«L’impianto di raccolta pneumatica dei rifiuti prima o poi partirà, ma c’è un problema ora di costi energetici spaventosi che non vorremmo avere come Comune perché significherebbe farlo pagare ai contribuenti e poi di formazione del personale. Come prima cosa dobbiamo puntare a migliorare la percentuale di raccolta differenziata (che a giugno e luglio è stata inferiore al 28%, ndr) perché così possiamo dimostrare all’autorità regolatoria, l’Arera, che è legittimo conservare la gestione della società partecipata».

L’assessore comunale all’Ambiente Fulvia Gravame con grande franchezza ammette le difficoltà che stanno facendo ritardare la partenza dell’impianto di conferimento sotterraneo dei rifiuti, finanziato nel 2015 e pronto già da un anno dopo che si erano conclusi positivamente i test e i collaudi. La struttura servirà circa 6mila famiglie (25mila abitanti) nei quartieri Salinella e Taranto 2. Nei giorni scorsi è stato il comitato circoscrizionale del quartiere Salinella a invocare chiarezza, temendo che l’impianto resti una cattedrale nel deserto.Intanto, precisa l’assessore, la gestione dell’impianto «sarà inserita nel contratto di servizi che il Comune sta discutendo con Kyma Ambiente che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio e bisognerà capire come evitare di pagare una bolletta salata». Il presidente della partecipata Alfredo Spalluto rimanda l’approfondimento al Comune: «Dovete parlare con gli assessori di riferimento. Noi al momento non abbiamo nulla in mano. È come se tu mi stessi costruendo un’auto e poi me la devi dare in uso. Ma non ci è stata consegnata».
La nuova rete sotterranea permetterà di collegare i diversi punti di raccolta dislocati in modo strategico alla centrale di smistamento, garantendo il conferimento dei rifiuti in qualunque momento, 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Il sistema consentirà di depositare i materiali differenziati, che verranno aspirati attraverso condotte sotterranee fino all’impianto centrale, da dove proseguiranno verso i centri di recupero.
Prima del conferimento vero e proprio, il totem in cui si inserisce il sacchetto sarà in grado di riconoscere automaticamente la tipologia del rifiuto, attivando il percorso corretto per ciascuna frazione.
Gli utenti riceveranno una tessera magnetica personale per accedere al servizio, mentre appositi filtri installati lungo la rete garantiranno un adeguato controllo delle emissioni e una maggiore tutela ambientale.
La questione di fondo è più complessa perché riguarda le casse della società.
«Kyma Ambiente – spiega Gravame al corriereditaranto.it – ha una situazione debitoria molto pesante dovuta evidentemente a errori del passato. Noi stiamo facendo l’impossibile per salvare la partecipata, soprattutto per evitare problemi sociali. Stiamo lavorando molto, come assessorato e direzione di concerto con il management della partecipata, per raddrizzare il servizio anche a livello spicciolo. Per esempio sono state fornite le pattumelle ai commercianti, soprattutto quelli del food, perché in quel modo possono raccogliere l’umido e il vetro e aumentare la percentuale di differenziata. Faremo altre cose che ancora non sono mature. Chiaramente gli operatori di Kyma devono rispettare i giorni del conferimento. Da una parte c’è una lotta al degrado, dall’altro le regole devono essere rispettate e le pattumelle vanno ritirate nei giorni stabiliti. Se non è così gli operatori devono mettere il bollino, poi passa la pattuglia e fa la multa se riscontra l’irregolarità».
Quello che partirà a breve, conferma Fulvia Gravame, «è il Ccr, centro comunale di raccolta, che è collegato. Abbiamo predisposto il regolamento che dovrà passare al vaglio della Commissione Affari Generali del Comune e da lì al consiglio comunale. Siccome c’è stata una riorganizzazione interna e sono cambiati alcuni dirigenti, ora abbiamo risollecitato con le nuove nomine».
L’impianto di raccolta pneumatica dei rifiuti dunque partirà, ma bisognerà garantire preliminarmente «anche attività di formazione degli operatori – riferisce l’assessore – con tecnici istruttori che provengono dalla Spagna ed è un po’ più complesso e quindi in questo momento stiamo lavorando soprattutto sulla raccolta differenziata, anche coinvolgendo i grossi fornitori tipo caserme e ospedali e gli uffici pubblici. Stiamo sollecitando tutti, anche nel rispetto del programma di governo, a contribuire ad aumentare la differenziata, altrimenti è inutile lamentarsi che la città è sporca e che paghiamo la Tari alta».
Si parla dei problemi economici e dei rischi per l’aumento delle tariffe per gli utenti, ma non si parla di evasione e delle iniziative per il recupero crediti di chi non paga da una vita. Si può comprendere e favorire chi è in stato di povertà, ma non i cronici evasori. Per la raccolta differenziata bisognerebbe tenere sotto controllo maggiormente le attività commerciali che pur avendo la possibilità di usare cassonetti diversi scaricando di tutto nell’indifferenziato. Questo succede abitualmente ad esempio lungo tutta la incontrollata via Dante Alighieri con buona pace di tutti.
L’assessore Fulvia Gravame è sicuramente persona perbene, mentre il fatto che la Kyma Ambiente langua nei debiti è cosa arcinota. Tuttavia, se a Taranto non si ripensa completamente il sistema di raccolta e di gestione dei rifiuti saremo sempre in difficoltà: in città come la nostra, l’unico discorso che potrebbe funzionare è quello della raccolta spinta “porta a porta”, con una reale riduzione premiale della Tari per i cittadini virtuosi, così da spingere tutti a collaborare.
Inoltre, come avviene Milano e in molti altri centri del Nord, i cassonetti dovrebbero sparire dalle strade, anche per combattere l’annoso problema dell’abbandono dei rifiuti pesanti a ogni angolo della città, persino in centro. Ogni condominio dovrebbe attrezzarsi per raccogliere internamente i rifiuti e laddove questo non sia possibile, per ragioni di spazio, andrebbero installate delle stazioni ecologiche mobili, con accesso mediante tessera magnetica che consenta però di rilevare qualità e quantità della frazione conferita da ogni palazzo che verrebbe poi multato in caso di gravi inadempienze. Soltanto in questo modo Taranto potrebbe diventare una città pulita e riciclona, altrimenti se si confida nella semplice civiltà del singolo, campa cavallo!
Infine, alcune annotazioni semplici semplici: è mai possibile che nella nostra città non esistano, in modo capillare, contenitori per la raccolta di pile o di cartucce delle stampanti esauste o di piccoli elettrodomestici rotti? O che per smaltire uno smartphone si debba andare dalla città alle isole ecologiche di Paolo VI o di Lama Pezzavilla? O ancora che non ci sia una pubblicizzazione adeguata e martellante su come smistare i rifiuti e dove conferirli, invece di qualche adesivo o depliant peraltro spesso contraddittori e fuorvianti?