Il Tribunale di Milano ha rinviato al 9 ottobre prossimo l’udienza relativa all’azione inibitoria contro l’ex Ilva presentata da dieci aderenti all’associazione Genitori tarantini e da un bambino affetto da una rara mutazione genetica, sollecitando il deposito di documentazione che non risulta ancora fornita.

In particolare, il Tribunale ha rilevato che “il rilascio dell’Aia relativa allo stabilimento costituisce evento sopravvenuto che deve essere considerato ai fini della decisione da assumere in ordine alle domande proposte dalle parti”, pur rilevando che non sono agli atti e per questo ne chiede l’acquisizione “né il parere istruttorio conclusivo (Pic) reso dalla Commissione istruttoria AIA-Ippc con nota dell’11 giugno 2025, né il relativo piano di monitoraggio e controllo (Pmc) reso da Ispra con nota del 20 giugno 2025)”.

Tali elementi, spiega la sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano presieduta da Angelo Mambriani, “costituiscono le condizioni di autorizzazione dell’esercizio dell’attività dello stabilimento e, anche sul piano formale, costituiscono allegati al provvedimento di Aia”.

Lo scorso 22 maggio, al termine dell’ultima udienza, il giudice si riservò di decidere. Quel giorno le controparti chiesero un nuovo rinvio, in attesa del decreto del ministero dell’Ambiente per la concessione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto siderurgico di Taranto. Richiesta a cui si opposero i ricorrenti attraverso i loro legali, sostenendo la tesi che non si potesse assoggettare il procedimento alle esigenze di una parte.

Questo ulteriore rinvio, motivato con la concessione dell’AIA e la richiesta di ducomenti ad esse allegati, è indicativo del fatto che il giudice voglia prendere una decisione soltanto dopo aver preso visione di tutti i documenti relativi alle ultime vicende legate all’attività produttiva del siderurgico.

I ricorrenti, lo ricordiamo, hanno chiesto la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’acciaieria, la “chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni” dell’Aia e la “predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%”.

Il procedimento era ripreso nell’ottobre dello scorso anno dopo che la Corte di giustizia europea, esprimendosi sui quesiti sollevati dal Tribunale di Milano, il 25 giugno 2024 aveva stabilito che in presenza di “pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana” l’attività dell’ex Ilva “deve essere sospesa”.

Nel decreto del tribunale si legge che le parti dovranno esprimersi su una serie di temi “nella più generale prospettiva dell’idoneità dell’AIA a conformare l’attività dello stabilimento in modo tale da evitare il prodursi di rischi intollerabili per la salute della popolazione residente in Taranto e comuni limitrofi e nella prospettiva della rispondenza dell’Aia alle disposizioni della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali, secondo l’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea del 25 giugno 2024”.

Ed inoltre sulla “considerazione, all’interno del procedimento per il rilascio dell’Aia, della Valutazione di Danno sanitario e della Valutazione di impatto sanitario, la rispondenza dell’Aia alle più recenti Bat vigenti in materia, le tempistiche di esecuzione delle prescrizioni cui è subordinato l’esercizio dell’attività dello stabilimento secondo l’Aia e l’allegato Pic, le soluzioni adottate per alcune prescrizioni come l’esercizio durante le giornate di wind day, il rapporto tra Aia ed Accordo di Programma interistituzionale, ai sensi dell’articolo 29-quater, comma 15, del D.lgs. 152/2006, per la decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto”.

“Il senso di responsabilità che anima tutti gli attori istituzionali, nel pieno rispetto delle norme, dimostra ancora una volta di essere la vera garanzia”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha invece commentato la scelta processuale del Tribunale di Milano dando positiva rilevanza, nell’ambito del giudizio di inibitoria dell’attività degli stabilimenti ex Ilva di Taranto, alla nuova Aia rilasciata lo scorso 17 luglio nel rispetto del pronunciamento della Corte di Giustizia.

Il presidente della sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, Angelo Mambriani, nell’udienza dello scorso 6 febbraio aveva inoltre dichiarato l’improcedibilità della class action risarcitoria, che era stata presentata da 136 cittadini, compresi i promotori dell’azione inibitoria, perché dichiarata nei confronti di una società insolvente e quindi eventualmente impossibilitata a risarcire i ricorrenti a fronte di una condanna.

L’azione inibitoria è stata presentata contro Ilva spa in As, Acciaierie d’Italia Holding in As e Acciaierie d’Italia in As. Alle parti è stato assegnato il termine per il deposito di memorie e documenti sino al 30 settembre 2025.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/05/24/chiusura-ex-ilva-tribunale-milano-si-riserva/)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *