Vito Ladisa affida la sua prima intervista da “garante del futuro calcistico tarantino”, in qualità di presidente, assieme al fratello Sebastiano, della neo nata SS Taranto 2025 ai canali social del quotidiano l’Edicola del quale è editore.
“Innanzitutto devo ringraziare l’Amministrazione comunale di Taranto per la fiducia e anche per la disponibilità che in questi giorni ha dimostrato ovviamente con l’unica finalità di garantire un futuro e anche una riscossa del calcio tarantino. Sono stati anni, quelli scorsi promesse non mantenute, di sogni spezzati. Il nostro obiettivo è dimostrare che la città di Taranto non si arrende, i tifosi di Taranto non si arrendono per cui dobbiamo cavalcare questo sogno e dobbiamo costruire un futuro su basi solide e concrete”.
Il Comune di Taranto avrebbe scelto il progetto dei fratelli Ladisa, oltre che per un discorso di territorialità, anche per via di un piano industriale più lungo, ben 8 anni.
PERCORSO E PATTO SACRO
“Abbiamo un percorso lungo però siamo ai primi passi, che si devono ponderare bene e non si deve sbagliare nulla. Quindi abbiamo bisogno solo di qualche giorno di tempo ancora per poter illustrare il nostro piano industriale e lo faremo con una conferenza stampa.
Taranto è una città meravigliosa che deve crescere nel proprio brand, nella propria narrazione sia sportiva che cittadina. Non deve piangersi addosso. Non si arrende, questo è evidente. Ha dato sempre prova di grande resilienza. La cosa che obiettivamente è importante ora è determinare il nostro ‘patto sacro’, ovvero un nuovo inizio, una nuova speranza e un nuovo investimento insieme, in termini di credibilità reciproca. Ora abbiamo un’Amministrazione determinata a voler fare bene e condivideremo insieme alla Taranto sportiva quelle che saranno le scelte del futuro, ne discuteremo in maniera molto condivisa.
CAMPANILISMO
“Io credo moltissimo in quello che faccio, per cui sono un instancabile lavoratore. Quello che conta è che insieme dobbiamo garantire un futuro solido, sostenibile a una società calcistica, che non è una cosa da poco. Sono fermamente convinto che la città lo meriti perché è una città che ha sofferto molto, per cui oggi regalarci un sogno non è da tarantini o da baresi, è da pugliesi. Vorrei immaginare mai una differenza di dove si risiede o dove si è nati, ma bensì un popolo comune che crede innanzitutto in quei colori e crede innanzitutto in quello che fa. Posso affermare con certezza allora di voler risfoderare l’orgoglio tarantino e poi vorrei tornare a usare quella parola che è difficile da pronunciare, però piace ai tifosi, vincere,