda, lunga e dolorosissima, per l’emorragia interna, proprio a lui che aveva salvato tante vite di uomini. Al pensiero di tale sconfinata efferatezza c’è da vergognarsi di appartenere alla razza umana”.
E proprio la legge Brambilla, entrata in vigore all’inizio di luglio, potrebbe trovare la sua prima applicazione concreta nei confronti dei responsabili della morte del cane eroe: fino a 4 anni di carcere e multe fino a 60 mila euro per chi si macchia dell’uccisione di animali, senza contare le aggravanti, come in questo caso appunto.
Una crudeltà disumana che forse nasconde in sé un indizio: sembra evidente, infatti, che chi ha ucciso Bruno voleva punire o colpire qualcuno. Forse la pista delle lotte clandestine?
Caressa la pensa diversamente: “Credo il movente sia altrove e riconducibile al soccorso veterinario – spiega – Alcuni soggetti, nei mesi scorsi, hanno diffamato, calunniato e minacciato me e gli altri medici e operatori. Li abbiamo denunciati, hanno promesso che si sarebbero vendicati. Qualcuno, in particolare, ha affermato di volermi vedere morto: se fosse stato lui posso assicurargli che con questo gesto barbaro mi ha davvero ucciso, se non fisicamente almeno psicologicamente”.
Infine una frecciata sulla politica: “Un atto vile come questo non ha colore politico, eppure al momento noto che l’impegno maggiore proviene dalle forze di destra. Io mi auguro solo che questa storia terribile trovi giustizia, con il carcere per il responsabile”.
L’auspicio, in effetti, è che la punizione sia certa ed esemplare, in modo da scongiurare che qualche balordo possa imitare atrocità del genere: c’è da augurarselo, soprattutto in una città balzata nuovamente ai (dis)onori della cronaca nazionale.
Ma l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) precisa che, dall’inizio del 2025, sono quasi 4mila i cani morti avvelenati o gravemente intossicati: “Intanto abbiamo messo una taglia di 1.500 euro sull’assassino di Bruno – comunica l’associazione – che verranno pagati a chi lo denuncerà formalmente. Ma il fenomeno è diffuso e riguarda anche cani e gatti selvatici, per questo chiediamo al Governo una stretta su questa barbarie”.