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Conduttore televisivo, radiofonico, sceneggiatore, scrittore, regista, attore e autore – Pierfrancesco Diliberto – noto con lo pseudonimo “Pif”, ha dialogato con il giornalista – scrittore Claudio Frascella durante la rassegna “L’Angolo della Conversazione” dello Yachting Club di San Vito.

Nonostante la locandina dell’evento lasciava intendere che il dialogo tra Frascella e Diliberto avrebbe riguardato solo il suo libro “La disperata ricerca d’amore di un povero idiota”, era prevedibile che si sarebbe toccato un tema scomodo come “la mafia”. Lo era perché l’autore palermitano, oltre ad aver scritto diversi romanzi e saggi a riguardo, è il regista del film di successo “La mafia uccide solo d’estate”. Lo stesso Pietro Grasso, politico ed ex magistrato Italiano, lo ha definito il film più bello sulla mafia.

Pif ha però svelato un retroscena circa quest’affermazione, a dirla sarebbe stata la moglie dell’ex Presidente del Senato della Repubblica e lui l’ha condivisa. Il regista ha poi spiegato di averlo girato con l’intenzione di raccontare ai danesi cosa fosse quest’organizzazione criminale. Pif ha definito Francis Ford Coppola collega, ironizzando sul fatto che hanno la stessa partita IVA ma con risultati diversi. Il film “Il Padrino” di Coppola ha creato, a suo avviso, un grande equivoco perché ha reso cool la mafia. Per Diliberto, pur essendo un capolavoro assoluto ha generato, ad esempio, l’arrivo di coppie scandinave a Corleone per sposarsi. “È come se andassero all’Ilva – ha aggiunto – o in Afghanistan dai talebani per sposarsi perché è cool in quanto pensano che la mafia sia un cartone animato”. Non lo è, aggiungeremmo banalmente.

Frascella ha rivolto anche domande su Giulio Andreotti, ex Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Pif ha raccontato che ancor prima di intervistarlo come inviato del programma televisivo “Le Iene”, gli dedicò un tema scolastico. Non fu facile andargli contro in quanto lo reputava il maggior rappresentante della democrazia italiana dal dopoguerra in poi. Dire quindi che esiste una sentenza che riconosce che era colluso con la mafia e che nella sentenza c’è scritto che sapeva che questa volesse uccidere il Presidente Mattarella ma non lo comunicò né al diretto interessato, né alla polizia ma alla mafia stessa, è singolare.

Mediamente Pif, dopo aver reso note queste dichiarazioni, si è sentito dire che non erano vere. Noi italiani, secondo l’autore, non accettiamo l’idea che la democrazia italiana incarnata da Andreotti fosse collusa con la mafia. Ha poi chiesto al numeroso pubblico presente quanto siamo responsabili della sua esistenza e se Giovanni Falcone sia morto inutilmente. Si è risposto con queste parole: “Dipende da noi! Nel momento in cui paghi il ricatto per il motorino al mafioso che te lo ha rubato, la risposta è sì. La mafia non ti chiede di uccidere la persona X ma ti frega nel compromesso quotidiano, nelle piccole cose e campa in questo modo”.

Tornando al libro, attraverso la massima che non esiste l’anima gemella ma le anime gemelle così da rendere lo stare insieme ancora più romantico, Pif si è catapultato nel capitolo “amore” spiegando come è nata l’idea del suo ultimo libro. Si è chiesto cosa succederebbe con un’app che indicasse i nomi di queste anime. La storia è quella di Arturo Giammarresi che si affida appunto ad un’app che individua sette potenziali anime gemelle sparse per il mondo. Arturo decide di intraprendere diversi viaggi per conoscerle ma inciampa in uno di questi. Il suo errore è quello di pensare che la tecnologia possa sostituirsi ai sentimenti quando invece lo stare insieme, secondo l’autore palermitano, è un vero e proprio lavoro.

Arturo Giammarresi lo abbiamo ritrovato in diversi film di Diliberto, tra cui “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”, gli abbiamo perciò chiesto quante vite ha vissuto prima di cercare le sue anime gemelle nel libro “La disperata ricerca d’amore di un povero idiota”.

Pif: «Il numero esatto non lo so però non c’è una regola. L’anima gemella la puoi beccare nella prima o nella seconda vita, non c’è una regola», ha ribadito.

Chi scrive, con riferimento al seguente post Instagram di Pif e collegandosi alla frase “Quanto siamo responsabili dell’esistenza della mafia”, gli ha chiesto quanto siamo responsabili del genocidio in atto a Gaza e se, parafrasandolo, come stron*i rimaniamo a guardare.

«Come dire, quello che possiamo fare è manifestare il nostro disgusto davanti a tutto ciò. Secondo me abbiamo manifestato troppo tardi ma non è che sarebbe cambiato molto, l’unica cosa che possiamo fare è questa. Una cosa che a me, per esempio, bloccava soprattutto in un periodo dove facevo un lavoro sull’Olocausto è che ogni volta che si vuol criticare il governo israeliano, c’è sempre questa vocina che ti dà dell’antisemita e questo spaventa. A gennaio ho fatto delle puntate dove ho raccontato la strage di bambini e lì ho capito che era giusto parlare di Olocausto perché sono bambini uccisi in quanto ebrei. Qui abbiamo bambini che hanno solo la sfiga di essere palestinesi. Un bambino che colpa può avere? Bombardare Gaza per sconfiggere Hamas è come se bombardassero la Sicilia per sconfiggere la mafia. Certo, ucciderai dei mafiosi ma quanti non mafiosi ucciderai? Sì, abbiamo reagito troppo tardi”.

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