Non ha dato gli esiti sperati l’ultimo incontro che si è svolto presso la sede istituzionale del Mimit, volto a fornire aggiornamenti rispetto alla vertenza Hiab che coinvolge 97 lavoratori in cassa integrazione dallo scorso mese di marzo, dopo la riunione svoltasi lo scorso 6 agosto.

L’advisor Vertus ha infatti comunicato alle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm che le due manifestazioni di interesse annunciate nel corso dell’incontro del 23 giugno, una legata ad un soggetto nazionale specializzato nel settore della carpenteria generale e l’altra ad una Joint venture italo-estera nel settore della carpenteria navale, non si sono concretizzate per via di un parziale interesse del bacino dei lavoratori ma anche, e soprattutto, per l’esosa richiesta economica rivendicata dal proprietario del compendio aziendale attualmente concesso in fitto ad Hiab.

A conclusione del primo mandato dell’advisor, erano state ben cinque le manifestazioni d’interesse, quattro gli accordi di riservatezza con soggetti di diversi settori. In totale erano state identificate più di quattrocento aziende italiane che potevano essere compatibili con lo stabilimento di Statte con le quali erano stati avviati i contatti per sondare il terreno in vista di eventuali manifestazioni d’interesse. A tutt’oggi però, questi numeri non hanno portato a nulla di fattivo e concreto.

“Come Fiom abbiamo ribadito la necessità di un immediato cambio di passo perché è del tutto inaccettabile che ancora oggi ci siano palesi contraddizioni nella gestione operativa di questa vertenza – hanno dichiarato al termine dell’incontro Loris Scarpa, Fiom Nazionale e Patrizio Di Pietro, segreteria Fiom Taranto -. Infatti i soggetti interessati non hanno mai avuto modo di interfacciarsi con l’istituzione regionale che, ancora oggi, ha rimarcato la sua disponibilità a sostenere finanziariamente l’eventuale acquisizione e da un lato Vertus non può solo limitarsi a registrare il diniego di un soggetto per ragioni che, evidentemente, potrebbero essere valutate in maniera più appropriata. Così come Hiab, non può scaricare su altri soggetti responsabilità che le appartengono in quanto artefice dell’intera vicenda”.

Per la Fiom “è necessario innanzitutto allineare le prossime scadenze perché è evidente che il mandato a Vertus, attualmente in scadenza al 30 settembre, e il contratto di fitto della sede produttiva di Statte in scadenza al 31 gennaio non possono e non devono in alcun modo pregiudicare un percorso che vede come unico traguardo la salvaguardia di tutti i lavoratori coinvolti dalla drammatica vertenza. È  tempo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e rispetti gli accordi sottoscritti. Non è più il tempo degli annunci, servono risposte concrete a partire dall’incontro fissato al Mimit per il prossimo 20 ottobre” hanno concluso i due rappresentanti della Fiom. 

Uno dei tanti incontri svoltisi a Roma sulla vertenza Hiab

Sulla stessa lunghezza d’onda la UILM di Taranto. “Riteniamo questa situazione surreale e inaccettabile – ha dichiarato Cosimo Amatomaggi segretario UILM Taranto -. Dopo aver acquisito un marchio storico italiano come Etter, subentrando nello stabilimento di Statte, la multinazionale HIAB Italia ha deciso di chiudere ilsito tarantino per concentrare la produzione a Minerbio (Bo). Una scelta che dimostra una totale assenza di rispetto per la storia produttiva del nostro territorio, per le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori e per il futuro di 90 famiglie”.

Per la Uilm di Taranto “la prova più lampante di questa logica predatoria è il trasferimento di nuove gru verso stabilimenti esteri, un vero e proprio smantellamento che non lascia più spazio a dubbi. Questa multinazionale ha deciso con superficialità di lasciare per strada 90 famiglie. Non accetteremo più pseudo-passerelle e incontri che non portano a nulla. Chiediamo non solo al MIMIT, ma anche alla Regione Puglia, di intervenire in modo decisivo per trovare un investitore credibile che garantisca la continuità produttiva e la piena occupazione. La pazienza è finita. Se non si sbloccherà la situazione con notizie positive e concrete, siamo pronti a mobilitarci e a intensificare la nostra lotta per difendere i diritti e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. La salvaguardia di questi posti di lavoro è una priorità assoluta”.

Un esito ampiamente prevedibile come abbiamo più volte scritto su questo giornale. La decisione irrevocabile e unilaterale dell’azienda di voler dismettere l’attività del sito di Statte, per trasferire il tutto in Emilia Romagna per poi delocalizzare il tutto negli impianti esteri, tra cui quello di Saragozza in Spagna, era sembrata sin da subito un’ipotesi tutt’altro che remota. Una scelta, quella della multinazionale HIAB, legata a logiche di mercato tese alla massimizzazione del profitto attraverso la riduzione dei costi, visto che per anni quello di Statte è stato uno stabilimento d’eccellenza, con decine di operai specializzati impegnati nella produzione di gru di piccola e media portata ad alto livello, diventando così il cuore del processo produttivo della società.

Un sito tutt’altro che in crisi a causa del mercato e del calo degli ordinativi come aveva cercato inizialmente di far credere la stessa azienda. Senza dimenticare le tante aziende che ruotano intorno all’indotto della HIAB: la ditta delle pulizie, le aziende di trasporto, i fornitori di minuteria, le manutenzioni elettriche e di macchine speciali, la ditta addetta al taglio e quella addetta a trattamenti e verniciature speciali delle lamiere. Parliamo di un numero che oscilla tra i 50 e i 100 lavoratori che rischiano di avere anch’essi ripercussioni a seguito della chiusura del sito di Statte. 

Una decisione, quella intrapresa dalla HIAB che ricorda molto da vicino quella di tante altre aziende, con le quali da anni si stanno smantellando processi produttivi di interi comparti, cancellando storie industriali decennali e desertificando l’economia del nostro territorio. Oltre a distruggere l’esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Con la politica locale e nazionale che da anni ha smesso di avere un’idea di sviluppo industriale degna di questo nome.

(leggi tutti gli articoli sulla vertenza Hiab https://www.corriereditaranto.it/?s=hiab&submit=Go)

 

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