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Un’ambientalista alla guida dell’assessorato all’Ambiente. Fulvia Gravame, già responsabile del nodo di Taranto di Peacelink, iscritta ai Verdi dal 2013 (e candidata al consiglio comunale alle ultime amministrative con Europa Verde/AVS), è stata nominata dal sindaco Piero Bitetti assessore alla Transizione Ecologica, Ambiente, Forestazione Urbana, Verde Urbano, Parchi Riserve e Aree Protette, Filiera del Recupero e del Riciclo.

Fulvia Gravame, le vengono assegnate deleghe pesanti, a cominciare da quelle alla Transizione ecologica e all’Ambiente in una città che ha vissuto e vive ancora un’emergenza ambientale. Come intende muoversi? Quali le priorità?

«A mio parere la transizione ecologica è un sogno che può diventare realtà se saremo capaci di essere concreti, inclusivi e visionari allo stesso tempo. È un esercizio di democrazia in cui si riesce a dare le gambe alla proposta Taranto come Bilbao, al Piano Taranto, al piano Tracce e ad altri presentati in questi anni spesso con una elaborazione dal basso. La transizione ecologica passa dalla capacità di utilizzare bene le risorse assegnate nel Just Transition Fund, Pnrr, Cis e altri fondi e da scelte chiare sull’accordo di programma e sull’Aia dell’Ilva che non possono essere la pietra tombale di Taranto e della provincia. Bisogna dare risposte immediate a problemi di ordinaria amministrazione, alberi caduti o ingombranti abbandonati abusivamente e allo stesso tempo programmare gli interventi strutturali per le questioni complesse come la gestione dei rifiuti e del verde pubblico e la Green Belt. Occorre creare un clima di fiducia e di collaborazione con i dipendenti comunali e rafforzare la macchina amministrativa nei limiti fissati dalla legge. Altro aspetto fondamentale per la transizione ecologica è il confronto con i cittadini e i portatori di interesse avendo come bussola il programma della coalizione. Lo stesso sindaco ha raccomandato agli assessori di essere sempre aperti al confronto e di agire con spirito di collaborazione».

C’è la questione Ilva che resta il nodo principale, anche dal punto di vista squisitamente politico nel rapporto con il sindaco e nel rispetto del programma elettorale. Si cammina su un campo minato, insomma. Qual è la vostra visione? Cosa chiedete a Bitetti?

«Abbiamo chiesto fin dall’inizio a Piero Bitetti di essere coraggioso e di fare tutto quello che compete al sindaco per tutelare la salute e l’ambiente. Durante l’audizione in commissione ecologia della regione Puglia, il sindaco ha detto che difenderà la salute a oltranza e che la città non può sopportare altri 14 anni di inquinamento della produzione di acciaio a carbone. La fretta con la quale si è mosso il governo Meloni sull’accordo di programma e sull’Aia cozza con il tempo necessario a valutare le proposte contenute in centinaia di pagine molto contraddittorie».

Qual è la storia personale di Fulvia Gravame? Quali le esperienze? Come arriva a questo incarico?

«La mia storia è quella di tanti tarantini, ho studiato all’Archita quando era nella sua sede naturale, ho studiato giurisprudenza a Bari dove ho anche frequentato un master e nel frattempo avevo fatto l’esame da avvocato. Dopo ho lavorato in città del Nord e a Napoli insegnando nelle scuole superiori e con incarichi di ricerca e supporto alla pubblica amministrazione. Sono stata molto impegnata nella Chiesa con una realtà laicale del mondo missionario, ma vivendo al Nord, ho dovuto pensare ad altro. Tornata a Taranto nel 2011, ho ripreso i contatti con l’associazionismo proprio nella fase calda dello scontro tra Altamarea e il centrosinistra; ho iniziato a fare politica sostenendo Angelo Bonelli candidato della coalizione Taranto Respira e mi sono iscritta ai Verdi. Da allora sono innumerevoli le battaglie che ho sostenuto con le associazioni e con i Verdi nella provincia di Taranto e nel Mezzogiorno, non solo Ilva tanto per capirci. Abbiamo portato avanti una idea di città che finalmente può prendere forma a beneficio di tutti. Nei Verdi e in Taranto respira ho trovato un progetto credibile per Taranto e un gruppo di persone coraggiose e competenti. Ricordo che Bonelli proponeva il riconoscimento dei lavori usuranti e di un CCNL specifico per la siderurgia per tutelare gli operai ma non è stato preso sul serio.  Ora è diventato una necessità visto che di fatto gli impianti sono fermi».

C’è un legame costruito in questi anni con Angelo Bonelli che ha condotto a Taranto delle battaglie importanti. Ha ricevuto una sua chiamata? Cosa le ha detto?

«Sono rimasta colpita dalla competenza politica, dalla capacità di ascolto e dall’ umiltà di Angelo Bonelli nel 2012 e ho scoperto che la politica può essere la risposta alle domande che ti sei sempre fatto senza trovare la risposta. Con Angelo ci siamo sentiti e mi ha chiesto di essere attenta e coraggiosa in un momento così delicato e importante per Taranto».

Avs ora siede allo stesso tavolo del centrosinistra con partiti come il Pd che ha avversato in passato proprio in relazione alla questione ex Ilva. Cosa è cambiato?

«La nostra collocazione naturale è nell’area del centro sinistra e per cambiare il modello sviluppo tarantino c’è bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche e sociali».

Cosa si augura per Taranto. Si è parlato tanto anche in questa campagna elettorale di cambio di paradigma. Una svolta è possibile?

«Se non ora quando? Rimbocchiamoci le maniche e facciamolo tutti insieme. A Taranto non manca niente per creare un percorso originale di transizione ecologica che si ispiri a quanto realizzato a Bilbao e nella Ruhr».

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