David Byrne era assente da sette anni dalla scena discografica, intervallati da collaborazioni e soprattutto, dalla cura dedicata alla riedizione per il quarantennale, del film documentario, capolavoro del 1984 di Jonathan Demme “Stop Making Sense”.
Byrne è un personaggio davvero singolare, osservatore attento, ironico, intelligente e animato da quella curiosità per la bellezza celata dietro ogni cosa.
Queste sono le premesse che rendono “Who Is The Sky?” (è il titolo dell’album) un disco fresco e non del tutto inaspettato, per alcuni si tratta di un capolavoro, per altri un lavoro scontato e ripetitivo.
L’ album inciso per la Matador Records, è un inno alla vita ma anche una sfida allo stato attuale delle cose con quel tocco di leggerezza ironica che Byrne pone nelle sue liriche.
Essenzialmente “Who Is The Sky?” è un disco pop, accessibile, minimalista che gioca sulle apparenze e i doppi sensi con risvolti più profondi.
Byrne, gioca e si diverte nelle canzoni scritte con piglio ironico ed irrituale: “She Explains Things To Me”), con assoli vocali “When We Are Singing”) e canzoni surreali dove parla di portentose creme idratanti antiage “Moisturising Thing”.
Il produttore del disco è Kid Harpoon, noto per la sua collaborazione con artisti come Harry Styles e Miley Cyrus (autrice quest’ultima della cover di Psycho Killer, inserita nell’album “Everyone’s Getting Involved: A Tribute to Talking Heads’ Stop Making Sense” disco tributo di cover del 2024).
L’orchestrazione del disco è affidata alla collaudata Ghost Train Orchestra, 15 elementi guidati dall’eccezionale frontman Byrne, coadiuvato dalla presenza di St.Vincent in “Everybody Laughs”, Tom Skinner (batterista degli Smile di Thom Yorke) e Mauro Refosco percussionista brasiliano già collaboratore di Byrne, Eno e Thom Yorke.
L’ascolto del disco richiede attenzione; è un vortice che va oltre i ritornelli allegri dal ritmo apparentemente impacciato, invece ingegnosi e talvolta irriverenti.
La sintesi perfetta è data dal brano d’apertura in perfetta sintonia con lo stile di Byrne: “Everybody Laughs”, un groove semplice ed efficace.
Sovente il pubblico dimentica di sorridere, scontrandosi con visioni opposte, senza cercare una mediazione possibile.
Dal pop classico, al minimalismo, all’avanguardia miscelata con una complessa e completa strumentazione, è questa la chiave di lettura di un disco atteso da sette anni, dove l’esuberanza umana è filtrata attraverso il rispetto reciproco delle differenze.
David Byrne con i suoi splendidi 73 anni, non ha smesso di giocare, divertirsi e stupire, come recentemente ha fatto con lo spot per i 40 di “Stop Making Sense”.
A proposito del suo autismo dichiarò: “L’Asperger è stato una forza generatrice della mia creatività che ho imparato a sfruttare come un “superpotere”, mi ha aiutato a concentrarmi e a trovare il modo di esprimermi attraverso la musica e l’arte.”
Da questo settembre il tour “An Evening With David Byrne – Who is the Sky Tour” partirà dal Nord America, per approdare in Italia con due concerti a Milano il 21 e 22 febbraio 2026 al Teatro degli Arcimboldi.
www.matadorrecords.com/davidbyrne
*a cura di Franzi Baroni
