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Nuove droghe ma anche nuove modalità di consumo.

È uno scenario che impone riflessione, ma soprattutto conoscenza da parte degli operatori sanitari, che devono fare i conti con un mercato sempre più ricco di sostanze stupefacenti di nuova generazione, di cui studiare effetti e possibili interazioni con droghe simili.

Ma cosa si intende per “nuove droghe”?

“In realtà si tratta di sostanze che circolano già da un bel po’ di tempo”, ha spiegato la dott.ssa Cinzia Ariano, direttrice del Dipartimento di Dipendenze Patologiche dell’Asl di Taranto, a margine dell’evento formativo intitolato, per l’appunto “Le nuove droghe”, che si è tenuto questa mattina presso la sede del Dipartimento di Prevenzione negli ex Baraccamenti Cattolica.

“Si tratta di sostanze sintetiche, modificate nelle loro componenti – prosegue la dott.ssa Ariano – al punto che talvolta non riescono nemmeno ad essere tabellate tra le sostanze stupefacenti illegali a causa della velocità con cui i produttori ne cambiano la struttura”.

La maggior parte di queste droghe è composta da stimolanti, diffusi soprattutto tra i cosiddetti “abusatori”, più che tra coloro che ne sono dipendenti.

“Per questo – afferma la direttrice del Dipartimento Dipendenze Patologiche – abbiamo pensato di attenzionare maggiormente l’evoluzione di questo fenomeno, che coinvolge spesso e volentieri consumatori anche occasionali e i cui effetti collaterali sono molte volte acuti e a volte letali”.

E il Fentanyl? “In Italia non c’è una diffusione capillare simile a quello che accade negli Stati Uniti, in cui sono quasi 100mila le persone decedute a causa del consumo di questa sostanza. Tuttavia, anche alle nostre latitudini è necessario non abbassare la guardia, proprio per evitare che si ripresenti la stessa situazione”.

Un fenomeno complesso, che si allarga alle modalità di utilizzo e di acquisto delle sostanze stesse, che condizionano a loro volta il mercato e il monitoraggio della diffusione.

Tra le nuove modalità annoveriamo il chemsex, in cui droghe psicoattive vengono assunte per potenziare l’esperienza sessuale, sia in termini di durata che di intensità emotiva e fisica. Le sostanze più comunemente utilizzate includono metanfetamine, GHB/GBL e mefedrone, che agiscono sul sistema nervoso centrale riducendo inibizioni, aumentando il desiderio sessuale e prolungando la resistenza fisica.

“A queste modalità – afferma la Ariano – sono collegate le trasmissioni di malattie infettive di tipo sessuale, con notevoli ripercussioni sulla salute pubblica”.

Quali sono i numeri di questo fenomeno? “Il Dipartimento di Dipendenze Patologiche ha una visione parziale di questo scenario – spiega la direttrice – in quanto, proprio a causa del consumo occasionale e degli effetti collaterali importanti, molti consumatori delle cosiddette nuove droghe non accedono ad una vera e propria dipendenza, quanto più a strutture come il Pronto Soccorso per reazioni allergiche o episodi acuti, per non parlare dei casi di overdose che sfociano, non di rado, in decessi”.

Per questo motivo, uno dei prossimi obiettivi dell’Asl di Taranto, sarà quello di coordinare delle attività di monitoraggio per queste situazioni di emergenza.

“Per quanto riguarda i dati in nostro possesso – conclude la Ariano – possiamo comunque affermare che assistiamo ad un aumento dell’uso degli eccitanti, della cocaina in particolare, che ha superato di gran lunga la dipendenza dalla cocaina”.

Un altro aspetto importante della questione riguarda il disagio emotivo, soprattutto nelle categorie psicologicamente più fragili come quella degli adolescenti, legato all’uso di queste sostanze che i ragazzi si autoprescrivono come cura.

Lo stesso fenomeno del chemsex porta con sè importanti implicazioni psicologiche, dal deterioramento dell’autostima alla frustrazione, alimentando un ciclo di dipendenza emotiva dalle sostanze e aumentando il rischio di sviluppare disturbi mentali come ansia, depressione e disturbi post-traumatici da stress (PTSD).

Insomma, senza voler generare alcun allarmismo, si rende sempre più urgente e necessario un approccio multidisciplinare e accurato al problema, al fine di poter gestire in modo adeguato interventi sia a livello di prevenzione che di cura.

 

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