Il futuro dell’ex Ilva si gioca nelle prossime ore. Oggi pomeriggio alle 18 sono convocati al ministero delle Imprese i sindacati che hanno chiesto e ottenuto di partecipare attivamente ai tavoli sull’accordo di programma per valutarne l’impatto produttivo e occupazionale. Domani alle 9 toccherà invece alle istituzioni locali, a partire dal Comune di Taranto e dalle Regione Puglia.
Comune di Taranto che si farà trovare a Roma con un dossier contenente una serie di richieste legate a compensazioni per la città di Taranto e a proposte aggiuntive all’Accordo di programma.
Tra queste l’apertura dell’aeroporto “Arlotta” ai voli civili, l’autonomia universitaria, infrastrutture come il collegamento autostradale e l’alta velocità ferroviaria, la gestione degli esuberi attraverso la ricollocazione lavorativa, anche attraverso percorsi di riqualificazione, nelle pubbliche amministrazioni (Comune di Taranto e Provincia di Taranto, enti da sempre alle prese con grossi problemi di organici sottodimensionati), sblocco delle assunzioni in Sanità , ulteriori finanziamenti (oltre ai 2milioni già stanziati dal ministero dell’Università e della Ricerca) per il Tecnopolo del Mediterraneo.
Intanto Europa verde/AVS resta ferma sulle posizioni del “no”. Rosa D’Amato, commissaria regionale del partito, Gregorio Mariggiò e Giovanni Carbotti, coportavoce provinciale e cittadino dichiarano: “Abbiamo fortemente voluto che l’intera coalizione si esprimesse in modo compatto e determinato contro un accordo che rappresenta un vero e proprio ricatto politico e sociale nei confronti del sindaco e della città. Abbiamo richiesto al Ministero approfondimenti tecnici ,economici e un piano industriale serio rispetto alle buste del rischiatutto presentate martedì scorso a Roma. Quello che abbiamo ricevuto sono proposte graficamente accattivanti ma prive di contenuti concreti. Nessuna risposta seria sulle prospettive occupazionali, sugli impatti sanitari, sui costi economici e ambientali reali”.
“È una proposta – proseguono D’Amato, Mariggiò e Carbotti – inaccettabile, fondata su una falsa narrazione della decarbonizzazione, che nei fatti prevede invece l’introduzione di un ulteriore impianto inquinante: la nave rigassificatrice (FSRU), a pochi metri dalle abitazioni. Ancora più grave è l’assenza di un elemento imprescindibile: il fermo dell’area a caldo, da anni riconosciuta come principale responsabile di malattie e decessi tra lavoratori e cittadini. In questo contesto- concludono -, assume un peso rilevante il parere dell’Istituto superiore di sanità, che ha evidenziato gravi carenze nella valutazione di impatto sanitario (Vis). Non siamo disposti a firmare cambiali sulla pelle di Taranto, sulla salute dei suoi abitanti, sul futuro delle nuove generazioni”.