Con un dinamica strutturale quest’anno le spese obbligate, quelle legate a beni e servizi di prima necessità, sono aumentate e continuano ad erodere quote crescenti di bilanci familiari, circa il 42,2% della spesa totale, con un aumento di 5,2 punti rispetto al 1995. Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio nel 2025 oltre 9,300 euro sono assorbiti da spese non comprimibili, di cui 2151 euro per assicurazioni e carburanti, e 1651 per l’energia.
L’Istat ci dice che l’inflazione è in costante aumento e la Puglia, con un tasso annuo del 2,2% e un incremento annuo medio di 419 euro per famiglia, è la regione più colpita in Italia. I consumi sono ovviamente in affanno. Tutto ciò determina un sentiment nel consumatore che incide negativamente sulla percezione del costo dei consumi e che induce ad affermare che è ‘tutto troppo caro’ anche quando si tratta di rincari minimi, giustificati dall’aumento dei costi della produzione.
Con il direttore di Confcommercio Taranto Tullio Mancino e con Paolo Barivelo presidente provinciale di Fipe Bar ci siamo soffermati su alcuni aumenti partendo dalla tazzina del caffè al bar, un vero e proprio rito quotidiano al quale è difficile rinunciare.
“La materia prima ha toccato prezzi record a causa della crisi climatica che ha ridotto la reperibilità del caffè – spiega il direttore Mancino- determinando la speculazione sui mercati e l’aumento dei costi di trasporto anche per via delle tensioni geopolitiche con il blocco del Canale di Suez; un altro elemento d considerare è il costo dell’energia schizzato alle stelle e che determina anche per il bar una bolletta più cara; i costi delle commissioni sulle micro transazioni (POS) che non sono stati azzerati, come invece dal 2020 Confcommercio Taranto continua a chiedere. A ciò si sommano affitti più cari, manutenzione, tasse, il costo del personale ecc.
Alla fine della giornata, il barista è – commenta Paolo Barivelo- l’ultimo anello della filiera ed un aumento di 10 o 20 centesimi sulla tazzina non è una speculazione, ma sopravvivenza, perché spesso e volentieri l’aumento serve solo a coprire il maggior costo, mantenendo lo stesso ricarico, o forse anche meno! Lo stesso vale per il panino, il gelato, la pizza, l’aperitivo, presidente provinciale di Fipe Bar. Dietro ogni prezzo c’è un mondo che non si vede fatto di costi obbligati, lavoro, investimenti. Lungi dal giustificare ogni aumento (gli abusi esistono e vanno segnalati), ma non facciamo speculazioni sommarie sui costi dei nostri bar e ristoranti.
Dietro un prezzo che può sembrare alto – conclude Barivelo- ci sono un mare di ragioni. C’è spesso un’impresa che sta solo cercando di restare in piedi. E non sempre ci riesce.”
Sarà, ma non ci credo. Quello che dicono i gestori se è vero per loro a maggior ragione lo è per i consumatori. Aumenta l’affitto, aumentano i costi dell’energia, aumenta il costo del caffè e della farina e della pasta, oltre l’olio, il sale e lo zucchero per loro, ma anche per noi. Solo che gli esercenti hanno possibilità di rifarsi adeguando i loro prezzi e i consumatori no. In ogni caso ricordo a tutti, che un caffè al banco costa 1,20 euro e al tavolo 1,70. Resta sempre che le retribuzioni in Italia sono in diminuzione da oltre 20 anni e nessuno dice che, a parte il lavoro nero molto diffuso nel commercio e ristorazione, non si vuole fare neanche una legge per il salario minimo e molto spesso non si rinnovano i contratti di lavoro a cominciare dalla pubblica amministrazione.