Il benessere animale come obiettivo e motivazione alla base del San Paolo Dolphin Refuge, il progetto della Jonian Dolphin Conservation nato nel Golfo di Taranto e balzato all’attenzione nazionale anche grazie al servizio andato in onda nei giorni scorsi all’interno della trasmissione Linea Blu di Rai Uno.
La struttura costituisce un unicum nel Mediterraneo, seconda al mondo dopo quella realizzata a Bali, e sorge sul versante nord dell’isola di San Paolo, da cui prende il nome: sette ettari destinati ad accogliere i delfini provenienti da acquari e delfinari, strutture che stanno chiudendo per la nuova normativa.
“Con la fine delle esibizioni obbligatorie nei delfinari – spiega Carmelo Fanizza, fondatore della JDC – molti delfini non possono semplicemente essere reintrodotti in mare aperto e non possono certo essere venduti. È qui che nasce la missione del rifugio: il San Paolo Dolphin Refuge nasce come risposta ad un problema quello dei delfini che hanno vissuto per anni in cattività e che ora hanno bisogno di un ambiente più naturale, dove poter acquisire nuovamente i loro comportamenti spontanei e vivere in condizioni di maggiore benessere”.
Un’idea nata nel 2018, che possiamo definire visionaria in quanto ha anticipato i cambiamenti legislativi europei sul tema della cattività dei delfini: ma attenzione, nessuna battaglia ideologica ad acquari e delfinari. “Vogliamo solo offrire una soluzione al problema – sottolinea Fanizza – mettendo al centro di tutto il benessere di questi animali, a cui garantire una vita rispettosa delle proprie esigenze”.

E se il progetto è stato ideato 7 anni fa, nel 2023 la Jonian Dolphin Conservation ha ottenuto la concessione demaniale marittima per la realizzazione dell’opera. L’anno dopo è la volta dei test dei materiali adoperati per le strutture galleggianti, infine quest’anno è stata completata la struttura principale: si tratta di una vasca di 40 per 40 metri, con un’area di 1.600 mq, che ospiterà i delfini.
All’interno sono presenti anche le boe di monitoraggio ambientale per controllare l’area e un innovativo idrofono per il clima acustico, in grado di generare alert in tempo reale in caso di superamento di determinate soglie. E poi una vasca veterinaria, un’area per la preparazione e la conservazione del cibo, strutture per il personale e impianti di illuminazione e videosorveglianza.
La struttura si snoda tra mare e terra, dal momento che la Control Room è situata a Palazzo Amati, in Città Vecchia, dove si trova anche il “quartier generale” della JDC ovvero Kètos, il Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei. Una stanza equipaggiata con tecnologie di monitoraggio in tempo reale, che permetterà di intervenire tempestivamente in caso di eventuali criticità.
“Attendiamo la conclusione della parte autorizzativa entro ottobre 2025 – ha spiegato Fanizza – pertanto contiamo di accogliere i primi delfini già dalla prossima primavera“.
Un modello replicabile, che vuole ispirare alla costruzione di altre strutture simili nel mondo: non a caso il figlio di Richard O’Barry, l’attivista che ha fondato il primo centro in Indonesia, si è recato a Taranto nei giorni scorsi per constatare lo stato di avanzamento dei lavori, in un’unione ideale di intenti che vuole farsi portavoce in più parti del pianeta.
Ma l’impegno della Jonian Dolphin Conservation non si ferma qui: fondata nel 2009 a Taranto da biologi, ricercatori e appassionati del mare, è un ente no-profit impegnato nella protezione dei cetacei nel Golfo di Taranto e costituisce una realtà consolidata a livello locale e nazionale per la tutela e lo studio di questi animali.
Numeri importanti realizzati ogni anno, tra turisti, scuole e visitatori che tramite il progetto “Ricercatori per un giorno” salgono a bordo dei catamarani della JDC per avvistare i cetacei e imparare qualcosa in più sulle loro abitudini.
Ma non chiamatela gita: “È un’esperienza educativa – precisa Fanizza – e nel costo della quota associativa dei 35 euro sono comprese la possibilità di andare in mare una volta all’anno, l’accesso gratuito ai seminari a Palazzo Amati, il magazine semestrale con gli aggiornamenti sulle nostre attività”.
Lo studio è una parte imprescindibile e fondamentale, assieme a quelli della ricerca e della tutela, nelle attività della JDC: oltre 80 le pubblicazioni scientifiche nate dalla raccolta dei dati effettuata in questi anni.
“Il Golfo di Taranto è ormai area consolidata per la presenza dei cetacei – conclude Fanizza – L’avvistamento della balenottera lo scorso febbraio, unitamente a quello dei capodogli nei giorni scorsi, costituiscono un indicatore biologico molto importante e ci spingono a guardare con fiducia alla possibilità di realizzare un’area protetta a tutela dei cetacei proprio qui, nel Golfo di Taranto”.

