E’ stato pubblicato ed è consultabile, il decreto con cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica rinnova l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’esercizio degli impianti dello stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia S.p.A. in amministrazione straordinaria, a Taranto.
Non emergono grandi novità leggendolo, anche rispetto all’articolo pubblicato sul corriereditaranto.it in relazione al verbale dell’ultima seduta della Conferenza dei Servizi dello scorso 17 luglio, che ha espresso parere favorevole al rilascio del rinnovo dell’AIA per l’ex Ilva di Taranto.
Si tratta comunque di un documento importante, che riteniamo giusto pubblicare sulle pagine del nostro giornale, affinché i lettori/cittadini possano prenderne visione ed avere contezza dei suoi contenuti in queste settimane di grande confusione mediatica sulla vicenda del siderurgico, in attesa di assistere al Consiglio comunale monotematico di mercoledì 30 luglio e dell’incontro a Roma tra i vari ministeri e gli enti locali per l’eventuale sottoscrizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale.
“Si tratta di un provvedimento fondamentale – ha dichiarato nei giorni scorsi il Ministro Gilberto Pichetto – perché coniuga la necessità di garantire la continuità produttiva di un polo strategico per il Paese con la massima attenzione alla tutela della salute e dell’ambiente. L’AIA approvata oggi segna un cambio di passo, sia per il rigore tecnico-scientifico con cui è stata costruita, sia perché per la prima volta recepisce in modo strutturale le valutazioni sanitarie. È un segnale concreto dell’impegno del Governo per Taranto e per una transizione industriale sostenibile e responsabile”.
Nella nota del MASE si legge che “più in particolare l’Aia fissa un limite massimo produttivo pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio; stabilisce circa 472 prescrizioni ambientali vincolanti, suddivise per ciascuna componente ambientale; recepisce le più recenti migliori tecniche disponibili (BAT) a livello europeo e garantisce l’ottemperanza a quanto richiesto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Per la prima volta, l’autorizzazione è stata rilasciata anche sulla base della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) redatta dall’Istituto Superiore di Sanità, integrando pienamente le evidenze sanitarie nella disciplina autorizzativa. Il Ministero continuerà a seguire con la massima attenzione tutte le fasi attuative, assicurando il monitoraggio continuo delle prescrizioni e il rispetto dei tempi previsti”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/07/28/ex-ilva-aia-impone-produzione-a-5-milioni/)
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Buonasera
-La buona notizia è il rilascio della nuova AIA a 6 milioni di tonn di produzione, limite minimo per redditività della Ex Ilva di Taranto.
-La brutta notizia è che sarà una chimera irraggiungibile per lo stato fatiscente di AFO 2 e AFO 4 e il sequestro senza facoltà d’uso (nemmeno le manutenzioni e le riparazioni) di AFO 1.
E ora che si fà?
Applaudiamo il Ministro Urso e i suoi accoliti per il risultato raggiunto.
Siamo stati autorizzati ad andare a 110 KM/H, ma motore e pneumatici a stento reggono i 30 KM/H.
L’errore marchiano è stato commesso nel 2016/2017 quando si doveva pretendere il ripristino di AFO 5 e, invece abbiamo gettato i soldi a pioggia in miriadi di interventi che oggi non servono a nulla. Oggi avremmo avuto uno stabilimento più efficiente e, soprattutto, con un reale valore industriale.
E i sindacati dove stavano???? In questi anni Hanno puntato tutto sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria.
Con AFO 5 ripristinato (solo 500 milioni di euro di spesa), avremmo potuto con tranquillità arrivare ai fatidici 6 milioni di tonn di acciaio all’anno.
Il resto è fuffa.
Saluti
Vecchione Giulio
Da oltre 13 anni ormai hanno tirato a campare destra Sinistra centro e centrino laterale.
Con la scusa sacrosanta della salvaguarda occupazionale.
In 13 anni si sarebbero dovuti realizzare tanti piani B ma hanno tirato a campare sulla pelle dei lavoratori che rischiano su impianti fatiscenti.
Ricordo solo che se la popolazione lavoratori Ilva Taranto e Provincia credo 15.000 ma anche 30.000, non possono tenere in ostaggio una città che per il resto svolge altre attività con sacrificio e dedizione girando Italia ed Europa, con sacrificio e dedizione lasciando sul terreno tasse.
Se da domani cambiamo tutti residenza lasciamo i cocci a terra .
Comunque abbiamo altri 8 anni per riflettere tanto ormai il film è deciso