La voce di Gennaro Giudetti risuona in piazza della Vittoria a Taranto, tra le bandiere palestinesi e gli applausi dei manifestanti. Operatore umanitario, rientrato da poche settimane dalla Striscia, ha deciso di portare in città la sua testimonianza diretta.
«È bello vedervi tutti qua – ha esordito – da tarantino è un orgoglio perché vuol dire che non siamo soli e non siamo pochi». Un abbraccio alla piazza, ma anche l’amarezza di chi avrebbe dovuto essere ancora a Gaza: «Noi operatori umanitari usciamo e rientriamo ogni settimana o dieci giorni. Io dovevo rientrare a metà settembre, ma mi hanno detto che non potevo. Mi hanno espulso. E questo perché ero uno dei pochi italiani lì che raccontava per il pubblico italiano».
Un’espulsione “politica”, spiega, legata al fatto che «gli unici testimoni internazionali di quello che sta accadendo a Gaza siamo noi operatori umanitari. La stampa internazionale non può entrare».
Il racconto di Giudetti è un fiume di immagini e dettagli che travolge la piazza. «La situazione a Gaza, rispetto a quello che voi vedete sui social e in tv, è molto ma molto peggio. Voi vedete solo una piccola parte. L’altra non riesce a passare perché le immagini vengono censurate o perché certe sensazioni, come l’onda d’urto dei missili, non si possono trasmettere».
Nove mesi trascorsi a Deir el Balah, nel Sud della Striscia, gli hanno mostrato la quotidianità dell’assedio: «La Striscia è lunga 35 km e larga dieci, è piccolissima. Li bombardano via nave, con carri armati, cecchini, droni, elicotteri, aerei. I droni sono h24 sopra la testa. Uno controlla, l’altro bombarda. E di notte i bombardamenti si intensificano, perché la gente dorme nelle tende e puoi ammazzarne di più».
Il pubblico ascolta in silenzio quando Giudetti descrive la strategia militare israeliana: «Il 90% della Striscia è distrutta. Stanno spingendo tutta la popolazione sulla spiaggia e verso Rafah. Ma Rafah non esiste più, è rasa al suolo. Vogliono costruire un enorme campo profughi al confine con l’Egitto. Intanto centinaia di migliaia di persone vivono in spiaggia, senza servizi. Il bagno non c’è, la gente scava un buco per terra».
La fame è un’altra arma: «Il cibo entra due-tre giorni a settimana per un milione e 800mila persone. Servirebbero centinaia di camion, ne entrano 30-40. È crollato tutto il sistema socio-economico, la gente non mangia e tanti bambini muoiono di fame».
E poi la sanità, ridotta in macerie: «La maggior parte degli ospedali sono bombardati. Israele decide cosa entra: a volte non fanno passare neanche le stampelle, i farmaci oncologici, le incubatrici per i neonati. Ti dicono che possono essere usati a livello militare. Ma l’obiettivo è rallentare, sfiancare, rendere impossibile la risposta umanitaria».
Giudetti non si limita a denunciare: indica chiaramente la sproporzione delle voci ammesse sul conflitto. «Alla fine a Gaza ci sono solo pochi attori: i palestinesi, che non vengono ascoltati perché considerati di Hamas; la stampa e i militari israeliani, ritenuti attendibili perché occidentali; e noi operatori umanitari, che abbiamo il compito di supportare la gente».
Un racconto che a Taranto diventa memoria viva, condivisa con chi ha deciso di scendere in piazza. «Sanno che i soccorritori arrivano e per questo fanno doppi bombardamenti, per distruggere ambulanze, operatori sanitari, giornalisti. Perché chi racconta, chi testimonia, è sempre scomodo».
La testimonianza dell’operatore umanitario si è intrecciata con la mobilitazione promossa dall’Usb, che ha visto in piazza lavoratrici e lavoratori in sciopero, insieme a Cobas, associazione Babele, coordinamento provinciale Pro Palestina (con i gruppi di Taranto, Carosino e Martina Franca), il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il Fronte della Gioventù Comunista, studenti, universitari e realtà sociali del territorio.
L’Usb ha annunciato che «nelle prossime ore partirà la richiesta rivolta all’Autorità portuale, affinché si possa fissare un incontro per chiedere una particolare attenzione rispetto all’eventuale transito, attraverso il porto di Taranto, di containers contenenti armi destinate a teatri di guerra, tra cui Israele».
Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta in Municipio, dove ha presentato un pacchetto di proposte: dalla rottura di ogni rapporto con Israele, alla sollecitazione al Governo per sospendere le relazioni diplomatiche, fino alla richiesta di esporre la bandiera palestinese dal balcone di Palazzo di Città, partecipare alle prossime iniziative con il Gonfalone del Comune e avviare percorsi educativi nelle scuole.
Un gesto simbolico è arrivato subito: dal balcone del Municipio l’operatore umanitario Gennaro Giudetti, insieme al sindaco Piero Bitetti e al vicesindaco Mattia Giorno, ha sventolato la bandiera palestinese in segno di solidarietà verso un popolo martoriato dalla guerra, che chiede al mondo di non voltarsi dall’altra parte.


E a Taranto chi ci pensa ,mettete lo stesso impegno per una città completamente ai piedi di cristo