Caro-vacanze, caro-stabilimenti, caro-caffè ed ora, con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico, torna immancabile il caro-libri. 

In un contesto generale di rincari e aumento del costo della vita, però, qualcosa resta immutato: gli stipendi (e le pensioni), mai adeguati a sostenere i costi necessari a condurre un’esistenza dignitosa senza affanni.

Sul rincaro dei testi scolastici ha recentemente attirato l’attenzione l’Antitrust, che nella sua relazione preliminare sull’editoria scolastica italiana afferma che le cause sono essenzialmente: concentrazione di mercato, cambi frequenti di adozioni, nuove edizioni ricorrenti e scarso ricorso al digitale.

Caro-libri: numeri e cause

Secondo i dati forniti dal Codacons sulla base della relazione redatta dall‘Antitrust la spesa scolastica in Italia è cresciuta del 13% in 10 anni, a fronte di una diminuzione del numero di studenti del 7% .In particolare, i testi scolastici costano il 14,4% in più rispetto al 2021.

Le motivazioni sono da ricondurre anche ad una speculazione editoriale che mira a sfornare spesso e volentieri edizioni aggiornate (leggi: con modifiche minime o trascurabili), costringendo insegnanti e alunni a procurarsi testi nuovi, in barba alla sostenibilità economica, ma anche ambientale (si pensi alla carta necessaria alla ristampa di centinaia di pagine a volume per una manciata di variazioni rispetto all’edizione precedente). L’Antitrust ha stigmatizzato queste “condotte opportunistiche nella variazione di opere scolastiche attraverso nuove edizioni. Nella sua vigente formulazione, l’art. 25 del Codice AIE, con il suo generico riferimento alle modifiche di “contenuti” che possono legittimare la pubblicazione di una nuova edizione, lascia infatti grandi margini di discrezionalità agli editori”.

C’è da rimarcare, poi, che in Italia il mercato editoriale è sostanzialmente nelle mani di quattro grandi gruppi (Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola) che insieme coprono quasi l’80% delle vendite e, come ci insegnano le basi dell’economia, questo provoca una concentrazione del mercato e una carenza di diversificazione per gli acquirenti.

A questo possiamo aggiungere lo scarso appeal del digitale, che avrebbe dovuto quantomeno integrare il cartaceo, anche grazie ai tablet in dotazione in alcune scuole, riducendosi invece ai margini dell’utilizzo in ambito scolastico, anche a causa delle scelte dei docenti, maggiormente orientati verso il cartaceo. Per di più, le edizioni miste (libro più ebook) richiedono una spesa maggiore a fronte di un uso del digitale trascurabile.

Nota a margine: è quantomeno paradossale che i testi scolastici siano scelti dagli insegnanti e acquistati dai genitori che, sull’argomento, non hanno voce in capitolo.

Si traduce in un vero e proprio insuccesso, invece, la serie di riforme fin qui adottate in tema di editoria scolastica: “I tetti di spesa – scrive l’Antitrust – previsti in appositi atti ministeriali per limitare l’impatto economico dei libri scolastici, si sono rivelati inefficaci: i collegi-docenti sono chiamati a rispettare tali tetti ma non sono presidiati da idonei strumenti di controllo”.

Caro-libri: la situazione a Taranto, tra costi e bonus

Si aggira sui 350 euro, scontrini alla mano, la spesa media per i testi scolastici per uno studente che si accinga ad intraprendere il ciclo di scuola secondaria di primo grado. Cifre più o meno simili, ma più tendenti ai 400 euro, per la scuola superiore (vocabolari esclusi).

Va da sè che per una famiglia media con due bambini la spesa di 700 euro solo per i testi scolastici rischia di diventare insostenibile, specialmente se calata in un contesto occupazionale ed economico come quello tarantino.

Entra in gioco, a questo punto, il bonus “Studio in Puglia”: cerchiamo di capire di cosa si tratta e di spiegare come funziona per valutarne l’effettiva utilità ai fini di ammortizzare la spesa scolastica per le famiglie della nostra regione.

Si tratta sostanzialmente di un contributo per l’acquisto di testi scolastici, erogato dalla Regione tramite i Comuni, alle famiglie con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (di seguito ISEE), non superiore ad € 12.000,00, cifra che aumenta a € 15.000,00 nel caso di famiglie numerose (con 3 o più figli).

Va da sé che la soglia sia piuttosto bassa ed escluda diversi nuclei familiari dalla misura. La cifra, inoltre, copre circa il 70% della spesa e viene spesso corrisposta alla metà di settembre, mettendo in difficoltà gli studenti che si ritrovano, considerando i tempi di arrivo, ad un mese abbondante dall’inizio dell’anno scolastico senza i testi di riferimento. Il che spinge molte famiglie ad anticipare la cifra già a partire dalla seconda metà di agosto, in modo da consentire ai propri figli di iniziare le lezioni in pari con il resto della classe.

Al netto di alcune criticità si tratta, tuttavia, di una forma di sostegno molto richiesta e utilizzata, soprattutto a Taranto.

Un’altra soluzione adottata frequentemente dalle famiglie tarantine (ma non solo) è il ricorso ai libri usati: lo svantaggio è quello di poter incorrere in testi danneggiati (seppure alcune librerie si prendano l’onere di verificarne preventivamente le condizioni) o non aggiornati, provocando difformità nella classe. Il beneficio, però, ripaga ampiamente gli eventuali inconvenienti, permettendo di ammortizzare la spesa in misura notevole e anche per coloro che non rientrano nei requisiti del bonus regionale.

C’è anche chi acquista i testi in parte col contributo e in parte usati, arrivando a coprire la spesa necessaria senza troppo sforzo.

Non solo libri, i rincari colpiscono anche il materiale scolastico

Secondo uno studio di Euronews, l’Italia è al primo posto in Europa, insieme alla Spagna, per costo del materiale scolastico di base; il tutto nonostante i salari siano più bassi di Francia, Germania e Regno Unito, dove il costo della cancelleria è, invece, più basso. Guadagniamo meno e spendiamo di più, insomma.

L’analisi si basa su una ricerca di 20 articoli essenziali – come matite, penne, gomme, evidenziatori, pennarelli, astucci, quaderni, diari, album da disegno, forbici – venduti dalle catene di supermercati e dai negozi specializzati nella stessa fascia di prezzo.

Nello specifico, i prodotti di cancelleria segnano un aumento del 24,2% in quattro anni, mentre la carta, i quadernoni e le risme subiscono un rialzo del 20,3% rispetto al 2021. Per questo motivo, molti si orientano ormai su prodotti di qualità inferiore rispetto al passato o abbandonano la cartoleria di fiducia a favore di ipermercati che fanno sconti su grandi quantità, negozi cinesi o gli immancabili e-commerce.

Insomma, per iniziare l’anno scolastico muniti di tutto l’occorrente, tra libri e cancelleria, la spesa pro capite si aggira sui 600 euro abbondanti, senza tener conto del rifornimento costante di colori, matite, penne, colla ecc. che viene fatto durante l’anno.

Certo la scuola, superata la fase critica della pandemia da Covid, potrebbe farsi promotrice della condivisione di parte della cancelleria o garantire almeno una prima fornitura di materiale scolastico: alcuni istituti, ad esempio, distribuiscono gratuitamente il diario. Tuttavia, a fronte dell’incasso di una cifra considerevole sulla base dei contributi volontari forniti dalle famiglie per alunno, spesso si assiste e avere e proprie collette tra le famiglie persino per sapone e carta igienica.

Il clima generale di malcontento, peraltro, colpisce sia consumatori che esercenti: sarà forse questo il motivo per cui alcuni gestori di carto-librerie si sono trincerati dietro un deciso “no comment”, evitando di rilasciare dichiarazioni su quanto sta accadendo?

Esempio di ricevuta di testi per le scuole medie inviata da un nostro lettore

Le parola ai titolari di cartolerie e librerie

Uno dei pochi ad aver scelto di commentare con noi questi dati sconfortanti è Giovanni Di Leo, titolare della Cartoleria e Libreria Tortorella di Taranto.

“La spesa media per i testi di un ragazzo che si accinge ad iniziare la scuola media è sui 300 euro, che aumenta a 400 euro per le scuole superiori – spiega – Una spesa, peraltro, che si ripete ogni settembre perchè la struttura del corso prevede una differenziazione in base all’anno. Esiste, insomma, il volume di italiano per la prima media, per la seconda e per la terza e così via. Sono pochi i libri in volume unico o che prevedono l’acquisto di tutti e tre volumi in un’unica soluzione”.

E sulla cancelleria afferma: “Abbiamo zaini, diari e penne per tutte le tasche, idem per le matite e i colori. C’è possibilità di scelta, insomma”.

“L’anno scorso i bonus per i libri sono stati sbloccati intorno al 14 settembre – conclude – quest’anno si parla del 20 settembre. Molti genitori, ovviamente, preferiscono anticipare la somma o prendere accordi con la libreria. Per la mia esperienza posso dire che di domande per il contributo, qui a Taranto, ce ne sono tante e questo ci restituisce un quadro realistico delle condizioni socio-economiche della città. Non è certamente una bella situazione quella in cui ci troviamo, a prescindere dalle cause e dalle ragioni di tutti. Posso solo dire che la nostra clientela, nel tempo, non è diminuita”.

Il che dimostra che il rapporto di fiducia tra esercenti e consumatori non è ancora venuto meno, nonostante il contesto generale di rincari.

Tra chi si è espresso a microfoni spenti, invece, serpeggia la richiesta di garantire libri gratuiti a coloro che vivono in condizioni di povertà assoluta, ma anche relativa: basti pensare ai nuclei familiari con un solo stipendio, ai genitori single, ai cassa-integrati.

Sulla stessa linea di pensiero i sindacati: “Non è accettabile che il primo giorno di scuola, che dovrebbe essere una festa civile per l’intero Paese, si trasformi per troppe famiglie in un motivo di ansia e sacrifici insostenibili. Una società che non investe seriamente sull’accessibilità della cultura mina le fondamenta stesse della democrazia”, fanno sapere dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, mentre le sigle sindacali chiedono detrazioni fiscali o gratuità per fasce di reddito più consistenti della popolazione.

Richieste a cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha replicato che “Il fondo per l’acquisto dei libri scolastici da parte delle famiglie meno abbienti è stato incrementato anche per il 2025 di 4 milioni di euro e, per il 2026 e 2027, di 6 milioni di euro. In termini percentuali si tratta di un aumento percentuale per il 2024 e il 2025 del 3% e per ciascuno degli anni 2026 e 2027 del 4,5%. Risorse che compensano abbondantemente l’aumento dei prezzi deciso dagli editori”.

Fatto sta che, anche quest’anno, tra sacrifici e salti mortali, cacce al tesoro di testi usati e prestiti, tutti gli studenti riprenderanno le lezioni in possesso del materiale scolastico.

Il problema di come arrivare alla campanella d’inizio, insomma, è (e al momento resta) delle famiglie.

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