Come ogni lunedì, il movimento guidato dagli abitanti del Quartiere Paolo VI si è riunito in un’assemblea popolare per parlare in merito alla discarica di rifiuti inerti che sorgerà tra le abitazioni e il Mar Piccolo.
Quest’ultima assemblea si è tenuta presso Via Pietro Nenni, ma la particolarità è che si tratta di vere e proprie riunioni itineranti in giro per lo stesso quartiere, con l’obiettivo di spostarsi per l’intera città.
“Bisogna parlarne, smuovere gli animi delle persone per poter cambiare le cose”. A parlare è stato uno degli organizzatori, che, armato di tavolino, megafono e voglia di rivalsa, ha dato voce alla paura e alla rabbia dei cittadini nel sapere che ancora una volta la loro salute è stata barattata con qualcos’altro.
Numerose le testimonianze che si sono susseguite: chiunque poteva prendere la parola, raccontare la propria storia e mettere del proprio per fare la differenza.
“Chi più di me comprende che bisogna fare qualcosa? Ho perso mio marito e mia figlia e il dolore è inspiegabile, ma bisogna fare qualcosa per questa città bellissima ma maledetta”. Parole amare, piene di dolore ma anche ricche di speranza per il futuro. Un futuro che vedrà le nuove generazioni protagoniste delle battaglie che ora riguardano Taranto.
E sono proprio le nuove generazioni, guidate da chi ha già esperienza, che lottano anche utilizzando pagine social per veicolare il messaggio a quante più persone possibili. Persone che, per la maggior parte, un po’ per menefreghismo un po’ perché scoraggiate, non riescono neanche a comprendere ciò che potrebbe succedere e che movimenti come No alla discarica, Per un quartiere migliore Paolo VI e Gli Angeli del quartiere vedono già all’orizzonte e combattono per non farlo accadere.
Gli organizzatori, tra vecchia e nuova guardia promettono che ad ogni consiglio comunale saranno presenti per urlare a gran voce i loro diritti, per far sentire la loro voce ai vertici della nostra città con la speranza che per una volta la voce della gente abbia un peso sulle sorti della loro stessa vita.
Ed è proprio per far sentire la loro voce che hanno indetto una raccolta firme sia cartacea che online, dove più di 7000 persone hanno firmato contro lo smistamento e la lavorazione degli scarti inerti, che si stimano saranno 260mila tonnellate di rifiuti all’anno, con annesso traffico di mezzi pesanti per un totale di circa 19mila mezzi pesanti all’anno.
“Noi adulti non lo facciamo per noi stessi, lo facciamo per i nostri figli e nipoti con la speranza che per vivere non debbano lasciare questa città di tumori”.
Ma le preoccupazioni di questi cittadini sono reali? Può davvero questo impianto per rifiuti inerti andare ad intaccare il già fragile equilibrio ambientale di Taranto? Una discarica come quella che sorgerà a pochissimi passi dalle abitazioni del quartiere Paolo VI ha un equilibrio di gestione estremamente frangibile; anche un solo passaggio comporterebbe un danno ambientale pericolosissimo:
- Lisciviazione e contaminazione delle acque sotterranee: i percolati possono contenere inquinanti (metalli, composti organici, PFAS in alcuni casi) e il rischio cresce se le barriere impermeabili sono inefficienti o se ci sono materiali contaminati mescolati agli inerti. Studi e indagini regionali (ARPA) hanno monitorato piezometri e falde attorno a discariche.
- Emissioni di polveri durante frantumazione e movimentazione, con possibile dispersione di particolato contenente contaminanti.
- Rischi geotecnici: stabilità dell’ammasso di rifiuto, assestamenti e rischio di cedimenti.
In Italia, o meglio al Sud, è già accaduto che discariche nate come inerti siano diventate altro con il passare del tempo, o che, peggio ancora, il percolato abbia contaminato le falde acquifere.
“Per la Procura di Enna il percolato fuoriuscito dalla discarica avrebbe contaminato falde acquifere e terreni limitrofi, con un conseguente pesante impatto ambientale” ( tratto dal Giornale di Sicilia).
Quindi, il pericolo c’è ed è reale, e i comitati spontanei di cittadini utilizzano il proprio tempo e la propria voce per far arrivare questa consapevolezza anche ai più distanti, andando a generare una vera e propria macchina di divulgazione.

Promettono battaglia allora è sicuro che la faranno ,come il dissalatore e tutto lo schifo che abbiamo e che ci rappresenta,poi fanno me per la Palestina ,insomma questa non è Sparta ,questa è Taranto della monnezza e dell’inquinamento ,ormai non c’è scampo .