Renexia, subholding del gruppo Toto la controllata attiva nel settore delle energie rinnovabili (in questi anni ha realizzato, tra le altre cose, un parco eolico proprio nel golfo di Taranto), ha presentato una manifestazione di interesse per i servizi ancillari dell’ex Ilva che prevede un investimento complessivo di circa 5 miliardi di euro e posti di lavoro per circa 1.500 persone. Il gruppo, spiega una nota, si candida a progettare, realizzare e gestire i seguenti impianti ancillari al complesso ex Ilva: un rigassificatore, un impianto di produzione Dri (Direct Reduced Iron), una centrale termoelettrica e una carpenteria.

La società ha confermato l’esistenza dell’offerta, chiarendo che la stessa non riguarda l’aspetto industriale.

Il rigassificatore a terra, da collocare a Gioia Tauro, sarà finalizzato principalmente a soddisfare l’alimentazione a gas naturale dei futuri nuovi forni dell’ex Ilva, oltre che alcuni asset strategici, come l’impianto di produzione Dri.

Nelle intenzioni della società, il rigassificatore sarà realizzato in maniera modulare e scalabile, per una capacità complessiva di 10 miliardi di metri cubi all’anno. Le tempistiche appaiono però molto strette: entro tre anni potrebbe già essere operativo. L’impianto sarà alimentato da Lng importato dagli Stati Uniti, anche tramite accordi off-take di lungo termine. Il gruppo, inoltre, potrebbe vendere quote di gas (importato a prezzi ridotti rispetto al mercato europeo) sul mercato nazionale. L’investimento previsto è di un miliardo di euro (con una ricaduta occupazionale prevista per un centinaio di persone): il gruppo Toto avrebbe inoltre già incassato una preliminare disponibilità dei fondi gestiti da Apollo Global Management a sostenere i fabbisogni finanziari relativi alla progettazione, alla costruzione e alla gestione dell’impianto riporta il Sole24Ore.

Sempre a Gioia Tauro sarà realizzato un impianto di Dri, funzionale all’alimentazione dei futuri forni elettrici dell’ex Ilva una volta decarbonizzata. L’impianto riceverebbe via mare la materia prima necessaria (Dr pellets) proveniente dal Brasile, acquistata con accordi di lungo termine, e utilizzerebbe nel processo di pre-riduzione il gas naturale reso disponibile dal rigassificatore. Anche in questo caso un approccio modulare alla realizzazione dell’impianto consentirebbe di accompagnare una potenziale espansione della capacità produttiva, per un investimento stimato di circa 3,2 miliardi di euro e un’occupazione a regime di circa 700 unità.

Il parco eolico realizzato dal Gruppo Toto a Taranto

Sul piano energetico invece, per ottimizzare i costi e garantire un approvvigionamento di energia elettrica sicuro agli impianti siderurgici, il progetto del Gruppo Toto prevede un mix di interventi, con un costo complessivo di 550 milioni di euro e l’impiego di un centinaio di persone.

In primo luogo, viene prevista la costruzione di una nuova centrale termoelettrica a turbogas a ciclo combinato, nel sito di Taranto, con una potenza di circa 600 MW; inoltre, sul fronte rinnovabili, e prevista la stipula di Ppa (Power Purchase Agreement, è un accordo a lungo termine tra un produttore di energia rinnovabile e un consumatore solitamente un’azienda per la fornitura di energia a un prezzo prestabilito e per un periodo definito, tipicamente tra i 5 e i 20 anni) con impianti a energia solare ed eolica, oltre alla posa in sito di alcuni impianti solari e il collegamento con il progetto eolico offshore Med di Renexia nel Mediterraneo, in fase autorizzativa. Per il fabbisogno residuale infine, si farà ricorso alla rete: a questo proposito si prevede la necessità di potenziamento della connessione alla rete Terna (al fine di consentire una connessione a 380kv).

Infine, è prevista la realizzazione sempre a Taranto, a sostegno della verticalizzazione della produzione dell’ex Ilva, di un impianto di carpenteria metallica per prodotti destinati al settore dell’energia e delle infrastrutture, come torri per turbine eoliche (onshore e offshore), con la possibilità di includere ulteriori componenti in futuro (ad esempio floater) e acciai per impiego strutturale nell’ammodernamento e rinnovamento di infrastrutture di trasporto (ad esempio strutture ‘a doppio T’ per ponti autostradali). Il costo di questo intervento è stimato in circa 150 milioni di euro, con una occupazione a regime di circa 600 persone.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ex+ilva&submit=Go)

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