Ascolta l’audio dell’articolo

Diciamolo subito: è inaccettabile che ad incidere sulle scelte di politica industriale debbano essere il Consiglio comunale e provinciale di Taranto. Non perché siamo contrari alla discussione democratica, ma per un motivo semplice e banale: all’interno di queste due assise non c’è un solo politico (tranne un paio) con competenze e conoscenze tali per discutere di siderurgia o di problematiche ambientali e sanitarie.

Pensavamo di averle viste e sentite tutte sulla vicenda Ilva, ma quanto sta accadendo ultimamente ha del grottesco. Un sindaco e un presidente della Provincia che dichiarano che sino ad un mese fa non conoscevano come funzionasse un altoforno e, ciò nonostante, parlano di chiusura dell’area a caldo, di sostanze tossiche, di autorizzazioni ambientali e quant’altro. Usando una narrazione social, demagogica e populista: “combattiamo per Taranto”, “non ci faremo imporre scelte dall’alto”, “Taranto ha già dato”, “vogliamo un futuro diverso, sostenibile, pulito”: frasi che all’atto pratico non significano nulla.

Affermano di essere stati travolti dalla vertenza Ilva ad un mese dall’elezione, come se vivessero in un altro mondo, come se prima di candidarsi nessuno li avesse avvisati o fossimo nell’estate 2012. Forse, sono involontariamente sinceri: speravano che tutto si risolvesse prima o che qualcun’altro se ne facesse carico. In tutti e due i casi, c’è poco da stare allegri.

Si stupiscono che l’Autorizzazione Integrata Ambientale preveda ancora una produzione a carbone (???). Parlano di forni elettrici, preridotto, gas, energia, avanzando ipotesi fantasiose (il fotovoltaico per alimentare il siderurgico) o complicate (utilizzo del gas estratto dal giacimento lucano Tempa Rossa) o lontane nel tempo (raddoppio del gasdotto TAP), per giustificare il no ad una nave gasiera (che ci può anche stare), dimenticando però che, ad esempio, il campo boe dell’Eni (l’innominabile al pari della Marina Militare) è lì da decenni pur essendo un pericolo per la città.

Sostengono che il no alla nave sia per preservare lo sviluppo del porto, che guarda alle navi da crociera e al traffico merci. Informateli che da quando è andata via Evergreen, oltre un decennio fa, i container a Taranto non arrivano più. Nemmeno la multinazionale turca Yilport, che ha in concessione il Molo Polisettoriale dal 2019, ha cambiato le cose. Tant’è vero che a breve avrà meno spazi, perché per realizzare l’hub per le piattaforme dell’eolico offshore, l’Autorità di Sistema Portuale ha candidato un’area di 400mila metri quadrati proprio del Polisettoriale.

Chiedono compensazioni con vecchie proposte senza alcuna progettualità e che con l’Ilva c’entrano poco: voli civili per l’aeroporto di Grottaglie, miglioramento delle arterie stradali, autonomia dell’Università, potenziamento della sanità. E che gli esuberi Ilva siano riassorbiti da Comune e Provincia, come se da anni non fossero in atto vertenze che riguardano centinaia di lavoratori precari impiegati negli stessi enti.

Il governatore Emiliano al tavolo con i ministri Calderone e Urso

Nel mezzo, tra Taranto e Roma, da dieci anni c’è poi sempre lui: il governatore Emiliano. Tornato a fare il pontiere e il pompiere, dopo aver affrontato per anni la vertenza Ilva con prese di posizione che di certo non hanno aiutato a trovare una soluzione (lui che il siderurgico non l’avrebbe mai costruito). Tra minacce di spegnimento, ricorsi al Tar, litigi con ministri e sindacati, sit-in con le aziende dell’indotto e l’ex sindaco Melucci dove minacciavano di smontare la fabbrica, per poi affermare di sentirsi a casa con l’ex ad Lucia Morselli. Ancora oggi è camaleontico: afferma l’assurdità di spegnere l’Ilva vicina alla decarbonizzazione (difficile dargli torto), chiede ai partiti di prendere posizione, di non lasciare solo il sindaco (perché lui tra pochi mesi sarà fuori dalla partita): poi però, in Conferenza dei Servizi vota contro l’approvazione del testo per il rilascio dell’AIA, dopo averlo approvato precedentemente insieme ai Comuni di Taranto e Statte ed alla Provincia, che giovedì 17 luglio hanno votato anch’essi contro (perché cambiate le amministrazioni).

Sono persino riusciti a risvegliare la quasi scomparsa società civile, dispersa in decine di associazioni, che non pensava di tornare protagonista dopo settimane, mesi o anni di silenzio: ha ottenuto l’assessorato all’Ambiente, convoca assemblee pubbliche, sit-in, conferenze stampa, prova ad indirizzare le decisioni della politica nella madre di tutte le battaglie (quando già ai tempi del duo Stefàno-Vendola rimase con un pugno di mosche in mano). E così, via con la strategia e i personaggi di sempre: invasione dei social con notizie e dati veicolati ad arte anche con l’appoggio di stampa e personaggi che sfruttano il momento. Uno tsunami di parole che illude e stordisce chi non conosce la realtà dei fatti, pensando che sia in atto chissà quale rivoluzione: il tempo sarà galantuomo e dimostrerà, ancora una volta, l’uso strumentale di fatti, dati e persone.

E così in tanti (politici e non) tornano ad utilizzare il dramma ambientale e sanitario come fumo negli occhi, aizzando la piazza dei social. Dimenticando cos’è la politica (quella vera): governare, prendere decisioni, essere seri e coscienziosi. In ballo c’è il presente e il futuro non solo economico del territorio, ricadute occupazionali, tutele ambientali e sanitarie. C’è la vita reale di migliaia di lavoratori esclusi dal dibattito. Su questi argomenti non si può giocare a fare i i rivoluzionari, né ignorare 13 anni in cui la politica (con la presenza a volte ingombrante della magistratura) ha fallito nelle sue decisioni più importanti. Dove molti di quelli che oggi straparlano (specie nel Partito Democratico e nel Movimento5Stelle), hanno responsabilità enormi che hanno causato danni incalcolabili: ma fanno finta di nulla. Perché la gente non ha memoria. E perché gli accordi politici e l’ego personale valgono più di tutto il resto.

Il ministro Urso durante il congresso della Cisl del 17 luglio

Non che il governo Meloni sia esente da colpe, pur avendo ereditato un dossier incancrenito ed ingarbugliato da altri. Il piano di ripartenza dei Commissari straordinari era fin troppo ottimistico, vista la scarsità di risorse e lo stato in cui versavano e versano gli impianti. Indire una gara di vendita con in corso il riesame dell’AIA e senza certezze per i futuri investitori, si è rivelato un azzardo. Non aver calcolato le difficoltà di interlocuzione politica con gli enti locali, cercando un’impossibile intesa in brevissimo tempo sull’Accordo di Programma, è stata una forzatura che si è rivelata un boomerang.

Siamo in un teatro dell’assurdo, dove la gran parte dei protagonisti non ha dignità e non rispetta la comunità tarantina. Con quest’ultima che a sua volta svilisce sé stessa, la sua storia, non ha memoria, e continua ad affidarsi a guru che fanno più danni che il resto. Ci vorrebbe una gigantesca operazione verità e tanta onestà intellettuale. Ma siamo da sempre consapevoli che non avverrà mai.

E così, Bitetti e Palmisano hanno deciso di sottoporre al voto delle assise la decisione se sottoscrivere o meno l’Accordo di Programma. Una mossa politica incomprensibile e soprattutto rischiosa. Domanda che sorge spontanea: qualora il voto fosse contrario, che faranno? Andranno a Roma dopo incontri e rinvii dicendo che non firmano e che l’ex Ilva può chiudere (cosa mai detta ai tavoli romani né pubblicamente)? E se l’ok arrivasse solo grazie ai voti dell’opposizione, spaccando la nuova maggioranza? Vanno tutti a casa e danno le dimissioni? Oppure ne nascerà una nuova e pasticciata come nel recente passato?

Ad oggi non sembra esserci una chiara linea politica. A sensazione il Consiglio comunale monotematico sull’ex Ilva sarà da non perdere. Parleranno di cose di cui conoscono poco, per i loro cinque minuti di gloria. Ci saranno urla, slogan, applausi, accuse, promesse. Un film inutile e tristissimo, visto mille volte da queste parti. Che non cambierà la nostra storia. Ancora una volta.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

2 Responses

  1. In Italia non c’è un politico con competenze e conoscenze tali in materia di economia, infrastrutture, industria, sanità e via dicendo. In Italia vige la politica romana ( branco di parassiti ) e il capitalismo lombardo. Nelle nostre latitudini vi sono dei personaggi che con sudditanza si accontentano di una poltrona per stabilizzarsi sotto un profilo socio economico. A questo bisogna aggiungere il menefreghismo e l’ ignavia perchè nella fattispecie dramma siderurgico a nessuno è vietato di costituire e consultare una squadra di tecnici competenti in materia e ancora nessuno dei maggiori attori della vicenda viene impedito di incaricare una squadra di economisti per programmare un piano alternativo alla monocoltura dell’acciaio: basta incaricare l’ordine degli ingegneri di terra ionica che in campagna elettorale hanno fatto sentire la propria voce ed anche l’ordine dei commercialisti. Qui ci troviamo di fronte ad un ministro furbetto che vuole relegarci ancora per diversi anni un sistema siderurgico vetusto ed obsoleto, nocivo alla salute solo per garantire l’acciaio primario alle industrie del Nord, praticamente puro campanilismo in salsa colonialista, nello stesso tempo dirottare tutti i finanziamenti possibili per la siderurgia green al Nord.

  2. Buongiorno
    Sig Leone e Sig.ri Lettori
    Oggi è comparso il Presidente del consorzio ASI di Taranto.
    Effettivamente mancava solo il Dott Carrieri che farà ricorso al Tar contro l’ AIA, perché non interpellato.
    Intanto si deve preoccupare dello stato della viabilità di sua competenza e se effettivamente fornisce servizi veri alle industrie tarantine.
    A dimenticavo mancano all’ appello il Sindaco di Crispiano, il Sindaco di Massafra e per abbondare il Sindaco di Monteiasi.
    Poi possiamo convocare la Confraternita del Carmine e dell’ Immacolata e perché no i Lions, Magistratura Democratica,I Liberi e Pensanti e …… Forse ho dimenticato qualcuno?????????
    Caro Sig Leone e cari Lettori alla stupidità non c’è mai limite
    Saluti
    Vecchione Giulio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *