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I corpi perfetti di Robert Mapplethorpe

Patricia Morrisroe è un’importante giornalista di Vogue e del New York Times a cui si devono numerose pubblicazioni divulgative di successo.

In particolare a lei si deve il libro “The black violinist who inspired Beethoven” che racconta del prodigioso ragazzo mulatto nato in Polonia e studente con Haydn che Beethoven incontrò nel 1803 e a cui è ispirata la celebre “Sonata per violino e pianoforte Kreutzer”. Sempre a Beethoven la Morrisroe ha dedicato uno studio sulla “Sonata del pergolato”, ribattezzata nel 1832 “Al chiaro di luna”, opera che Beethoven compose nel 1801 riversando in essa il folle amore per la capricciosa contessa Giulietta Guicciardi (che andò in sposa ad un altro) e la disperazione per la diagnosi che lo condannava ancora ventiquattrenne alla sordità.

È tornata in libreria lo scorso luglio invece un’opera che la giornalista ha dedicato a un non meno significativo nome, stavolta del Novecento: “Robert Mapplethorpe”, edito già nel 1995 e ripubblicato da Marsilio. Si tratta di un corposo catalogo di oltre cinquecento pagine ove trovano spazio la vita e l’opera di uno dei maggiori fotografi del suo tempo, incontrato dall’autrice il 9 marzo 1989 nel suo loft di New York per conto del Sunday Times Magazine. In esordio il fotografo disse alla giornalista che “la mia vita è molto più interessante delle mie stesse fotografie” ed in effetti questa profezia non viene per niente smentita nel testo.

Figlio di Harry, ingegnere impegnato a verificare la conformità degli elettrodomestici e dedito a collezionare francobolli e a riparare orologi a cucù, il giovane Robert legò maggiormente con la madre casalinga, pur rivelandosi sin da subito un bambino problematico.

La Morrisroe racconta infatti nel testo che- terzo di sei fratelli- il futuro genio della fotografia si divertiva a giochicchiare con il cibo a tavola e che, ancora sedicenne, rubò una rivista porno da un’edicola, confessando di essere stato attratto dal fatto che essa fosse l’unica incellophanata e quindi “proibita”.

Scopertosi omosessuale o più probabilmente bisessuale già in giovane età, Mapplethorpe negò agli inizi con atteggiamenti da macho il suo orientamento, arrivando a dedicarsi alla carriera militare, senza successo. L’incontro decisivo della sua vita fu quello con Patti Smith: dopo aver studiato sax e marketing in modo irregolare, egli si guadagnò da vivere lavorando in un negozio di giocattoli mentre Patti- ancora lungi dal successo musicale- faceva la commessa in una libreria. A lungo i due vissero insieme, da amanti o semplicemente da amici, trasferendosi a Manhattan in quel Chelesea Hotel che per statuto non accettava pernottamenti per più di ventiquattro giorni consecutivi e che è passato alla storia per aver ospitato, tra i tanti, Leonard Cohen, Bob Dylan, Jean Paul Sartre e Arthur Clark, che qui scrisse il racconto che ispirò Kubrick per “2001: Odissea nello spazio”. Ancora più importante fu l’incontro di Mapplethorpe con Sam Wagstaff, facoltoso collezionista che si innamorò di lui, gli comprò un immobile e fece sì che nascesse lo studio fotografico di Mapplethorpe, il quale intanto aveva studiato l’arte rinascimentale e potè dedicarsi alle sue foto in bianco e nero usando le dispendiose emulsioni in platino e palladio che lo resero celebre.

Erano gli Anni Ottanta del secolo scorso, minati dall’AIDS, patologia che anche il fotografo contrasse. Ciò non gli impedì di allestire memorabili mostre fotografiche e di frequentare l’ambiente artistico dei vari Warhol e Basquiat, facendosi notare per i grandi formati nei quali spesso egli concentrava il suo focus su armoniosi corpi nudi e talvolta su scene sadomaso. Emblematico è in questo senso il parallelismo tra il suo ragazzo di colore accovacciato (uno dei suoi scatti più belli) e il modello di riferimento, ossia una statua del 1524 attribuita al suo amato Michelangelo Buonarroti.
Grazie a questo catalogo possiamo così apprezzare in tutta la sua vasta trasversalità l’opera provocatoria e al contempo impeccabile di uno dei protagonisti della cultura visiva, capace di influenzare molta dell’arte contemporanea.

“Mapplethorpe. Una vita”
di Patricia Morrisroe
Marsilio Editore- 2025
pp. 512- Euro 31,00

*Recensione a cura di Alessandro Epifani

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