Mentre da oltre due mesi politica, sindacati, società civile, presunti intellettuali e mondo del giornalismo giocano a chi la sa più lunga nella solita e stucchevole gara sulla vertenza ex Ilva, la realtà di tutti i giorni diventa sempre più dura per tantissimi lavoratori e famiglie che non hanno la ‘fortuna’ di rientrare nel cerchio magico del siderurgico e affini.
Tra le vertenze più complicate di cui ci siamo occupati in questi ultimi anni, c’è quella dei lavoratori ex Isolverde (la società partecipata della provincia di Taranto fallita ne 2016) che è letteralmente scomparsa dai radar dallo scorso giugno.
Parliamo di oltre 80 lavoratori e famiglie che dallo scorso primo maggio non possono più contare nemmeno sulla Naspi (la disoccupazione) come avvenuto nell’ultimo anno, di per sé già esigua visto che la media salariale percepita da ogni singolo lavoratore ammontava a non più di 550 euro mensili (inizialmente non superiore alle 700 euro e che per legge dal quarto mese subisce una riduzione del 3%) perché scaduta il 30 aprile scorso.

Nell’aprile 2024 terminò infatti il progetto biennale denominato ‘Green Passage’, gestito da Kyma Servizi Spa (l’ex Infrataras), società partecipata del Comune di Taranto e finanziato dalla Regione Puglia, che li vide impegnati (attraverso l’assunzione con contratto a tempo determinato part time a 30 ore) in attività di igiene ambientale, manutenzione del verde, piccole manutenzioni e bonifiche ambientali: a causa dell’esaurimento delle risorse economiche pari a 6 milioni di euro con le quali era stato finanziato, risorse che coprirono soltanto 24 dei 36 mesi previsti inizialmente, il progetto si arrestò.
Per questo nei mesi scorsi, grazie al prezioso supporto della task force regionale per l’occupazione, si è cercata una strada percorribile per individuare forme di sostegno al reddito per questi lavoratori, in attesa del prossimo impiego, vista l’assenza di forme di sostegno al reddito utilizzabili come avviene per altre vertenze attraverso la cassa integrazione o la mobilità, così come sulla possibilità di applicare il reddito di dignità regionale (RED).
Nel corso delle varie riunioni svoltesi tra aprile, maggio e i primi di giugno (a cui presero parte sindacati, il commissario per le bonifiche Felice Uricchio e i parlamentari ionici Daio Iaia di FdI, Mario Turco del Movimento 5 stelle e Ubaldo Pagano del Pd), fu individuata la possibilità di utilizzare un tesoretto di 10 milioni di euro della Regione Puglia come ulteriori risorse per forme differenti di ammortizzatori sociali e sostegno al reddito.
Per rendere tale azione possibile, bisognava però passare da un emendamento da inserire in un decreto-legge governativo, che sbloccasse i fondi che le Regioni hanno messo da parte come sostegno al reddito temporaneo per i lavoratori implicati in crisi aziendali. Si lavorò anche al testo che sarebbe poi stato presentato in forma bipartisan a Roma, tanto che sembrava possibile inserirlo in un decreto di imminente approvazione: ma dall’ultima riunione dello scorso 6 giugno a Bari, sulla vicenda è calato il silenzio.

In realtà il destino lavorativo di questi lavoratori è stato anche già definito nel progetto “Green Belt” finanziato dal Just Transition Fund con 90 milioni di euro. Che consiste nella realizzazione di una infrastruttura verde per la città di Taranto, si compone di diversi interventi, tutti mirati ad incrementare e valorizzare il patrimonio naturalistico, afferenti a diverse tipologie: recupero di aree verdi esistenti e potenziamento della loro accessibilità e possibilità di fruizione, riforestazione o nuova forestazione, realizzazione di parchi urbani o loro riqualificazione.
Il problema però, sta nel fatto che le procedure amministrative da parte del Comune non saranno completate prima di settembre-ottobre ad essere ottimisti, mentre la procedura negoziale prevista dal regolamento del Fondo di Transizione Giusta dovrebbe essere avviata nel primo trimestre 2026 per poi concludersi nel secondo semestre 2029. Perché sarebbe possibile iniziare a lavorare proprio sulle aree comunali, ma ad oggi non si hanno notizie in tal senso, dopo l’ultima riunione svoltasi a fine luglio tra Comune e Regione.
Di fatto, parliamo di un progetto che è la naturale prosecuzione dei precedenti ‘Verde Amico’ e Green Passage’ ideati e sostenuti economicamente dalla precedente struttura commissariale per le bonifiche guidata dalla dott.ssa Vera Corbelli e che rientra nel “Progetto di recupero aree a verde e relitti stradali in area urbana“ entrato nell’ambito del CIS per l’area di Taranto nel luglio 2021. Che a sua volta rientra nel Documento Programmatico Preliminare al nuovo Piano Urbanistico Generale, nel Piano di Transizione Economica, Ecologica, Energetica del comune di Taranto “Ecosistema Taranto”, e nel Piano Strategico Regionale “Taranto Futuro Prossimo”.

La Confederazione dei Cobas per il Lavoro Privato, ha svolto nei mesi scorsi l’ennesimo presidio all’esterno della prefettura, al quale si sono recati i vari candidati sindaco e diversi parlamentari, per richiamare l’attenzione sulla difficilissima situazione vissuta da questi lavoratori. “Questi lavoratori e lavoratrici a breve rischiano di non avere più risorse economiche nemmeno per mangiare: è questa la drammatica realtà, non è populismo o pietismo“ ha più volte denunciato Salvatore Stasi dei Cobas del Lavoro Privato.
Certo, come abbiamo più volte denunciato, lascia pensare il fatto che il Fondo di Transizione Giusta, pensato in particolar modo per assorbire forza lavoro in uscita dalla grande industria e per creare nuove realtà produttive ed economiche, finisca anche per finanziare progetti in capo a società partecipate comunali per evitare di creare altra disoccupazione. A dimostrazione ancora una volta di come spesso la realtà sia ben diversa dai luoghi comuni e dagli slogan fine a se stessi.
Nella speranza che la politica (e non solo) torni ad occuparsi il prima possibile di tutto ciò che non riguarda Ilva, Giochi del Mediterraneo, accordi politici locali, regionali e nazionali. Trovando una soluzione fattibile e praticabile per ridare dignità e reddito a questi lavoratori, che già vivono un’esistenza precaria da anni e che sono anch’essi cittadini come tutti gli altri. E che nel frattempo la burocrazia amministrativa possa accelerare il suo iter e far sì che i progetti in questione possano diventare realtà nei tempi previsti.
(leggi tutti gli articoli sulla vertenza ex Taranto Isolaverde https://www.corriereditaranto.it/?s=isolaverde&submit=Go)