Il testo condiviso tra Mimit ed enti locali pugliesi è un documento privo di tutele e certezze sotto ogni punto di vista per i lavoratori e le comunità  interessate. Non c’è alcuna garanzia sulla presenza dello Stato nella futura società , è prevista la possibilità  di vendere singoli stabilimenti o impianti, non c’è certezza nè sull’esistenza nè sulla destinazione del polo del Dri”. Lo ha dichiarato Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dopo un incontro al Mimit sull’ex Ilva. ‘Inoltre mancano elementi concreti sulle modalità  di approvvigionamento di energia e gas per alimentare la futura produzione.

“Manca un piano industriale delineato con tempi definiti sulla decarbonizzazione. Per noi questo documento non serve a dare garanzie occupazionali, continuità  lavorativa e risarcimenti ne’ ai diretti, ne’ a quelli dell’indotto ne’ a quelli in Ilva As. La montagna ha partorito il topolino, un testo senza alcun valore e vincolo. È inaccettabile, i lavoratori e le comunità  hanno bisogno di rispetto e verità”, ha aggiunto Palombella.

“L’accordo interistituzionale non garantisce le lavoratrici e lavoratori. Le 18.000 lavoratrici e lavoratori dell’ex Ilva dall’incontro interistituzionale  non hanno elementi di garanzia, sia rispetto alle questioni che riguardano la decarbonizzazione, e quindi gli impianti di Dri e quindi gli impianti dei forni elettrici e quindi l’impatto che questo ha sia su Taranto e poi dopo anche sugli altri impianti industriali. Noi quindi abbiamo detto al ministro e alle forze istituzionali che erano presenti che l’accordo per noi ha due gambe, un accordo riguarda la decarbonizzazione, l’altro la garanzia occupazionale. E oggi la garanzia occupazionale noi nel testo che abbiamo letto non l’abbiamo letta in termini concreti perchè scrivere che c’è un principio di garanzia per i lavoratori non significa nulla senza un piano industriale che poi dopo traduca questo in numeri e in occupazione”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, dopo l’incontro al Mimit sull’ex Ilva.

“Per questo noi siamo impegnati, a partire dal prossimo incontro che dovremmo fare a settembre a Palazzo Chigi, per chiedere al governo una assunzione di responsabilità  piena, che passa anche attraverso la partecipazione pubblica di garanzia per i cittadini di Taranto e per i lavoratori di tutti gli impianti italiani della siderurgia dell’ex Ilva”.

La ‘pre-intesa’ siglata al Mimit sull’ex Ilva “non è positiva, in quanto non chiarisce i tempi di realizzazione, le risorse necessarie e le modalità di attuazione del piano industriale. Il progetto che abbiamo sostenuto prevedeva tutte le condizioni per arrivare alla decarbonizzazione di Taranto entro otto anni, minimizzando l’impatto sociale e industriale”. Così il segretario generale Fim-Cisl, Ferdinando Uliano e il segretario confederale Cisl Giorgio Graziani, dopo l’incontro al Mimit sull’ex Ilva. “Nell’attuale documento non vengono indicate le tempistiche nè precisata la collocazione degli impianti di preridotto (Dri), che per noi devono essere realizzati a Taranto per garantire occupazione e sostenibilità  industriale in un sito strategico”, aggiungono.

“Non vi sono riferimenti alla verticalizzazione della produzione sia a Taranto che negli altri stabilimenti del gruppo, a partire da Genova e Novi Ligure. Permangono inoltre incertezze sul ruolo dello Stato come garante del progetto e desta forte preoccupazione l’ipotesi di una suddivisione tra aree nord e sud dello stabilimento. Per noi è indispensabile mantenere l’integrità dell’attuale perimetro dell’ex Ilva”, concludono.

“Giudizio positivo sul fatto che al tavolo presso il MIMIT, le istituzioni tutte siano riuscite a raggiungere un intesa per la piena decarbonizzazione di Acciaierie d’Italia. È un passo importante, che segna anche una ricomposizione di una frattura che rischiava di compromettere il rapporto tra cittadinanza e fabbrica. Un segnale positivo che va riconosciuto a tutti i soggetti coinvolti e che fino all’ultimo hanno discusso. Naturalmente, il nostro giudizio definitivo dovrà basarsi sui fatti  che seguiranno alla firma”, così per il sindacato USB, Francesco Rizzo e Sasha Colautti.

“Riteniamo comunque questo accordo un passaggio importante, forse storico, per Taranto: la scelta di puntare alla totale decarbonizzazione, con la chiusura degli impianti a caldo e la sostituzione con impianti elettrici, è un elemento centrale. Per noi si tratta dell’ultima vera occasione per rilanciare il polo siderurgico in una prospettiva sostenibile nel rispetto di ambiente e salute”.

Lo Stato deve essere però direttamente coinvolto nella proprietà e nella gestione: la regia pubblica è condizione essenziale per guidare il processo di transizione e garantire l’interesse collettivo e va assolutamente evitato di ripetere gli stessi errori del passato.
Sul piano occupazionale, al tavolo abbiamo detto con chiarezza che non basta che questo tema sia citato come obiettivo di principio: la tutela del lavoro deve essere non un principio, ma un fatto inderogabile. Ed è proprio per questo che per USB è necessario aprire subito un confronto sugli strumenti straordinari per gestire una fase che sarà complessa e che deve garantire a tutto il bacino occupazionale (diretti, Ilva in As e appalto) le massime tutele in un quadro di strumentazioni in grado di coprire ogni situazione ed ogni diversità. Le proposte di USB sono già da tempo in campo su questo. In questo ambito, dove ci sembra che sul DRI e sulla sua collocazione non sia stato ancora deciso nulla, bisogna andare comunque alla verifica dei fatti e di certo, infine, non possiamo dimenticare la vicenda Sanac, e dobbiamo affrontare il tema di tutta l’occupazione collegata, diretta e indiretta”.

“Abbiamo ribadito con fermezza la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di spezzatino o vendita separata degli asset: il gruppo deve restare unito. Solo così sarà possibile garantire un futuro industriale e occupazionale solido per Taranto e per Genova, gli altri stabilimenti di Acciaierie D’Italia e per l’intero settore siderurgico nazionale. Su questo, chiediamo il massimo della responsabilità istituzionale per la prosecuzione del confronto”.

Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto: “Quello che abbiamo visto ieri è solo l’ennesima telenovela che coinvolge enti locali, Regione Puglia e Governo, con il Ministro Adolfo Urso, ma che non risponde alle reali necessità della città e dei lavoratori. Il documento firmato è privo di contenuti concreti e non offre risposte sui temi centrali: la tempistica della decarbonizzazione, le modalità e le risorse economiche per il piano di riconversione e, soprattutto, non dice nulla sul futuro di migliaia di lavoratori: quelli in cassa integrazione straordinaria, in amministrazione straordinaria, degli appalti e dell’indotto. Si è parlato di miliardi di euro – dieci, addirittura –, ma come saranno spesi? Chi investirà quella cifra? Le risposte non ci sono.”

Oliva conclude l’intervento con un forte appello alla politica locale: “Taranto ha bisogno di risposte chiare e rapide, non di ulteriori rinvii. Il Governo, insieme alla Regione Puglia e agli enti locali, deve assumersi la responsabilità di decidere concretamente il futuro dell’acciaio, dell’ambiente e del lavoro. Il 15 settembre, a Taranto, non vogliamo più assistere a dichiarazioni vuote, ma ad azioni concrete. Basta passerelle, basta chiacchiere. La città merita rispetto. I suoi lavoratori meritano un futuro dignitoso.”

“Prendiamo atto che un accordo è stato raggiunto e siamo soddisfatti perchè oggi si è deciso di non chiudere l’Ilva. Abbiamo già detto che l’Ilva è un assett strategico, sia per il territorio che per l’industria. Apprezziamo l’accordo e auspichiamo che venga rispettato e portato a termine, mantenendo saldi alcuni paletti”. Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini in seguito all’incontro al Mimit sull’accordo firmato su ex Ilva.

 “In primis si deve arrivare alla decarbonizzazione. Per rispetto degli abitanti di quel territorio e dell’industria. In secondo luogo che ci siano investitori del settore capaci di un rilancio vero e competitivo, sia a livello nazionale che internazionale. Il terzo elemento è che ci sia il giusto e fondamentale rilievo per gli impianti DRI per l’alimentazione dei nuovi forni elettrici, che è un’esigenza assoluta. Voglio concludere sottolineando l’aspetto cruciale dell’indotto e dei livelli occupazionali. E’ importante che in tutto il processo di rilancio si tengano nella dovuta considerazione le molte piccole aziende e i fornitori che sono legati all’Ilva, così come le migliaia di lavoratori coinvolti in questa vicenda” aggiunge Orsini.

Leggi anche sull’argomento: Ex Ilva, accordo per la decarbonizzazione – Corriere di Taranto

2 Responses

  1. Il presidente di Confindustria dovrebbe parlare degli investimenti che gli imprenditori di Taranto hanno in mente di portare avanti con i propri danari! Non si può continuare a vivere di appalti e forniture di mano d’opera, o merci prodotte altrove Questi signori sono ancora agli inizi dell’ottocento. Pochi rischi imprenditoriali e commesse pubbliche dai comuni, dall’arsenale e da ILVA. Non dicono mai niente dei loro programmi ma parlano di quelli degli altri.

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