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Una lettera scritta col cuore, pubblicata il 3 luglio su Inchiostro di Puglia, condivisa in meno di 24 ore oltre diecimila volte da una pagina Facebook romena. E, dopo una vita passata a chiedersi chi fosse, una risposta finalmente arrivata: Florin Stoica, 26 anni, residente a Marina di Ginosa, è riuscito a ritrovare il padre naturale, che non aveva mai conosciuto. È accaduto grazie alla potenza del web e a una storia personale raccontata senza filtri, attraversata da dolore, solitudine, forza e speranza.
Florin era arrivato in Italia all’età di quattro anni con sua madre, lasciandosi alle spalle la Romania e un’infanzia segnata già da allora dall’assenza di una figura paterna. «Di lui conoscevo solo il nome e il cognome – ci ha svelato – e per tutta la vita ho cercato di immaginare un volto. Mia madre mi aveva detto che non volle riconoscermi, che ci abbandonò quando ero ancora in fasce. Ma col tempo ho iniziato a nutrire seri dubbi su ciò che mi è stato raccontato».
Da qui la decisione di scrivere una lettera pubblica. «Era un appello ma anche una richiesta di verità – spiega – volevo sapere se mio padre esistesse davvero, se avesse mai provato a cercarmi, se sapesse di me. Volevo solo un contatto, magari un abbraccio, quello che mi è sempre mancato».
L’appello è diventato virale in pochissimo tempo. Migliaia di condivisioni, commenti commossi, messaggi di sostegno da parte di utenti romeni e italiani. E poi, l’incredibile svolta: «Nel giro di un giorno – fa sapere Florin – ho trovato i parenti di mio padre, ho avuto un contatto. Poi è arrivata anche la videochiamata. È stato emozionante, una sensazione bella, positiva. Ero in ansia, ovviamente, era la prima volta che vedevo mio padre. Sono contento, ma fino a un certo punto, perché ho capito che lui sapeva di me».
«Lui dice di aver parlato con i parenti di mia madre, di aver provato a cercarmi – aggiunge Florin – ma quando sono venuto in Italia a 4 anni lui aveva ancora la responsabilità su di me. Mia madre, per portarmi via dalla Romania, ha dovuto chiedere il permesso a lui. Questo significa che lui sapeva. Eppure non si è mai davvero scomodato come ho fatto io. In un giorno solo l’ho trovato».
Florin ha voluto rendere pubblica anche la parte più dura della sua vita. «Conservo ancora ricordi belli della mia infanzia in Romania, come il legame con i miei nonni. Quando mia madre decise di venire in Italia, ci trasferimmo a Marina di Ginosa. Lì conobbe un uomo, il suo compagno, con cui convivemmo serenamente per circa sette anni. Ma nel 2015 la relazione finì bruscamente. E io e mia madre ci ritrovammo soli. Lei iniziò a rifiutarmi, mi disse che non mi aveva mai voluto. Che erano stati i miei nonni a convincerla a non abortire».
Le parole, col tempo, si trasformarono in gesti. «Non voleva più che dormissi in casa, voleva rispedirmi in Romania. Ero ancora minorenne, così intervennero gli assistenti sociali e fui trasferito in una comunità, dove ho trascorso quasi 4 anni».
Una vita, quella di Florin, tutt’altro che semplice. Ma segnata da una costante volontà di riscatto. «Oggi – riflette – sono un uomo adulto e indipendente e, nonostante tutto, mi occupo di mia madre che vive in una struttura adeguata. Adesso c’è un tutore. Sono figlio unico. Tutti i parenti dalla parte di mia madre sono in Romania. Vivo da solo, lavoro in un supermercato di Ginosa Marina e continuo a occuparmi di mia mamma. Mi sono diplomato all’Agrario di Massafra, dove ho vissuto in convitto per 5 anni». «Quando ho avuto problemi con mia madre all’età di 15 anni – svela ancora il protagonista della storia – mi ha aiutato la famiglia di un amico per un paio di mesi. Poi sono intervenuti i Servizi Sociali che mi hanno fatto entrare in comunità, tra Palagiano e Massafra, ed è stata davvero dura. Successivamente sono stato in una casa-famiglia a Ginosa, dove sono stato benissimo, fino all’età di 18 anni. Ho vissuto per un paio di anni a Ginosa, sempre in affitto, e poi ho trovato casa nuovamente a Ginosa Marina. Ho lavorato come cameriere a Matera in una sala ricevimenti e anche in Emilia Romagna e dopo aver visto un annuncio lavorativo sono rientrato qui».
Il suo appello sul web ha cambiato tutto. «Sì, perché ho sempre avuto il desiderio di sapere chi fosse mio padre, volevo dare un volto a quel nome. E soprattutto un abbraccio. Ora so che ha un’altra famiglia, una figlia. Ma il fatto che abbia voluto chiamare la giornalista per organizzare una videochiamata mi ha fatto piacere. Vedremo se ci sarà un incontro, magari presto in Romania, per conoscere anche sua madre. Dice di essere contenta di me».
Sui social, la storia di Florin ha toccato il cuore di centinaia di persone. «Florin, sei un ragazzo splendido. La comunità di Marina di Ginosa – ha scritto una cittadina – ti ha accolto come un figlio perché sei semplice, genuino, speciale. Hai avuto tanto coraggio per affrontare questo percorso turbolento. Ora sei un uomo responsabile, hai saputo anche perdonare il tuo vissuto. Sei un grande».
Un’altra conoscente lo ha descritto così: «Hai trovato altre famiglie che ti hanno accolto e amato. Tu diventavi grande, maturo, e loro ti davano affetto. Quando ti ho rivisto dopo anni sono rimasta colpita: educato, dolce, lavoratore. Hai vissuto momenti difficili ma hai scelto di vivere con amore, donando amore».
«Non mi aspettavo – confessa Florin – tutto questo affetto, non solo da parte dei miei compaesani. Sono davvero commosso. La gente ha tifato per me. Marina di Ginosa e Ginosa mi hanno accolto con un calore disarmante. Mi hanno mostrato cosa significa casa, cosa sono le radici. Quelle nuove, che ho messo qui, e quelle antiche, che in qualche modo mi hanno ricondotto a mio padre. È vero che non puoi mai sapere cosa ti può riservare la vita. Io non mi sono mai arreso».
