Un’onda lunga di indignazione attraversa Taranto dopo le dichiarazioni dell’ex direttore di Telenorba, Vincenzo Magistà, rilasciate questa mattina in diretta su Rai 3 durante un dibattito sui ristoratori abusivi.

“Le cozze di Taranto sono allevate nel Mar Piccolo, che è inquinato dalla diossina, e noi le mangiamo”, ha detto il giornalista, scatenando la pronta replica di istituzioni, associazioni di categoria, produttori e cittadini. Il problema riguarda solo una parte del Mar Piccolo, dove sono in vigore i noti divieti. Il rischio vero è l’abusivismo e in certe affermazioni non manca anche una buona dose di ipocrisia. Ma le generalizzazioni creano solo confusione e possono determinare pericolosi danni di immagine.

C’è stata subito una levata di scudi. La prima ad indignarsi è stata la giornalista tarantina Monica Caradonna, che conduce il sabato mattina su Rai 1 il programma “Linea Verde”: “È dal 2019 che sono con la mia associazione al fianco delle istituzioni, associazioni di categoria, ristoratori per rilanciare la cozza tarantina che finalmente è anche Presidio slow food. Non consentirò a nessuno di comunicare inesattezze riguardo la mia città. Taranto non si tocca! Invito Magistà a verificare le fonti primarie e a contattare la Asl di Taranto prima di fare affermazioni che non hanno supporto nei dati”.

Come operatore del settore ci ha rilasciato alcune dichiarazioni Luciano Carriero del Centro Ittico Taranto: “La vera eccellenza del mare è qui: cozze primizia di altissima qualità, freschissime e irresistibili. Pronte a conquistarti al primo assaggio. La datterina, mitica cozza tarantina prodotta dai mitilicoltori, nasce e cresce nel mar Piccolo di Taranto dove ci sono 34 sorgenti che rendono il nostro mare unico al mondo e i nostri amici produttori lo stanno difendendo con tutte le loro forze”.

Carriero ricorda che “le cozze tarantine sono Presidio Slow Food. Il nostro è un prodotto di altissima qualità, super garantito dai controlli di Asl e Arpa che certificano le nostre acque, classificate come categoria”.

Il Dipartimento di prevenzione di Asl Taranto ricostruisce un decennio di monitoraggi: “Dal 2011 sono stati effettuati 1247 prelievi di mitili per la ricerca di diossine e Pcb. Le non conformità sono state riscontrate esclusivamente nei mitili allevati nel Primo seno del Mar Piccolo, dove vige un divieto di raccolta e commercializzazione. Rimane consentita solo la captazione del seme e il trasferimento entro il 28 febbraio di ogni anno, previa verifica analitica”.

I controlli hanno peraltro confermato la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato. “I mitili provenienti dai circuiti autorizzati – chiarisce l’Asl – rispettano tutti i parametri di sicurezza alimentare. I monitoraggi comprendono anche verifiche microbiologiche, biotossicologiche e chimiche, tutte risultate conformi”.

A ribadire la qualità del prodotto è l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Francesco Cosa: “Non corrisponde al vero l’affermazione secondo cui tutte le cozze allevate a Taranto sarebbero inevitabilmente contaminate. Gli ultimi monitoraggi confermano la conformità dei parametri nelle aree designate. Possiamo affermare che le cozze tarantine sono le più controllate d’Italia. Dichiarazioni generalizzanti e prive di adeguata contestualizzazione rischiano di danneggiare un’intera comunità di produttori che opera legalmente e in piena collaborazione con le istituzioni”.

Dura la reazione anche di Confcommercio Taranto: “Tali affermazioni, prive di fondamento scientifico, rappresentano un atto di grave disinformazione che danneggia un intero comparto economico e l’immagine di una città che ha intrapreso un difficile percorso di riscatto. La Cozza Nera Tarantina è un’eccellenza riconosciuta, tutelata come Presidio Slow Food. Valuteremo azioni legali a difesa della categoria e della città”.

 “Difendere le cozze di Taranto – ha, invece, osservato, attraverso una nota,  l’assessore regionale al Turismo, Sviluppo e impresa turistica, Gianfranco Lopane – significa difendere l’identità stessa della città e della Puglia. Per questo respingiamo con fermezza le affermazioni rilasciate dall’ex direttore Enzo Magistà in una trasmissione Rai, dichiarazioni che rischiano di ledere ingiustamente un settore sano, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Le cozze tarantine non sono un semplice alimento, ma un patrimonio identitario che intreccia storia, tradizioni, economia e cultura”. Sono “presidio Slow Food – prosegue – e rappresentano un elemento distintivo del prodotto turistico enogastronomico pugliese, contribuendo a valorizzare l’immagine della nostra regione nel mondo. Prima di diffondere opinioni in un contesto nazionale, è doveroso verificare con rigore i fatti: parlare senza cognizione significa arrecare un danno non solo alla reputazione dei nostri mitili, ma anche ai mitilicoltori, produttori e a chi ogni giorno lavora con onestà per garantire qualità, sicurezza e genuinità. Ci aspettiamo da Magistà un passo indietro: un gesto di responsabilità necessario per ristabilire la verità e restituire dignità a un comparto che è motivo di orgoglio per Taranto e per l’intera Puglia”.

Confapi Taranto sottolinea che “i controlli sono costanti e il sistema di tutela funziona. Ogni cozza che arriva al consumatore è depurata e certificata. Nelle aree autorizzate non si registrano criticità. Narrazioni fuorvianti danneggiano investimenti, turismo e l’immagine del territorio”.

La polemica coinvolge anche il mondo della cultura e della comunicazione. Angelo Mellone, direttore dell’intrattenimento Day Time di Rai Uno, attacca: “Mo’ ci mancano pure quelli che si inventano che nelle cozze tarantine ci sia la diossina. Le acque del mare tarantino sono le più controllate d’Italia. Mangiate cozze tarantine, Presidio Slow Food di assoluta eccellenza. Lasciate perdere l’ennesima minchiata che riguarda la mia città patria”.

Per Taranto le cozze sono un simbolo di identità e la loro difesa diventa una battaglia collettiva. «La cozza tarantina – chiosa Carriero – è la più buona, sicura e controllata al mondo”.

*foto Paolo Occhinegro

 

One Response

  1. Ingrati bastardi dopo che Taranto ha sacrificato un intero territorio a scapito della Puglia una regione di furbetti ,dopo che Taranto da lavoro a mezza puglia ,questo è il loro ringraziamento ,ragion per cui basta fonti inquinanti ,basta speculare sul nostro territorio ,basta abbassare il capo e dire sempre si ,basta Puglia …il dissalatore è la nuova carognata firmata regione puglia ,ma il signore è grande e spero vi faccia pagare il male che ci avete arrecato in tutti questi anni , è stato facile come rubare le caramelle ad un bambino ,ma d’ora in avanti le cose cambiano e i no saranno sempre all’ordine del giorno ,così la cozza non avrà più giudizi da nessuno di questi maledetti .

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