L’ultima riunione presso la task force regionale per l’occupazione risale allo scorso aprile. Ancora oggi però, a distanza di sei mesi, del verbale di quell’incontro non c’è traccia e dunque nulla si sa di ciò di cui si è eventualmente discusso.
Stiamo parlando del progetto Agromed (società benefit controllata al 100% dalla Camera di Commercio di Taranto e Brindisi), di cui ci siamo occupati a lungo negli ultimi 20 anni scrivendo innumerevoli articoli. E per cui i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Oil hanno chiesto di convocare un tavolo di confronto per esaminare lo stato dell’arte del progetto di reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Castellaneta, a causa del crescente stato di rallentamento dell’iter burocratico e della mancata comunicazione del verbale dell’ultimo incontro.
Del resto, che la tabella di marcia stesse procedendo a rilento è cosa nota. Secondo le ultime notizie che trapelano con enorme lentezza e difficoltà, la società RINA CHECK S.R.L dovrebbe aver finalmente terminato la verifica del Progetto Definitivo, predisposto dalla RTI DODI MOSS S.R.L. – ECD S.R.L., mentre non è dato sapere se sia stata o meno avviata la verifica del Progetto Esecutivo.
Rispetto invece al procedimento autorizzatorio, in capo al Comune di Castellaneta, dovrebbe essere stato rilasciato l’ultimo parere da parte dei Vigili del Fuoco, ottenuto il quale anche il Comune avrebbe rilasciatol’autorizzazione alla realizzazione delle opere presso il capannone ex Miroglio. Per ciò che concerneva le gare da bandire, le stesse erano attese nel mese di settembre, con avvio dei lavori che si attendevano entro la fine dell’anno scorso; con particolare riferimento alle due gare per i lavori afferenti alla cabina ENEL ed all’allaccio alla fogna, essendo già stati predisposti degli stralci progettuali, si riteneva di poter procedere con i relativi affidamenti entro la scorsa estate, di modo che, conseguentemente, queste prime opere, funzionali all’avvio dei lavori complessivi del capannone, sarebbero state pronte prima dell’avvio di questi ultimi, in un’ottica di razionalizzazione degli interventi.
In attesa dei quali la società si era messa alla ricerca di un’area per lo stoccaggio provvisorio dei prodotti agricoli, per avviare le attività “operative” di Agromed. Anche per questo il piano assunzionale ed occupazionale, a tre anni, doveva essere approvato nel corso dell’esercizio 2024, non appena effettuati i lavori di cui sopra. Il tema del lavoro è infatti centrale, come abbiamo sempre ricordato in questi anni nei nostri articoli e come previsto anche dall’accordo quadro: solo in seguito ad avvenuta ricollocazione dell’intera platea (parliamo di 42 lavoratori interessati da un decennio di ammortizzatori sociali) proveniente dal bacino di prelazione della vertenza in oggetto, sarà possibile procedere con il trasferimento di proprietà del capannone industriale della ex Miroglio.

Soltanto a due anni dalle prime 28 assunzioni previste e dopo un’attenta valutazione della validità del progetto infatti, Agromed potrà diventare eventualmente proprietaria dello stesso (come previsto dall’accordo quadro del 25 maggio 2020). Capannone che la società ha ottenuto dal Comune di Castellaneta in comodato d’uso gratuito (l’ente civico ne detiene la proprietà per conto dei lavoratori ai quali la società piemontese Miroglio lo donò al momento della chiusura del sito produttivo), dopo che lo stesso venne dissequestrato il 9 marzo 2021 dalla Procura di Taranto dopo il sequestro operato dalla Guardia di Finanza di Castellaneta il 9 maggio 2018 per questioni ambientali.
Dunque, a 25 anni dal primo finanziamento (la delibera CIPE n. 155 del 2000, per la parte relativa al ‘Progetto Agromed‘, prevedeva per un importo pari a 9.281.247 euro, che alla data del 30 settembre 2019 era maturata a 11.116.217 euro tenuto conto degli interessi bancari maturati sulla somma originariamente assegnata che sino a pochi anni fa era depositata su un conto corrente bancario presso la Banca di Taranto) ed a quasi sei anni dalla delibera del CIPE del 20 dicembre 2019 che modificava la precedente ed assegnava alla società benefit quelle stesse risorse per un nuovo progetto, completamente diverso dall’originale che prevedeva la realizzazione dello stesso nell’area retro portuale dello scalo ionico sul quale ci siamo espressi già parecchie volte in passato (delibera del 2020 che arrivò grazie all’intervento del senatore tarantino del Movimento 5 Stelle Mario Turco, all’epoca sottosegretario alla presidente del Consiglio con la delega proprio al CIPE e al DIPE e che dal 2013 al 2019 è stato componente effettivo del collegio sindacale della società pubblica Agromed, oltre a ricoprire lo stesso ruolo dal 2003 al 2009 presso l’Istituto di credito “Banca di credito cooperativo a.rl Banca di Taranto dove le somme in questione sono rimaste depositate e inutilizzate per anni), non è ancora possibile conoscere la tempistica relativa all’ultimazione di tutti i lavori e quando l’attività produttiva muoverà i primi passi.
Visto che nell’agosto di due anni fa l’auspicio era che si potesse partire entro la fine del 2023 anche solo con la lavorazione della mandorla (al netto e a valle di tutte le autorizzazioni necessarie) e progressivamente completare l’organico aziendale, per porsi a regime nell’arco di un triennio, con il piano industriale (di cui ancora non vi è traccia) da far partire a dicembre 2024. Piano che a regime, secondo quanto dichiarato dalla società nel dicembre del 2022, avrebbe previsto un impiego di addetti, fra diretti e di filiera, di oltre 300 unità, per un fatturato stimato in 15,5 milioni di euro.
Numeri che ad oggi sono rimasti sulla carta.
(per chi volesse rileggere tutta la storia di Agromed può cliccare questo link https://www.corriereditaranto.it/2020/04/10/22agromed-e-distrpark-riconversione-economica-o-interessi-di-bottega3/)