Dopo uno stop di circa tre giorni, lo stabilimento siderurgico di Taranto dell’ex Ilva ha ripreso la produzione della ghisa. L’altoforno 4 – l’unico dei tre installati attualmente operativo – è stato infatti fermato per essere sottoposto ad alcuni interventi di manutenzione.

L’intervento è consistito nel rifare le parti di refrattario dell’altoforno che necessitavano di un rifacimento e nell’analisi dello stato dell’arte del crogiolo, che aveva destato più di una preoccupazione nell’azienda.

Circa la ripresa produttiva dell’altoforno, che prima della fermata era attestato su una produzione di circa 4.300-4.500 tonnellate di ghisa al giorno, l’impianto recupererà progressivamente il regime termico prima di tornare ai livelli di produzione ante fermata. Ci vorranno infatti alcuni giorni per tornare a regime. Inoltre, si è concluso anche il ripristino del gasometro a servizio dell’acciaieria 2 per cui anche quest’ultimo impianto, che era stato fermato nei giorni scorsi, è ripartito.

Ripristinata l’acciaieria 2, si fermerà di nuovo l’acciaieria 1 dell’ex Ilva che era stata riaccesa per sopperire alla mancanza dell’altro impianto. Tuttavia, nei giorni scorsi, con la fermata dell’altoforno 4, non essendo prodotta ghisa da inviare alle acciaierie per trasformare in acciaio la stessa ghisa, anche l’acciaieria 1 ha dovuto fermarsi allineandosi quindi alla 2 che era già ferma.

Nell’ex Ilva l’altoforno 4 è l’unico in marcia poiché l’altoforno 1, a causa dell’incendio del 7 maggio ad una delle tubiere esterne dove transita l’aria, è sotto sequestro probatorio senza facoltà d’uso da parte della Procura di Taranto e quand’anche fosse dissequestrato dall’autorità giudiziaria nelle prossime settimane, avrebbe bisogno di ingenti lavori di ripristino post incendio. L’altoforno 2, invece, è fermo da oltre un anno e i lavori – sostituzione del crogiolo e rivestimenti – sono stati programmati nei prossimi mesi in modo che l’impianto possa riprendere la sua attività ad inizio del 2026.

Nelle intenzioni dei Commissari straordinari e del governo, il siderurgico dovrebbe tornare a marciare con tre altoforni nel primo semestre 2026. Obiettivo al momento alquanto difficile da realizzare, in quanto non si conoscono ancora i tempi dell’eventuale dissequestro dell’altoforno 1, così come i tempi per la sostituzione del crogiolo e della componentistica per la ripartenza di Afo 2 (già acquistati dalla Cina e dalla Corea) prevista il 31 dicembre prossimo. Sempre che l’altoforno 4 riesca a reggere per i prossimi mesi, visto che viene utilizzato attraverso delle fermate programmate la cui fermata è prevista soltanto dopo il riavvio di Afo 2.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/07/08/accordo-di-programma-lintesa-e-vicina/)

2 Responses

  1. Buonasera
    Per Afo1 possiamo metterci una pietra tombale sopra, perché difficilmente la magistratura dissequestrera’ l’ impianto e i danni subiti sono ingenti.
    Per Afo2 tempistiche è meglio non farne, perché il ripristino del crogiolo e della componentistica non è nemmeno iniziato e nessuno si impegna con Adi in As senza certezze granitiche sugli incassi dei crediti. Poi si dovrà attuare la procedura della riaccenzione dell’ altoforno che va dai 4 ai 6 mesi.
    Quindi si arriva a fine 2026.
    Per Afo4 consiglio a tutti gli interessati di recitare una preghiera tutte le mattine, affinché non succeda nulla che abbia importanza per la Magistratura.
    Tutto questo è dovuto all’ incompetenza del Ministro Urso e dei Commissari di Adi in As.
    E la prova lampante dell’ incompetenza è dichiarare tre altoforni funzionanti per il 2026, quando Afo4 dovrà essere fermato non appena potrà ripartire Afo2, perché necessita di un revamping completo.
    Quindi nel 2026 Taranto viaggerà con un solo altoforno in efficienza, a prescindere dalle chiacchiere del Ministro e dei presunti tecnici.
    Di più non si può, perché i miracoli sono finiti
    Quindi per i prossimi 18 mesi avremo una produzione mensile ridicola.
    Dove non ci sono riusciti gli ambientalisti e i magistrati a bloccare definitivamente Taranto, forse ci riuscirà Urso e i suoi accoliti.
    Tutto questo a prescindere dalla Aia, dal Vis sanitario, dalla nave rigassificatrice, dai tre forni elettrici,dai tre impianti di preridotto, dal dissalatore per le acque necessarie per il raffreddamento degli impianti, dalla cocciutaggine di Emiliano e dalle intenzioni di Bitetti e del Presidente della Provincia di Taranto.
    A dimenticavo gli Azeri che mi risultano non pervenuti.
    Caro Ministro e Cari Commissari produrre acciaio primario è una cosa seria, mica sono collant o cioccolato.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Ottima disamina direi , mi fido della spiegazione tecnica, quindi in sostanza la toppa è peggio del buco.
    Dopo 13 anni dal primo intervento magistratura, stiamo ancora qua’.
    Ma forse non sarebbe peregrina l’ idea di pensare sin da ora ad un futuro diversificato magari ci portiamo avanti senza aspettare altri 10 anni, di toppe .
    La politica tutta dovrebbe essere in grado di Progettare un futuro diverso, ma qua ancora stiamo, riempiendoci la bocca di ecologia e green macchina elettrica e stronzate varie
    Rido x non piangere
    Ad maiora

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