La maggioranza a sostegno di Piero Bitetti tiene botta.La discussione sulla mozione della consigliera pentastellata, Annagrazia Angolano, che chiedeva al Consiglio comunale di esprimersi sul ricorso al Tar verso l’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ex Ilva sembra aver fatto vacillare l’attuale amministrazione.

La lunghissima seduta della massima assise cittadina che si è svolta quest’oggi era iniziata con notevole ritardo causa riunione di maggioranza convocata in extremis (dopo quella dello scorso 10 ottobre): facce scure, parolacce e porte sbattute, si vocifera che il sindaco abbia “tirato le orecchie” a qualche consigliere.

In apertura dei lavori la Angolano chiede di anticipare la trattazione del punto in questione a fronte di un ricco ordine del giorno, ma Bitetti detta la linea e chiede che si proceda per ordine: la maggioranza segue il sindaco e comincia la discussione sulle altre mozioni presentate.

All’approssimarsi della discussione sul ricorso al Tar, tuttavia, il consigliere Gianni Tartaglia prova nuovamente a prendere tempo: chiede (e ottiene tramite votazione) che siano trattati tutti i restanti punti presenti dell’Odg, lasciando la mozione dell’Angolano per ultima, insieme al ricorso al Tar sul PAUR del Dissalatore sul Tara.

Gli attivisti rumoreggiano ma non si arrendono; chi presente in aula come pubblico, chi davanti a Palazzo di Città nel sit-in di protesta, non mollano la presa.

Intorno alle 15 diventa impossibile rimandare oltre la trattazione, cosicchè la Angolano presenta la mozione.

Il consigliere dei dem Luca Contrario la definisce, così come presentata, “un volantino da campagna elettorale”, ma la Angolano respinge le accuse e imputa a Bitetti di non essersi espresso chiaramente sulla questione.

La maggioranza a questo punto, cala l’asso nella manica e presenta una controproposta: “Proporre oggi un ricorso all’AIA – spiega il vice-sindaco, Mattia Giorno – dopo averla già contrastata e bocciata, significherebbe offrire al Governo un alibi politico e mediatico, consentendogli di attribuire al Comune di Taranto la responsabilità di un eventuale default industriale”.

Per l’amministrazione, insomma, “tale scelta rischierebbe di escludere la città e le sue istituzioni dai processi decisionali, rendendo Taranto spettatrice passiva del proprio destino industriale e ambientale; il Comune deve invece mantenere una posizione ferma, coerente e propositiva, volta a promuovere un nuovo modello di sviluppo industriale fondato sulla tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro”. 

Nella controproposta, che porta le firme di tutta la maggioranza ad eccezione dei consiglieri Lenti, Contrario, Di Gregorio e Galeandro, si impegnano il sindaco e la Giunta “a ribadire al Governo la richiesta di nazionalizzazione della fabbrica siderurgica, quale unica via per garantire una gestione pubblica trasparente, unitaria e realmente orientata alla decarbonizzazione e alla sicurezza; a richiedere formalmente al Governo e al Ministero dell’Ambiente la Chiusura dell’area a caldo e la progressiva dismissione delle principali fonti inquinanti, con tempi certi e investimenti pubblici per la riconversione produttiva e ambientale del sito; a promuovere un tavolo permanente di confronto tra istituzioni locali, Governo, Regione Puglia, sindacati, università e mondo produttivo per definire il cronoprogramma della transizione industriale di Taranto; a sollecitare il completamento delle infrastrutture strategiche (autostrada e aeroporto) e il potenziamento del porto come hub per l’innovazione e la logistica sostenibile; a difendere con fermezza il diritto della città di partecipare attivamente alle scelte che riguardano il proprio futuro ambientale, industriale e sociale”.

Intervengono successivamente Alexia Serio del PD, che conferma la linea dettata dal partito di appoggiare il sindaco, e Giandomenico Vitale, che difende l’operato di Bitetti e della maggioranza, a dispetto di una “pressione pubblica fomentata dal Governo”, richiamando l’attenzione anche al documento del 31 luglio, con cui il primo cittadino e la maggioranza si impegnavano a sostenere una “decarbonizzazione giusta e con tempi minimi e certi”.

La discussione prosegue con i consiglieri d’opposizione Giampaolo Vietri e Luca Lazzaro di Fratelli d’Italia, che insistono sulla tesi della strumentalizzazione politica della questione da parte del M5S.

I consiglieri Luca Contrario e Antonio Lenti

Momenti di tensione a seguito dell’intervento di Massimo Castellana di Genitori tarantini, presente tra il pubblico: le sue parole (“Il ricorso al Tar è un atto politico che deve partire dal sindaco, se ha a cuore questa città”) interrompono la discussione e il presidente della massima assise cittadina, Gianni Liviano, chiede l’allontanamento di tutto il pubblico, ritirando la richiesta solo dopo successivo intervento dei consiglieri Lenti, Contrario e Angolano.

Torna la calma in aula e la discussione ricomincia: prendono parola anche gli assessori Francesco Cosa e Gianni Cataldino, poi interviene lo stesso sindaco che si ritiene “offeso dalla mozione” presentata dalla Angolano e snocciola i documenti che dimostrano l’impegno messo in campo finora dall’amministrazione sulla questione, mentre gli attivisti riuniti davanti a Palazzo di Città continuano a gridare “Taranto Libera!”.

Dopo interventi interminabili arriva finalmente il momento della votazione: come prevedibile dalla discussione precedente, la mozione della Angolano incassa i soli sì della stessa pentastellata, di Mirko Di Bello, di Lenti e Contrario, che non mancano tuttavia di sottolineare nuovamente il carattere autoreferenziale della mozione dei Cinque Stelle e ribadiscono la propria fedeltà alla maggioranza e a Bitetti. Astenuti Galeandro e Di Gregorio, la mozione viene largamente bocciata.

Sulla controproposta della maggioranza si astengono, invece, Di Bello, Lenti e Contrario, mentre Vietri, Toscano, Lazzaro e Angolano votano contro.

In tutto 19 i voti favorevoli, tra cui quelli di Di Gregorio e Galeandro, decretando il successo della proposta.

Nessuna crisi di maggioranza – sottolinea sorridente Luca Contrario alla fine della votazione – sono coerente con la mia storia di attivista ma continuo a lavorare a fianco della maggioranza che sostiene Bitetti: abbiamo la stessa visione e gli stessi intenti”.

“Abbiamo consultato i nostro legali sul ricorso al Tar – spiega Bitetti – ci hanno detto che le motivazioni a sostegno erano debolissime: ma sulla difesa della città non arretriamo di un centimetro. La maggioranza? Nessuno scossone, conoscevamo già le posizioni di Lenti e Contrario, ma la linea resta unica e solida”.

La discussione termina con il ricorso al Tar contro il Paur (Provvedimento unico autorizzatorio regionale) del dissalatore sul Tara, anche questa mozione della Angolano che viene successivamente approvata all’unanimità. “Ma che senso ha farlo ora, con gli alberi già espiantati e i cantieri in apertura?”, si chiede un attivista.

Intanto la seduta fiume della massima assise cittadina, iniziata di mattina e terminata a sera inoltrata, si conclude con la dura contestazione di Taranto per la Palestina e degli altri movimenti presenti, che accolgono con grida di dissenso i consiglieri comunali che lasciano Palazzo di Città, intrecciando il tema del sostegno al popolo palestinese toccato in mattinata, alle questioni riguardanti il siderurgico tarantino.

Le contestazioni degli attivisti all’uscita dei consiglieri

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *