Si è svolta a Palazzo Piacentini, la prima riunione del Comitato tecnico istituito – su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso – per valutare l’approvvigionamento di gas naturale per il polo siderurgico di Taranto e approfondire la fattibilità della realizzazione, all’interno del sito, degli impianti DRI necessari a garantire il fabbisogno di preridotto per la produzione nazionale di acciaio “green”.
Presenti all’incontro coordinato da Marco Calabrò, capo del Dipartimento per le politiche per le imprese, i tecnici del Mimit, del MASE e del Ministero della Salute, insieme ai rappresentanti di Snam S.p.A., della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, dei Comuni di Taranto e di Statte, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, nonché i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in AS e di Ilva in AS.
Sono state indicate le possibilità sulle quali ora si effettueranno gli approfondimenti. La prima ipotesi sul tavolo riguarda la proposta avanzata dal Governo all’interno dell’Accordo di programma sulla decarbonizzazione: la nave di rigassificazione in porto. Solo che, questa la novità, anziché al molo polisettoriale, viene proposta al quinto sporgente. Tuttavia gli enti locali, Comune di Taranto e Provincia restano nettamente contrari a tale eventualità.
La seconda ipotesi, invece, di cui aveva parlato l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio per voce del neo presidente Giovanni Gugliotti, prevede il posizionamento dell’unità nell’area della diga foranea, nella rada di Taranto, anche se questa soluzione avrebbe un costo stimato in circa 400 milioni di euro.
C’è infine una terza ipotesi che prevede invece che la nave di rigassificazione venga posizionata in una località diversa da Taranto – forse Gioia Tauro – che immetta nella rete del nuovo gas che poi verrebbe smistato all’ex Ilva, oppure che questa fornitura venga da un’altra fonte di approvvigionamento. Nave che però sarà solo temporanea, visto che a quel punto si costruirà un rigassificatore in un lasso di tempo che va dai 7 agli 8 anni.
Calcolati i bisogni di gas – oltre 5 miliardi di metri cubi l’anno per rifornire sia i tre forni elettrici che gli eventuali quattro impianti di Dri – durante il tavolo è emerso che, relativamente alla fornitura via terra, le attuali infrastrutture hanno la capacità di trasportare il gas, ma allo stato non ci sarebbe disponibilità. Ecco perché, a detta del governo, servirebbe la nave di rigassificazione per alimentare i forni elettrici e gli impianti per produrre il preridotto.
Dunque, la decisione spetterà sempre agli enti locali e in questo caso principalmente al Comune: se a Taranto dovrà essere posizionata o meno una nave rigassificatrice, temporanea, e se sì in quale punto. Anche perché la partita si gioca tutta lì: con la nave il prezzo del gas sarebbe calmierato, altrimenti l’approvvigionamento della rete renderebbe del tutto anti economico l’investimento per gli impianti DRI per realizzare in loco il preridotto.
Al netto del fatto che poi, una volta trovata la quadra, bisognerà capire se ci sono gli investitori e quante risorse vorranno investire visto che il costo dei forni elettrici nel piano del governo dovrà essere a carico del privato. Senza dimenticare il vero tallone d’Achille di tutta questa storia: le ricadute occupazionali sulle quali ad oggi non sono state ancora fornite cifre di nessun genere.
La riunione è stata aggiornata a mercoledì 23 luglio, con l’obiettivo di giungere alla definizione di conclusioni propedeutiche entro il 28 luglio per consentire al Consiglio Comunale di Taranto di esprimersi in piena consapevolezza al fine di consentire la sottoscrizione dell’Accordo di programma interistituzionale nella riunione finale già convocata dal ministro Urso per il 31 luglio al Mimit.
In tale occasione, alla presenza delle amministrazioni centrali e locali della Puglia, dovrà essere condiviso il il Piano di piena decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto presentato dal Mimit a Regione e enti locali.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

“con la nave il prezzo del gas sarebbe calmierato, altrimenti l’approvvigionamento della rete renderebbe del tutto anti economico l’investimento”. E’ esattamente il contrario. A luglio 2025, il prezzo del metano in rete è ~0,42 €/Smc, quello del GNL US è ~2,415 €/Smc, quello del GNL EU è ~3,86–4,82 €/Smc. A questo bisogna aggiungere il costo della nave FSRU e del processo di rigassificazione.
E’ ridicolo poi leggere “Temporanea”… Certo, come doveva essere temporanea a Piombino… Ma basta!
Non ce ne può fregare de meno della nave e del gas , Taranto è già un mè a cielo.aperto adesso basta ,già vogliono fare la discarica dei rifiuti inerti ,il dissalatore ora questo degassificatore,basta veramente avere rotto la.mi….a a certi livelli ,basta andate a Gioia pizza ma da noi state esagerando, Taranto è orrenda sotto ogni punto di vista e cerca soltanto sogni per migliorare visto che solo questo possiamo fare .