“Quando non va più a votare, il popolo perde la sua sovranità”. Con questa frase il giornalista Sergio Rizzo, già penna, pardon tastiera, al ‘Corriere della Sera’ e a ‘Repubblica’ (attualmente scrive per l’Espresso), mette subito le carte in tavola su come si svilupperà la terza serata de “L’Angolo della Conversazione”, che prende spunto dal suo ultimo libro :“2027. Fuga dalla democrazia”.
Con altre due frasi, poi, scatta l’istantanea precisa di un lungo momento (almeno 15 anni) di crisi di coscienza politica vissuto dall’Italia: “I partiti non fanno gli interessi della collettività e “Il Paese non ha voglia di reagire”. Questa mancata reazione è racchiusa in un semplice dato: dal 2008 al 2022 si sono persi per strada 5 milioni di voti.
La fuga dalla democrazia, descritta in questo romanzo distopico, ci mette di fronte ad uno scenario che in realtà già si sta palesando: un’Italia in cui non vota davvero più nessuno, un sistema politico in crisi terminale che scivola lentamente verso l’autocrazia con un referendum per l’approvazione della riforma costituzionale che prevede l’elezione diretta del presidente della Repubblica, voluta strenuamente dal premier in carica. E poi il cambiamento climatico, l’economia in down, le leggi antimmigrazione, la delegittimazione di Parlamento e Magistratura e il bavaglio alla stampa libera (quella che è rimasta, perché l’altra è schiava dei gruppi di potere economici…).
Insomma, il romanzo di Sergio Rizzo porta alle estreme conseguenze dati di realtà politica cogliendone la portata e le implicazioni. Basterebbe sostituire i nomi fantasiosi che il giornalista d’inchiesta inserisce in questo libro con quelli dei protagonisti attuali per capire bene di chi stia parlando e a chi faccia riferimento.
Rizzo rappresenta questo inquietante scenario ma ovviamente non lo accetta e cerca di sferzare il pubblico presente (purtroppo quasi totalmente over 50): “Questo Paese deve tornare ad essere in sintonia con i cittadini. Se i cittadini smettono di occuparsi della politica e lasciano che se ne occupino sempre i più scarsi è finita. A questi, scarsi, fa comodo che a votare ci vadano in pochi e così il governo sarà sempre più scarso e il Paese andrà sempre peggio. Il Paese sarà sempre più un Paese per vecchi, senza speranze, che non riesce a trattenere i giovani, che guarda sempre al passato e non guarda al futuro. Alla fine diventeremo un grandissimo b&b (riferimento al trend positivo del turismo in Italia, ndr), dove gli americani verranno a svernare. Ma io non voglio vivere un Paese così e non voglio che i miei figli vivano un Paese così”.
Un Italia – raccontata, con eguali contenuti ma con toni differenti, altri colleghi di Rizzo, come Travaglio o Scanzi – guidata da una classe dirigente modesta con un’opposizione che si adatta alla mediocrità del dibattito politico, perdendo di vista battaglie importanti. Che fine ha fatto quella sul salario minimo? Si chiede, ad esempio, l’autore, assieme a Gian Antonio Stella, di un best seller dell’inchiesta giornalistica come “La Casta”.
Il dialogo sul palco con il collega Carriero non segue un canovaccio preciso e non mira necessariamente a promuovere il libro. Questo è un punto di forza della serata fresca e ventilata trascorsa allo “Yachting Club”. C’è ampio spazio per degli interessanti passaggi che riguardano il nostro territorio come quello, anche quasi obbligato, sul futuro del siderurgico, ancora purtroppo condizionante per una città come Taranto che meriterebbe ben altro che questo perenne stato comatoso.
“Se tu guardi come è fatta Taranto, guardi la storia di Taranto, e vedi quello che hanno fatto a Taranto, la domanda che ti devi fare è: ma era giusto metterlo qua quel coso?”, esordisce Rizzo che non si capacita degli errori a catena commessi a cominciare dalla (s)vendita del siderurgico ai Riva da parte di uno Stato che nei successivi 10 anni si è completamente disinteressato di come veniva gestito. “Dal 2012, quando è scoppiato il casino dei Riva, sino al 2025 cosa è stato fatto? Perché in pratica lo stabilimento ce l’ho avuto di nuovo lo Stato, anche se c’era Mittal, con tutta una serie di governi ,di ogni colore politico, che si sono succeduti ma che non hanno fatto altro che spendere soldi pubblici. Quanto si può andare avanti ancora così? Un impianto del genere è ancora economicamente sostenibile? Continuiamo a sussidiarlo ancora? Si tratta di un problema che non si può continuare a mettere come la polvere sotto il tappeto”.
Ed ancora un’altra sfilza di interrogativi: “Vogliamo continuare a fare l’acciaio? Vogliamo continuare a farlo a Taranto? Allora bisogna cominciare ad attuare una decarbonizzazione seria. E investire tanti soldi. Da dove prenderli? Si potevano prendere dal Pnnr! Sapete che Taranto non ha progetti nel Pnnr che riguardano le bonifiche? Assurdo che una città che avrebbe dovuto maggiormente dotarsi di progetti per le bonifiche non abbia in tal senso un progetto finanziato proprio dal Pnnr”.
Rizzo ricorda, inoltre, all’attento pubblico presente un piccolo passaggio che riguarda la provincia jonica, tratto del fortunatissimo libro “La Casta”. Si parla di spreco di denaro pubblico e di Comunità Montane, di cui Palagiano – che in realtà è pianura – faceva parte. Con un esborso di soldi pubblici pari a un milione di euro.
Ebbene dopo l’uscita del libro a Rizzo non par vero di essere stato invitato dal sindaco del comune di Palagiano. Lui, racconta, pensava, di ricevere fischi e pernacchie per quello che aveva scritto e ci pensa due volte, anche tre, ad accettare. Alla fine lo convincono e va a Palagiano. Si aspetta di essere contestato ed invece il sindaco della cittadina lo vede, gli va incontro, lo abbraccia e gli dice: “Noi tutti gli anni dovevamo cacciare un milione di euro per finanziare questa inutile Comunità Montana e non avevamo i soldi per costruire una scuola media (i ragazzi sino ad allora facevano lezione in un garage, ndr). Grazie!”.
Rizzo conclude dicendo di aver passato, quella volta, una delle mattinate più belle, professionalmente, della sua vita. Noi, invece, possiamo dire di aver trascorso una delle serate più interessanti – e piene di contenuti sui quali riflettere – degli ultimi tempi.
