“Economia della musica, dinamiche globali e prospettive italiane” è stato uno dei panel interessanti proposti dall’ultima edizione del Medimex 2025. L’incontro ha esplorato l’economia della musica a livello globale e nazionale, analizzando i dati di mercato, la rivoluzione digitale e lo streaming,

Il comparto musicale si conferma in continuo mutamento ed espansione; i trend, le mode, i canali di comunicazione cambiano ad alta frequenza e comportano la nascita di nuovi fenomeni.

Il 2024 ha segnato un traguardo importante per la discografia italiana: per il settimo anno consecutivo, il mercato è cresciuto, registrando un solido +8,5% e confermandosi il terzo più grande in Europa, dopo Germania e Francia (fonte dati Federazione Industria Musicale Italiana), settimo posto su scala globale.

In un panorama musicale globale sempre più influenzato dalla tecnologia, lo streaming si conferma il motore principale di questa crescita. Con un aumento del 13,5%. Lo streaming genera il 67% dei ricavi complessivi, attestandosi a 308,1 milioni di euro.

Non sorprende, quindi, che gli abbonamenti ai servizi di streaming siano il segmento più dinamico, con un balzo del 17,1% e ben 95 miliardi di stream nel 2024. Anche il video streaming cresce significativamente (+14,1%), dimostrando l’importanza dei contenuti audiovisivi per l’ascolto musicale. Complessivamente, il mercato digitale raggiunge i 312,2 milioni di euro, con un incremento del 13,1% rispetto all’anno precedente.

Enzo Mazza, Ceo di FIMI (Federazione industria musicale italiana), azienda che dal 1992 rappresenta le maggiori imprese produttrici e distributrici del settore discografico, ha contestualizzato l’andamento della scena musicale in questa determinata fase storica: “La geopolitica dell’economia della musica – ha detto – è cambiata radicalmente. C’è sempre una maggiore presenza di artisti che arriva dalle aree più disparate del globo, basti pensare al fenomeno del K-Pop della Sud Corea o alla crescita del mercato musicale in area africana. Il settore musicale ha ormai effettuato una totale transizione digitale, dal supporto fisico allo streaming, giungendo all’immaterialità. Sicuramente l’indicatore principale dell’economia della musica resta la sua capacità di trasformarsi, rivoluzionandosi o adattandosi alle nuove dinamiche”.

Insomma, i grandi mercati restano ancora principalmente quelli anglosassoni (Stati Uniti e Regno Unito) ma ci sono una serie di mercati emergenti che negli ultimi anni hanno costruito una forte rappresentatività, anche di generi musicali diversi: il già citato K-Pop (punta dell’iceberg le Blackpink, 55 mila spettatori di recente a San Siro, ndr)  ma anche il mondo Latin, musica che ha raggiunto le classifiche di tutto il mondo.

E poi c’è da registrare la crescita di quei mercati considerati anni fa inesistenti o poco significativi per l’industria musicale come il mercato cinese: “Con lo streaming, gli abbonamenti ai servizi musicali la Cina è entrata nella top 10 e diventerà uno dei grandi mercati dei prossimi anni”.

O ancora il mercato africano: sia l’area del Maghreb  o quella della Nigeria, hanno registrato una crescita esponenziale grazie sia all’innovazione che alla possibilità di fare musica da soli e metterla in rete direttamente raggiungendo comunque una grossa fetta di potenziali ascoltatori.

“Pensate che, per fare un esempio, la Nigeria ma lo stesso il Senegal, sono passati sostanzialmente dalla musicassetta direttamente allo streaming, saltando l’era del CD”, ha sottolineato Mazza.

Siamo, dunque, in presenza di un mercato che è trainato dallo streaming, un trend che ha in sé un grande potenziale di crescita e sviluppo attraverso gli investimenti nelle nuove tecnologie.

Le case discografiche – major e indipendenti – continuano a investire, alimentando l’alternanza generazionale. Restano aperte sul tavolo alcune sfide per il futuro come la comprensione dei riverberi dell’IA generativa nel settore, la creazione di momenti di riflessione e di spazi che incoraggino la musica dal vivo nei contesti medio-piccoli, l’individuazione di linee programmatiche mirate a sostegno dei musicisti e della creatività.

“Quella dell’Intelligenza Artificiale è la terza rivoluzione per il settore musicale, dopo il download e lo streaming. Innovazioni dove la regolamentazione è e deve rimanere l’elemento chiave, oltre al modello di business”, ha evidenziato, ancora, il Ceo della Fimi.

 “In un contesto in cui le piattaforme di AI generativa si sono allenate utilizzando contenuti protetti, l’obiettivo è stabilire regole che tutelino e valorizzino la crescita economica dell’intera filiera, confermando il quadro normativo europeo che garantisca una giusta remunerazione ai titolari dei diritti e permetta alle piattaforme di svilupparsi”.

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