Le storie di donne e bambini in fuga da Gaza scritte nero su bianco da Gennaro Giudetti, l’operatore umanitario tarantino che attraverso il libro “Con loro come loro” prova ha raccontare tutto quello che ha vissuto durante le missioni in Palestina.

“La mia voce è solo un mezzo per mostrare le ingiustizie che, le vittime dei conflitti, sono costrette a subire quotidianamente e la lotta infinita per la propria sopravvivenza”.

L’obiettivo del libro, scritto con Angela Lantosca e giunto alla sua seconda edizione, per Giudetti è quello di mettere a conoscenza le nuove generazioni sui temi dell’accoglienza, delle migrazioni e delle condizioni vissute da donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni e sensibilizzarle affinché possano riparare gli errori passati e costruire un futuro migliore. “Ho molta fiducia in loro – ha spiegato- per questo sento non posso continuare a nascondere la verità e non voglio permettere che il filtro dei social crei distanza tra i popoli”.

Giudetti, infatti, ha raccontato che tutte le informazioni che vengono trasmesse in televisione rappresentano solo il 60% di quello che realmente accade. “La parte peggiore risiede nel 40% delle cose non dette”.

Non tutti gli aiuti umanitari che arrivano a Gaza, vengono distribuiti realmente. “La selezione di cibo e medicinali viene effettuata con dei controlli da parte della autorità israeliane. Complicano tutto, anche il recupero degli alimenti, stabiliscono degli orari per il ritiro che non rispettano, attese infinite solo per ottenere il 10% degli aiuti. È straziante”.

Situazioni che portano a consumare energie fisiche e soprattutto mentali. “Loro giocano tanto su questo aspetto, creano difficoltà per invogliarti a rinunciare, a mollare, a morire. Per non parlare dei soccorsi che vengono effettuati, senza le strutture ospedaliere ormai bombardate e in condizioni igieniche pietose”.

Una realtà che al momento Gennaro ha dovuto abbandonare. Il ritorno nella propria terra, infatti è stato molto sofferto. Il tarantino, inoltre ha confessato di non conoscere con certezza la sua prossima partenza per Gaza. Una situazione che mette in luce le condizioni precarie di chi sceglie il cammino della verità.

“Probabilmente non mi faranno più ritornare a Gaza” – ha detto – “Le autorità israeliane non mi vogliono più lì, mi hanno dato un ordine di espulsione. È questa la realtà chi parla o viene fatto fuori o viene cacciato dalla striscia perché nessuno deve essere testimone delle atrocità che si stanno compiendo dall’altra parte del nostro mare”.

In questi 17 anni di attività Gennaro è stato in Albania, in Libano, in Siria, in Afghanistan “ho visto molto dolore, ma quello di Gaza è indescrivibile”. Il suo obiettivo, insieme agli altri operatori umanitari che si trovano nella striscia, è difendere e tutelare i diritti umani.

Una battaglia alla quale la città di Taranto ha deciso di partecipare attivamente, attraverso momenti di riflessione e confronti come quello con Giudetti alla Casa Viola, Mudit, ma anche attraverso mobilitazioni e sit-in, come quello che si terrà nei prossimi giorni, organizzato dal comune insieme alla Cgil.

“Non dobbiamo mollare la presa – ha dichiarato il sindaco Piero Bitetti presente all’incontro – questo deve essere solo l’inizio di una battaglia pacifica per mettere fine alle atrocità che si stanno compiendo da anni ormai a Gaza”.

Per il primo cittadino, infatti, Gennaro rappresenta una preziosa testimonianza dei reali fatti che continuano a toccare i bambini rimasti orfani e tutte le persone che sono costrette a vivere nel terrore e nel dolore della guerra. “Attraverso Gennaro – ha concluso- dobbiamo trovare la forza per fermare tutto questo”.

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