Vito Ladisa, il nuovo proprietario del Taranto assieme al fratello Sebastiano, è uno che ha il quadro della situazione chiaro. La sua visione imprenditoriale emerge chiaramente dal lungo confronto con alcuni giornalisti – tra cui noi del corriereditaranto.it – e tifosi, nella trasmissione sportiva di Studio 100 del venerdì sera.

Dialetticamente abile a portarti dalla sua parte anche quando gli abbiamo chiesto in modo diretto di quanto fosse l’investimento economico previsto nel piano industriale che va dai 5 agli 8 anni. E seppur incalzato non ha fornito cifre, che pure, prima o poi dovrà rendere note all’opinione pubblica.

Intanto lunedì, come ha detto lui stesso, prenderà le chiavi di casa in FIGC (ossia la matricola definitiva e quindi il titolo sportivo di Eccellenza) e la riempirà di “arredo eccellente” andando a formare quell’organigramma societario che seguirà quel modello imprenditoriale che è risultato vincente nella sua vita da capitano d’azienda.

Vito Ladisa ha predicato pazienza ed ha parlato di visione a lungo termine. La frenesia dei tifosi può esser rimasta delusa ma piuttosto che non poggiarsi su basi solide, come accaduto nel recente passato, questa nuova società vuole costruire tutto partendo dalle fondamenta: “I percorsi non si fanno a breve termine, soprattutto quando si parte con un progetto industriale da 5 a 8 anni. Nessuno vuole rimanere in Eccellenza più di un anno. Il segreto è investire e avere pazienza: se tra 7-8 anni ci ritroviamo al punto di partenza, è perché abbiamo trascurato il settore giovanile”.

Il fulcro del progetto è il settore giovanile, Ladisa questo concetto lo ha espresso con chiarezza sottolineando l’importanza di partire dal basso:  “Un’azienda si mantiene se è patrimonializzata, e il patrimonio del Taranto deve essere il settore giovanile“, ha dichiarato –  “Se continuiamo a investire solo nella prima squadra ( basta ricordarsi la stagione 2019/2020 con gli acquisti di Genchi & co., ndr) ci ritroveremo con calciatori che dopo due anni non ricorderanno nemmeno di aver giocato a Taranto.

Altro punto focale del ragionamento del nuovo proprietario del Taranto è il confronto, la condivisione con il territorio delle scelte che si andranno a compiere. Ed apre la porta all’americano Warren che si è detto disponibile a collaborare in una nota stampa giunta alle redazioni per vie traverse…: “Dopo la chiusura della procedura di gara, ogni conflitto viene meno. Chiunque voglia contribuire al bene comune è il benvenuto”.

Infine, ha voluto rivolgere un messaggio alla città: “Taranto ha bisogno di una nuova narrazione, di cultura, sport, impresa. La sfida più grande è culturale: dobbiamo cambiare prospettiva e costruire insieme, passo dopo passo, una crescita strutturata”.

I soldi della Fondazione del Mediterraneo per lo sport, promossa da Massimo Ferrarese, saranno investiti nel sociale, si punterà molto sul settore giovanile, la programmazione sarà la loro stella polare, si farà il contest del logo al quale potrà concorrere anche il logo dell’aps, i rapporti con la stampa saranno chiari e corretti, i bambini dovranno entrare gratis allo stadio. Questa la sintesi: il tempo come al solito sarà galantuomo…

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