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Un territorio socialmente impoverito e caratterizzato da molteplici necessità: non solo quelle che riguardano persone con fragilità socio-economiche e situazioni di marginalità sociale, ma anche i giovani (per i quali Taranto è agli ultimi posti all’interno delle classifiche nazionali sulla Qualità della Vita), gli anziani, le famiglie e i minori, le persone con disabilità.
È questa la fotografia di una città che fortemente bisogno di una programmazione cospicua e mirata, in alcuni casi cucita su misura per i quartieri, nonché di scadenze da rispettare.
Perchè l’attenzione al sociale è conditio sine qua non per il benessere dell’intera comunità cittadina, con effetti a cascata su tutto il territorio.
“Nessuno deve sentirsi solo. Rafforzeremo i servizi sociali, attueremo la legge sul “Dopo di noi”, difenderemo la gestione pubblica degli asili nido, potenzieremo le comunità energetiche per aiutare le famiglie vulnerabili, realizzeremo lo Sportello Antidiscriminazione e un Emporio Solidale. Ogni persona, ogni anziano, ogni giovane, ogni disabile deve sentirsi parte di questa comunità”.
Queste le parole del sindaco, Piero Bitetti, nel discorso pronunciato in occasione dell’insediamento del Consiglio comunale, a proposito di Welfare e inclusione: abbiamo approfondito il tema con Sabrina Lincesso, neo assessore ai Servizi Sociali e Politiche Abitative. Assistente sociale, ha recentemente lavorato proprio presso il Comune di Taranto, occupandosi prima di contrasto alla povertà ed emergenza abitativa, successivamente di tutela minorile.
Assessore, concorda con il ritratto di una Taranto socialmente fragile?
“Sì, ci sono ancora molte famiglie che vivono in condizioni precarie sia dal punto di vista economico e occupazionale, che da quello abitativo.Il territorio ionico è caratterizzato, poi, da una notevole povertà educativa e da un crescente disagio psico-sociale, che si manifesta soprattutto tra i minori in età pre-adolescenziale.
Tuttavia, è doveroso segnalare anche la presenza di una forte rete di associazioni e professionisti che lavora quotidianamente sul territorio e di una nuova sensibilità verso un welfare di prossimità”.
Qual è il suo ruolo all’interno di questo scenario?
“Sicuramente quello di ascoltare e intercettare i bisogni reali, offrendo contestualmente risposte concrete agli stessi. Personalmente ho già incontrato altri servizi, in particolare Confcooperative Taranto (la struttura territoriale della Confcooperative nazionale che persegue la promozione , lo sviluppo la rappresentanza, la diffusione e la difesa degli enti cooperativi mutualistici e delle imprese sociali, ndr), con cui inizialmente abbiamo affrontato i problemi che oggi emergono nella relazione tra amministrazione e terzo settore; successivamente abbiamo proposto di iniziare, a partire da settembre, una programmazione ancorata ad un tavolo tecnico permanente, con cui vogliamo appunto individuare le necessità del territorio e creare delle soluzioni efficaci in risposta ad esse”.
Al momento stiamo lavorando sia sulle emergenze che su una programmazione a breve, medio e lungo termine, sul piano delle politiche sociali e di quelle abitative. Vogliamo sicuramente rafforzare i servizi territoriali, il lavoro di rete e lavorare sulla prevenzione, sul sostegno alle famiglie e ai minori, soprattutto quelli a rischio. Inoltre, supporto alle persone con disabilità e agli anziani”.
E gli strumenti per concretizzare quanto detto?
“In merito alle politiche abitative, settore molto delicato, stiamo rivalutando il Regolamento per renderlo quanto più equo e giusto per i cittadini vulnerabili. Esistono delle iniziative nuove come l’Emporio Solidale, le strutture di co-housing e quelle legate alla legge “Dopo di noi” (provvedimento che mira a garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone con disabilità, consentendogli per esempio di continuare a vivere – anche quando i genitori non possono più occuparsi di loro – in contesti il più possibile simili alla casa familiare, ndr). Stiamo, poi, già avviando dei progetti con l’ASL di Taranto: insomma, c’è tanto da fare”.
È innegabile che alcuni quartieri presentino fragilità maggiori o diverse rispetto ad altri: sono previsti interventi specifici?
“Come già annunciato in campagna elettorale, è necessario lavorare molto nei quartieri. Per questo, dopo questa fase di assestamento e programmazione, io e gli operatori sociali abbiamo ferma intenzione di recarci personalmente nei vari rioni, verrà stabilito un calendario di incontri appositi. Vogliamo creare dei progetti di prevenzione verso i minori, perché negli ultimi anni c’è stato un innalzamento delle segnalazioni per devianza e uso di sostanze in questa fascia d’età.
Quindi, prevenzione nelle scuole ma anche con l’università LUMSA, la sede locale che forma i futuri e le future assistenti sociali, per lo studio e la ricerca finalizzati al raggiungimento di determinati obiettivi: la prevenzione non si improvvisa, i progetti realizzati su due piedi sono del tutto inutili. Tra l’altro ho già incontrato l’Ordine dei Servici Sociali, cui ho chiesto la possibilità di svolgere a Taranto i corsi di formazione di maggiore rilievo”.
Parliamo degli anziani, una fascia numerosa della popolazione tarantina ma anche poco valorizzata.
“Il servizio offerto per le persone anziane va sicuramente strutturato meglio. Al momento sul territorio esistono tre centri che svolgono attività ludiche, corsi di ginnastica dolce ed eventi: dobbiamo fare una mappatura dei servizi già esistenti, di quelli che serviranno e soprattutto essere bravi ad intercettare i fondi necessari per realizzare il tutto.
È importante concepire questa categoria come una risorsa per la società, cambiare mentalità in merito: siamo, infatti, troppo spesso abituati a considerare gli anziani come persone fragili e non auto-sufficienti, ma molti di loro possono fornire un contributo prezioso alla città, specie se coinvolti opportunamente; per questo abbiamo in mente di realizzare progetti ad hoc”.
Minori e politiche di sostegno alle famiglie: il bando sui Centri estivi comunali (seppur pubblicato in ritardo per cause di forza maggiore) sta ricevendo riscontro?
“Assolutamente sì, abbiamo ricevuto richieste da parte di parrocchie e associazioni. Va da sé che per il prossimo anno ci muoveremo con largo anticipo: da genitore mi metto nei panni di altri genitori che, una volta finita la scuola, incontrano grosse difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Intanto c’è tempo fino al 28 luglio per manifestare interesse verso il bando attuale, poi dal 30 luglio procederemo con l’avviamento dei centri estivi, fino al 16 settembre.
In merito ai minori, posso dire che il Comune di Taranto è uno dei più attrezzati: siamo stati tra i primi in Puglia ad avere il Centro Servizi per le Famiglie con uno spazio neutro (un ambiente protetto dove i bambini e i genitori possono incontrarsi, specialmente in situazioni di conflitto familiare o di separazione, quando l’autorità giudiziaria lo prevede), abbiamo i servizi domiciliari, i servizi Home-Maker 0-6 anni, i centri diurni. Al momento c’è un solo Centro Polivalente, al quartiere Tamburi, ma spero di poter potenziare determinati servizi”.
CAV e violenza sulle donne, aumentano le denunce perché c’è maggior consapevolezza, ma resta tanto da fare.
“Sì, c’è molta più informazione. A volte sono gli stessi minori a chiedere aiuto: fino a qualche settimana fa ho lavorato “in trincea” con le operatrici dei CAV, colleghe straordinarie con cui abbiamo realizzato molti interventi importanti, lavorando su emancipazione e autonomia”.
Un mondo complesso ma essenziale quello del sociale, spesso poco sotto i riflettori.
Da assessore sarà mia cura dare risalto al mondo del sociale, che è composto da un esercito silenzioso di uomini e donne che appartengono alla rete (Asl, Tribunale, terzo settore, direzione comunale) e che lavorano tantissimo ma non sempre raggiungono l’obiettivo, perché questo successo è legato anche all’accettazione della richiesta di aiuto e del processo di cambiamento da parte della persona interessata.
La Direzione competente la definisco una vera e propria ‘macchina da guerra’. I cittadini spesso sono poco informati sull’importanza del lavoro di questi operatori: devono, invece, sapere che nella loro città esistono professionisti molto validi a cui rivolgersi in caso di necessità”.