È Bari la città pugliese dove il turismo è cresciuto di più negli ultimi dieci anni. Ad attestarlo il report 2025 di Sociometrica, che misura la ricchezza dei Comuni turistici dal 2014 al 2024. Bari ha registrato un incremento di presenze del 125%, a fronte del +93,8% di Lecce.
Il quadro pugliese è però più ampio delle due città principali. Nella classifica dei primi 200 Comuni italiani per valore aggiunto turistico figurano anche Vieste (30° posto), Gallipoli (84° posto), Ugento (89° posto), Otranto (109° posto), Porto Cesareo (114° posto), Fasano (136°), Carovigno (152° posto) e Melendugno (172° posto). Anche città non strettamente balneari, come Ostuni (105° posto) e Monopoli (103° posto), confermano la vitalità del modello pugliese che però va rivisitato.
Una delle criticità più evidenti rimane quella legata ai trasporti e alla mobilità locale. Spesso c’è il rischio di rimanere bloccati all’uscita dell’aeroporto, in particolare se manca un’auto disponibile. Raggiungere determinate località del Salento diventa complicato, ad esempio con i mezzi pubblici. Un turista che arriva in Puglia, in un momento nel quale tra l’altro il periodo delle vacanze si è sostanzialmente accorciato, vuole entrare subito nella modalità “tranquillità” e godersi ogni minuto a dispisizione. Lo stress di aspettare un autobus o un treno locale per ore per raggiungere una destinazione sul territorio è un fattore condizionante.
Occorre, inoltre, un tavolo operativo che raggruppi tutti gli attori pubblici e privati e lavori con competenza e costanza per affrontare e risolvere le questioni, compresa quella della necessità di formare in maniera sempre più professionale gli operatori dell’accoglienza turistica.
È fondamentale puntare sulla destagionalizzazione investendo su altre forme di turismo, a partire da quello congressuale.
Il modello Bari purtroppo non è stato seguito da Taranto. Da quando si parla di turismo come alternativa alla monocultura dell’acciaio, più o meno 10 anni, questo settore trainante per l’economia italiana e pugliese, dalle nostre parti ha registrato una crescita lenta, talmente lenta che il capoluogo jonico, ma anche le località turistiche della provincia (Martina Franca, Castellaneta Marina, ad esempio), non rientrano nei primi 200 posti della graduatoria del report di Sociometrica.
Una sconfitta per una classe politica ed imprenditoriale incapace in tutti questi anni di far decollare il turismo nonostante la natura abbia lasciato in eredità mare e paesaggi splendidi. L’attracco delle navi da crociera da solo non può bastare e per invertire il trend serve una cabina di regia che metta in atto delle strategie efficaci di marketing territoriale oltre che a pianificare e organizzare al meglio l’accoglienza. Dell’isolamento territoriale di Taranto abbiamo più volte parlato. Manca un sistema integrato di collegamenti (aeroportuali – ferroviari-stradali) che condizionano pesantemente l’arrivo dei turisti in riva allo Ionio.
METODOLOGIA
La stima del valore aggiunto dei singoli comuni italiani parte dall’esame del conto satellite generale del turismo italiano così come definito dall’Istat. Si considerano poi i dati relativi a 4.700 comuni, tutti quelli che l’Istat segnala come comuni “turistici”, ovverosia comuni in cui è presente almeno una struttura ricettiva di qualunque tipo. In Italia i comuni nel complesso sono 7.896, perciò i comuni turistici in senso statistico rappresentano il 59,67% del totale. Dai 4.700 comuni abbiamo concentrato l’attenzione sui dati dei primi 1.000 comuni più rappresentativi, che nel complesso rappresentano il 91,7% del valore aggiunto turistico nazionale. Per ciascuno dei 1.000 comuni è stato calcolato il valore aggiunto attraverso le seguenti variabili: a) tutte le informazioni di carattere turistico, le presenze per comune secondo l’offerta turistica, sia alberghiera che extra-alberghiera; b) una stima delle presenze turistiche non ufficiali;c) il peso di ciascun comune nella creazione complessiva del valore aggiunto turistico dedotto dal Conto Satellite del turismo.
Lavorando con i dati comunali è stato creato un ranking dei comuni turistici, ovvero una classifica calcolata sulla base della loro performance turistica nel 2024.
Sull’argomento:Taranto: l’ennesimo anno zero del turismo – Corriere di Taranto
*foto Paolo Occhinegro


Che vergogna l’assenza di infrastrutture,di pulizia ,d’immagine di organizzazione,rende Taranto sempre meno attrattiva ,un deserto la città delle due palle siamo diventati ,abbiamo bisogno di un nuovo team alla guida della città , veramente una tristezza infinita ,liviano quanto abbiamo incassato di tassa di soggiorno ?
Come dice Pippo Franca anche questa volta non ci hanno visto arrivare ,sinistri non è per voi la gestione di Taranto,siete il fallimento degradante di questa stramaledetta città del cappero .
Buonasera
Abbiamo scoperto l’ acqua calda.
Questo dimostra le difficoltà a trasformare una città nata industriale in città turistica.
È praticamente impossibile.
Quindi cerchiamo di salvare e fare diventare green le aziende che operano a Taranto a partire da Ex Ilva Arsenale M.M. e
Raffineria Eni e affianchiamo il turismo alla grande industria.
Solo così Taranto potrà salvarsi ed avere un futuro economico.
Saluti
Vecchione Giulio
A maggior ragione mi chiedo qual è il senso di deturpare un palazzo storico che all’interno grida ancora la Sua bellezza, in un resort di lusso…in mezzo a degrado. Si pensa ai giochi del Mediterraneo e poi si distrugge pezzo dopo pezzo quella che era la capitale della Magna Grecia.
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