Un anno di purgatorio, si spera, in A/2  per tornare a respirare l’aria della Superlega di volley maschile. Mancheranno i riflettori del campionato più bello al mondo alla Prisma Taranto Volley. La retrocessione della scorsa stagione, per come è arrivata (all’ultima giornata, all’ultimo set, all’ultimo pallone), è una ferita ancora aperta.

La squadra è stata, nuovamente, completamente rifondata per vivere una stagione da protagonista nella seconda serie.

Questo continuo azzeramento dell’organico, ogni stagione, però è stato forse il problema più grosso che alla fine, dopo salvezze conquistate per il rotto delle cuffia, ha  influito sulla perdita della massima categoria.

Pensate un po’ se la Prisma Taranto fosse stata in grado di riuscire a trattenere i pezzi migliori delle quattro stagioni trascorse in Superlega. Ne uscirebbe fuori un sestetto in grado di lottare per i play-off.

Proviamo ad abbozzare una formazione titolare, tra l’altro ad alto indice di italianità:

Alzatore:  Falaschi (ora a Grottazzolina), Opposto: Gironi (ora a Verona). Centrali: Gargiulo (Civitanova, protagonista attuale in VNL con la Nazionale azzurra) – Di Martino (ora a Milano);Schiacciatori: Gutierrez (ora a Piacenza) e Loeppky (ora a Civitanova), libero: Laurenzano (Itas Trentino). Allenatore, ovviamente, Di Pinto, visto che né Mastrangelo, né Travica, né Boninfante hanno saputo raccoglierne l’eredità difficile.

La panchina, ossia la lista delle riserve, da sempre punto dolente di Taranto? Ci sarebbe stata la possibilità di una seconda squadra composta da Cottarelli (palleggiatore di Catania) – Stefani (opposto di Padova), D’Heer e Larizza (centrali rispettivamente a Civitanova e Monza), Lanza e Held (schiacciatori, rispettivamente a Cisterna e Padova), Goi (libero di Ravenna).

È solo un gioco ma poteva essere realtà se la società rossoblù avesse avuto maggior solidità economica e sopratutto un maggior supporto dagli sponsor.

*foto Paolo Occhinegro

 

 

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