Se lo scorso 21 luglio pubblicammo l’articolo dal titolo “Non giocate con il futuro di Taranto”, è perché la puzza di bruciato l’avevamo sentita arrivare da lontano. Ponendo domande e avanzando dubbi che si sono concretizzati in grande anticipo rispetto al corso degli eventi che avevano preso una piega tutt’altro che rassicurante.
Andiamo quindi dritti al punto. Sostenere che le dimissioni del sindaco Bitetti, come scritto da tanti (giornali nazionali e locali, siti web, social, partiti politici, sindacati, associazioni di categoria etc.) e affermato dallo stesso primo cittadino, siano state causate dalle proteste, finanche veementi e fuori luogo per toni e modi da parte di poche persone durante l’incontro a Palazzo di Città lo scorso 28 luglio, non solo è fuorviante, ma offende l’intelligenza di tutti.

La decisione del primo cittadino, dovuta anche allo stress e alla tensione nervosa vissuta nei primi travagliati 45 giorni alla guida del comune, è stata politicamente sbagliata. L’avverbio non è utilizzato a caso: Bitetti ha rassegnato le dimissioni perché almeno 11 consiglieri della sua maggioranza appena insediatasi (tre del Pd e 8 delle altre liste civiche e partiti), avrebbero votato contro il via libera per la firma dell’Accordo di Programma che sarebbe dovuto arrivare al termine del consiglio comunale convocato due giorni dopo (le cui modalità di svolgimento avevano lasciato più di qualche dubbio). Il che avrebbe comportato, se non la caduta della maggioranza alla prima occasione, la più importante, in cui avrebbe dovuto mostrare unità d’intenti e coesione politica, l’apertura di una crisi dai risvolti imprevedibili.
E’ questo ciò che si celava dietro la formula degna della miglior Prima Repubblica di ‘inagibilità politica’ utilizzata lunedì sera per spiegare il perché delle dimissioni.
E’ proprio in queste circostanze però, Bitetti ce lo consentirà, che un sindaco deve agire diversamente. Portando avanti la sua linea e obbligando i consiglieri comunali ad assumersi la responsabilità di una decisione politica chiara e trasparente in consiglio comunale. Dimettersi nel pieno della vertenza Ilva, è stato un segnale di debolezza politica che segnerà a lungo questa amministrazione. E’ inutile nasconderselo. Un sindaco non può e non deve avere paura di decidere. E i consiglieri comunali devono assumersi la responsabilità delle loro decisioni, sempre.
Del resto, sono stati eletti per questo: governare prendendo decisioni per il presente e il futuro della città. Ed invece, dimettendosi, il sindaco ha consentito a tanti di nascondersi dietro un inutile e vuoto comunicato stampa, come se non fosse stata la gran parte di loro ad aver minato dalle fondamenta il percorso appena avviato di questa amministrazione. Con prese di posizione e atteggiamenti che sfiorano il ridicolo, su una questione (lo ripetiamo per la seconda volta) della quale nulla conoscono.
Lo dimostra anche il documento redatto al termine della riunione di maggioranza svoltasi giovedì, mentre Bitetti era a Roma con il ministro Urso. Un insieme di pretese e proposte senza capo né coda, redatte soltanto per cercare di trovare un improbabile via d’uscita. Una serie di no di affermazioni sterili, che non spiega qual è la posizione della maggioranza. E che sarà approvato quando approderà in consiglio comunale.
A poco meno di 72 ore dalle dimissioni Bitetti è tornato sui suoi passi ritirandole senza spiegare il perché, volando a Roma per partecipare alla riunione al Mimit sull’Accordo di Programma. Iniziativa annunciata attraverso un messaggio sui social, l’ennesimo, intriso di frasi fatte e preconfezionate.
Certo, non tutte le colpe gli sono addebitabili. In queste settimane in troppi si sono defilati. Non sarà sfuggito ai più il silenzio dei leader dei maggiori partiti di opposizione che hanno preferito non entrare nel merito della vicenda, lasciando al suo destino il sindaco invece di sostenerlo nel serrato confronto con il governo (con il governatore Emiliano abile regista).
Tace la leader del Pd Elly Schlein, del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte (che sulla vicenda ha responsabilità enormi), il duo di Sinistra Italiana e Verdi Fratoianni-Bonelli (che su Taranto e di Taranto parla da anni): un silenzio ‘necessario’ alle alleanze in vista delle elezioni regionali, che valgono più di ogni altra cosa. Un atteggiamento irresponsabile e insopportabile, che delegittima la politica agli occhi dei cittadini e non fa altro che aumentare indifferenza e malcontento.

Anche sul versante della piazza, giorni addietro, eravamo stati profetici. Perchè chi si stupisce di ciò che sta accadendo a Taranto, negli ultimi 13 anni o è stato volutamente distratto oppure, tesi più accreditata, continua a giocare a fare l’incendiario o il pompiere a seconda delle occasioni.
Lo abbiamo sempre denunciato: in questi anni gran parte della politica, del sindacato, del giornalismo, del mondo scientifico e della cultura, così come la maggioranza silenziosa dei cittadini si sono lentamente dissolti, lasciando campo libero a chi ha finito per ricoprire quei ruoli non avendone alcun titolo.
Una società civile, chiamiamolo movimento, che non ha mai avuto un reale coordinamento, che negli anni si è mosso a ondate, emergendo e scomparendo a seconda dei momenti e degli eventi, disgregandosi in decine di associazioni, senza effettivamente costruire quella che presunti intellettuali di parte, dalle loro località da Roma in su (giornalisti, scrittori, attori, sociologi e quant’altro) chiamano ‘comunità tarantina’, ‘la città che si ribella’, ‘laboratorio politico’. Dando spazio e visibilità a personaggi che hanno solo cavalcato e strumentalizzato problemi reali e drammi personali, infiltrandosi al momento giusto oppure ergendosi a leader soltanto per soddisfare il proprio ego personale.
Mettendo in atto da anni un inaccettabile gara a chi ‘vanta’ più morti tra parenti e amici, come se fosse una patente da intestarsi che legittima ad avere più voce e spazio rispetto a chi soffre in silenzio e non sbandiera ai quattro venti il proprio dolore.

Tralasciando le posizioni sull’Ilva che ognuno legittimamente può avere, nonostante si sentano proposte spesso al di fuori della realtà (dalla favola della chiusura con il reimpiego dei lavoratori nelle bonifiche al gas che inquina più del carbone), lascia basiti l’idea di alcuni secondo la quale le decisioni politiche andrebbero prese dalla piazza e in piazza, nemmeno fossimo nella Comune di Parigi del 1871.
Dimenticano che siamo una democrazia rappresentativa, dove il potere sovrano è esercitato dai rappresentanti eletti dal popolo. Che quando è andato alle urne non ha eletto i candidati sindaco (con Bonelli nel 2012 che si fermò al 12% e Fornaro nel 2017 che ottenne il 9,7%) che rappresentavano le istanze di chi oggi cerca dentro e fuori il Palazzo, di pressare la politica tramite azioni non sempre limpide e ambigue. Pensando, ancora una volta, che dentro e fuori quel movimento tante cose non si sappiano.
In questo caos, il sindacato tiene un profilo molto basso, seppur serio e razionale. Forse non si aspettava uno tsunami di questa portata, o forse non riesce più a mobilitare le migliaia di lavoratori (diretti e indiretti) sul cui futuro tutti disquisiscono senza che la loro voce sia ascoltata. Ma è chiaro che senza il sindacato poco o nulla potrà essere deciso. E che quando i lavoratori si muoveranno si aprirà un nuovo capitolo di questa vicenda. Perché oggi non ci sono più i Riva, gli impianti sono arrivati a fine vita e la prospettiva del futuro è ben altra rispetto al 2012.
Due settimane fa, avevamo chiesto serietà, competenza e sobrietà (in realtà sono cose che chiediamo da anni). Di non giocare con il futuro di Taranto. Evidentemente non siamo stati letti. O forse abbiamo sperato invano, ancora una volta, nei destinatari sbagliati.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/07/21/non-giocate-con-il-futuro-di-taranto/)

È sempre bello leggere la realtà e la verità sbattuta in faccia a tanti tarantini che per il colore della casacca politica sono sordi ciechi e stolti ,ma questo rimarrà il male maggiore ,il sindaco alla fine è stato eletto da loro ,loro che vogliono la caduta di Taranto . Tutti i giorni leggiamo articoli decadenti sulla nostra città,una vergogna senza precedenti ,verde pubblico spaventoso ,strade e marciapiedi sporchi ,puzza di monnezza ,discariche a cielo aperto ,aziende inquinanti ,cittadini disoccupati e poi lavorano da noi tutti i migliori della Puglia…che dire facciamo ridere e tanto piangere ,ma saremo sempre i soggetti della Puglia e dell’Italia ,tra dieci anni Taranto sarà terra di conquista e una landa desolata piena di rifiuti e di fabbriche spente e i cittadini malati che non avranno aiuti e non sapranno come curarsi perché i migliori scappano via da questa maledetta città dove varrà sempre il detto ce me ne tutte a mme.
Addebitare anche solo una parte della colpa ai movimenti di piazza è quanto di più ridicolo si possa leggere. Sono 13 anni che nessuno fiata e tutti attendono un governo che intenda veramente mettere le mani nella melma, progettando qualsiasi cosa purché seria e davvero risolutiva dei drammi di questo territorio. Sono passati 13 anni, in cui questo giornale ha più volte immaginato quale potesse essere il futuro migliore possibile per Taranto e per la sua industria, nel limite delle sue parziali competenze su un asset così complicato, un po’ come tutti. In questi anni, la piazza non ha fiatato e non mi pare che qualcosa sia migliorato. E poi arriva quest’ultima proposta del governo, che nient’altro è che una nuova catastrofe fatta di impianti che definirli impattanti è dire poco, senza uno straccio di previsione di bonifica, senza un piano industriale e in tutto questo secondo voi bisognerebbe stare zitti perchè sono argomenti di cui la piazza non è competente. I cittadini che manifestano perchè stufi della solita solfa, desiderosi di un futuro diverso che non arriva, protestano nei limiti stabiliti dalla costituzione, eh ma per il corriere di taranto non va bene. Dobbiamo attendere l’ennesimo imbroglio per poi consentirvi di dare il magico scoop su questo giornale, dove direte che il tutto è un imbroglio. Veramente siete dovuti ricorrere alla democrazia rappresentativa per delegittimare i movimenti di piazza? Che ridere.
Grazie Corriere di Taranto per dire le cose come stanno
Buonasera
Serietà, Competenza e Sobrietà.
Mi dispiace.
Risultano non pervenuti.
Per il resto c’è di tutto
Incompetenza, Protagonismo, Ignoranza, Presunzione, Saccenza, Incoerenza,Malafede, Affarismo e Voltagabbana.
Insomma come si dice a Taranto “ciucci e presuntuosi”.
Ringrazio la redazione del Vs giornale e il Sig Leone per la linea editoriale improntata sui principi di Serietà, Competenza e Sobrietà.
Saluti
Vecchione Giulio
I tarantini sognano il vecchio arsenale …. migliaia di dipendenti statali nullafacenti ….. la competizione non è per Noi ….molli ed imbelli ..!!
Come sempre. Gianmario Leone, con garbata lucidità, mette il dito nella piaga. Ci si attendeva che Pietro Bitetti, uomo di lunga esperienza politica, affrontare con decisione una situazione che si trascina da molti anni, e invece lo troviamo bloccato fra le incertezze della sua maggioranza e il dogmatismo di un pseudo ambientalismo velleitario che propone ricette alternative basate sul nulla e che illude gli ingenui parlando di bonifiche che dovrebbero assorbire la manodopera in eccesso. Si tratta di ragionamenti fuorvianti che avvelenano gli animi e dividono la Città. Di questo passo si arriverà allo svuotamento della fabbrica e ci rimarranno ulteriore cassa integrazione, negozi chiusi, strade vuote e piene di rifiuti.
Credo che le ultime proposte del Governo possano rappresentare un buona base di accordo. C’è il consenso dei Sindacati, quello del settore dell’industria e del Commercio, quindi il Sindaco vada Roma e torni con il miglior accordo possibile che mantenga l’attività e produttiva e faciliti la transizione.