Il Sud Italia si prepara a un vero e proprio crollo demografico. Secondo l’ultimo report Istat, pubblicato nel luglio 2025, i prossimi venticinque anni porteranno un drastico calo della popolazione, con effetti sociali ed economici difficili da gestire.
A Bari, oggi città da 316mila abitanti, la popolazione scenderà sotto la soglia dei 300mila: le stime parlano di 274mila residenti entro il 2050.
Lecce toccherà quota 85mila, mentre Taranto rischia un tracollo senza precedenti, perdendo quasi 50mila abitanti rispetto ai 187mila attuali.
Le città di medie dimensioni reggeranno meglio l’urto, almeno in termini percentuali: Altamura, Molfetta e Cerignola registreranno cali più contenuti.
Un confronto emblematico è quello tra Altamura e Gallipoli: la prima, con 70mila abitanti, perderà meno residenti in termini assoluti della seconda, che ne conta appena 20mila.
Ma il vero collasso si verificherà nei piccoli comuni, dove l’Istat prevede un calo medio del 30%: molti scenderanno sotto la soglia dei 15mila abitanti, con conseguenze pesanti anche sul piano politico-elettorale.
Il fenomeno, già definito dagli studiosi “inverno demografico”, sembra inarrestabile.
Le ragioni? Un saldo naturale irrimediabilmente negativo, con più decessi che nascite, e flussi migratori insufficienti a compensare la perdita.
Secondo le previsioni, entro il 2050 gli italiani saranno complessivamente di meno, più anziani e più soli: la quota degli over 65 salirà dal 24 al 35%, mentre il 41% delle famiglie sarà composto da una sola persona.
Se per il Nord Italia, negli scenari più ottimistici, c’è una remota possibilità di recupero demografico entro il 2080, per il Mezzogiorno questa prospettiva appare irrealizzabile.
Di fronte a un trend considerato irreversibile, alcuni studiosi stanno iniziando a riflettere su un nuovo modello di sviluppo: città più piccole, territori ripensati e servizi adeguati a una popolazione ridotta.
Un futuro che non si può più ignorare, con l’urgenza di politiche capaci di affrontare la sfida più grande: come mantenere viva la società meridionale in un’Italia che invecchia e si svuota.