Una battaglia legale durata anni si è conclusa con una sentenza storica per la famiglia di un lavoratore tarantino deceduto all’età di 80 anni, il 20 giugno 2019, a causa di un mesotelioma pleurico epiteloide maligno. Il Tribunale civile di Lecce, con il giudice Daniele Gallucci, ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire complessivamente quasi un milione di euro agli eredi del lavoratore, riconoscendo la responsabilità dello Stato per la malattia contratta durante la lunga carriera, dal 1954 al 1994, alle dipendenze della Marina Militare. La causa è stata promossa dagli eredi, assistiti dagli avvocati Fabrizio e Massimiliano Del Vecchio.
La vicenda trae origine dalla prolungata esposizione all’amianto durante le mansioni svolte dall’uomo come operaio e capo operaio “aggiustatore meccanico specializzato”. Secondo quanto accertato, il lavoratore era quotidianamente a contatto con pannelli di coibentazione e materiali contenenti amianto a bordo delle unità navali. Le protezioni offerte dal datore di lavoro si limitavano a mascherine di carta, mentre i sistemi di captazione delle sostanze volatili risultavano inadeguati.
In un primo giudizio, il Tribunale di Taranto aveva già riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro, con una sentenza passata in giudicato che accertava il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e il decesso del lavoratore. Il Tribunale di Lecce ha ora applicato l’effetto riflesso di quel giudicato.
La pronuncia ha dettagliato le modalità di quantificazione del risarcimento: gli importi per danni non patrimoniali iure proprio sono stati determinati sulla base delle tabelle del Tribunale di Milano, aggiornate nel 2022 e nel 2024, che considerano l’età della vittima, la convivenza, l’intensità del legame affettivo e la presenza di altri familiari superstiti.
Così, il Tribunale ha stabilito 250.304 euro per la moglie e importi compresi tra 219.016 e 226.838 euro per ciascun figlio, con interessi legali a decorrere dalla data del decesso e rivalutazione monetaria fino all’odierna. Alla somma si aggiungono 18.420 euro di spese legali più oneri accessori e 1.686 euro a titolo di contributo unificato, a carico del Ministero della Difesa.
La sentenza rappresenta non solo un riconoscimento del danno subito dalla famiglia dell’operaio deceduto, ma anche un segnale importante sulla responsabilità dei datori di lavoro nei confronti dei rischi derivanti dall’esposizione ad agenti cancerogeni. Gli avvocati Fabrizio e Massimiliano Del Vecchio hanno sottolineato come la decisione confermi l’importanza della tutela dei lavoratori e del principio di prevenzione, rafforzando il diritto dei familiari a ottenere giustizia in caso di decesso per malattia professionale.
Per la famiglia del lavoratore, il risarcimento non rappresenta solo un indennizzo economico, ma soprattutto il riconoscimento del lungo periodo di sofferenza e della perdita irreparabile del rapporto affettivo con il loro congiunto. La pronuncia del Tribunale di Lecce, quindi, ha tracciato una linea chiara: la sicurezza sul lavoro e la responsabilità del datore di lavoro non sono negoziabili, e chi ha subito danni a causa di omissioni gravi ha diritto a vedere riconosciuta la propria sofferenza e quella dei propri cari.