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La signora Rivoluzione protagonista di “Una battaglia dopo l’altra”

In una pellicola resa di per sé nobile da tre giganteschi volti maschili del cinema internazionale, la vera protagonista è assolutamente al femminile: la signora Rivoluzione.

Sì, questa incredibile miscellanea di generi che il regista Paul Thomas Anderson è riuscito a far convivere in una sorta di puzzle cinematografico fatto di avventura e ironia, di thriller e commedia, di azione e sentimento, si sviluppa meravigliosamente attorno a dei personaggi diversamente irrequieti, ma fondamentalmente irrequieti: hanno in comune, seppur con gradazioni e tinte diverse, il sacro fuoco della Rivoluzione.

Sa essere devastante il sacro fuoco di Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), una conturbante pantera pressoché priva di freni e inibizioni, la cui Rivoluzione non prevede compromessi e riflessioni: una rivoluzione che sa essere devastante per sé stessa e per chiunque respiri nei suoi paraggi. Ingestibile.

Sa essere ingegnoso e irriverente il sacro fuoco di Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), ragazzo assai sveglio ma altrettanto incline a passioni e stupefacenti: fra queste, la pantera di cui sopra, che lo condurrà in un vortice di eventi a tratti surreale, ma senza dubbio affascinante per lo spettatore pagante.

Sa essere pacato ed organizzato il sacro fuoco di Sergio St. Carlos (Benicio del Toro), rassicurante istruttore di arti marziali di origine messicana, la cui scuola si rivelerà essere una sorta di Arca di Noè per immigrati clandestini.

Gli eventi si svolgono proprio in un territorio di confine tra Messico e Stati Uniti, dove un nutrito ed organizzato gruppo di rivoluzionari libertari ispira la propria intera esistenza al combattere, in maniera anche cruenta, le discriminazioni e oppressioni perpetrate dalle sedicenti “istituzioni”: assai inquinate, queste ultime, da personaggi intrisi di odio, razzismo, disprezzo, livore, smania di sopraffazione, e altre inumane patologie.

Ma vi è un patologico che spicca fra gli altri come un gigante: è il colonnello Steven J. Lockjaw, un militare di lungo corso dedito alla patria causa, forse perché quella causa gli consente di mettere a tacere le urlanti fragilità e perversioni che gli avvinghiano l’anima. Personaggio, questo creato da un tecnicamente mostruoso Sean Penn, meritevole di entrare a pieno titolo nel gotha di quelle figure iconiche che hanno abitato, nel corso dei decenni, le pellicole del grande cinema americano (volendo azzardare un paragone, forse non molto distante da quel Travis Bickle di De Niro in Taxi Driver). Da solo, vale il biglietto.

Sembra quasi superfluo sottolineare come questo mirabile puzzle cinematografico tratteggi ampi spaccati di quella strana, per certi versi spaventosa, America dei giorni nostri, attraversata (quando non governata) da istinti aggressivi e reazionari, divisivi e autoritari. Una grande nazione, ma della quale ha detto recentemente lo stesso Sean Penn “L’America di oggi è intrappolata nella bruttezza, nell’ignoranza, nella dipendenza dalla tecnologia e nel suo abuso”.

Alla tenuta e coerenza della trama ci sentiamo di concedere qualche piccola leggerezza, ampiamente controbilanciata da tutta una serie di gemme recitative che si susseguono assai velocemente, dato che i circa 160 minuti della bobina si esauriscono lasciando un’immediata nostalgia per quel che è già andato.

Ah, ovviamente la Rivoluzione è ereditaria. Così, quando Willa Ferguson (Chase Infiniti) sta uscendo di casa per recarsi ad una manifestazione di protesta, e papà Bob (DiCaprio) le dice “Stai attenta”, la sua perentoria risposta non potrà che essere: “NO”.

Il film è in programmazione al cinema Savoia di Taranto (ore 18.00 e ore 21.00) e al Multisala Casablanca di San Giorgio Jonico (ore 17.10, 18.45, 21.00).

*recensione a cura di Girolamo Piepoli

 

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