Varcare l’ingresso della Mostra Storica Artigiana dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto equivale ad affrontare un vero e proprio viaggio nel tempo, che riesce a sorprendere anche i più fedeli frequentatori con nuove scoperte e inedite suggestioni.
Un particolare nuovo, un oggetto precedentemente sfuggito, dettagli diversi forniti dalla voce esperta e preparatissima del personale addetto a guidare i visitatori: tornare alla MoSA non è mai banale e scontato.
Recuperare quel pezzo di storia locale che ha visto la trasformazione di Taranto da città di pescatori a città industriale e ha accompagnato il periodo bellico è un’emozione a cui molti tarantini non rinunciano, garantendo sempre grande affluenza alle aperture straordinarie del percorso museale.
E non fa eccezione la giornata del 18 ottobre, che ha regalato ai visitatori dell’Arsenale un tragitto davvero ricco: dagli storici reperti esposti nella ex Sala a Tracciare, tra cui un’ancora romana unica nel suo genere, agli attrezzi dell’epoca, ma anche timoni, ancore, campane, fino alla sala in cui è presente l’Orologio dell’Arsenale con il suo complesso e delicato meccanismo di funzionamento.
Interessante anche il bunker risalente alla fine degli anni ’30 del secolo scorso: un rifugio anti-bomba dalla tipica forma a cuspide per “scaricare l’impatto dell’ordigno sui lati e non sull’edificio”, con muri dallo spessore che varia da uno a tre metri. Qui è possibile trovare le planimetrie originali di quella che impropriamente conosciamo come “Casa della Fata Turchina” di Pinocchio, un edificio ora abbandonato che sorge sulle acque del mar Piccolo, sotto le arcate del Ponte Punta Penna, e all’interno del quale venivano, invece, sperimentati i lanci dei siluri.
Ad impreziosire il posto anche modellini di navi militari risalenti agli anni ’50, unici nelle loro imperfezioni che testimoniano l’ingegnosità del tempo nel realizzarli con materiali di fortuna e tecniche non professionali.
Pezzo forte del percorso anche la Locomotiva del 1922, attraverso la quale è possibile rivivere un tratto della storia del primo Novecento a Taranto.
“Si trova qui – ci racconta Fabrizio Serrano, presidente dell’Associazione Treni Storici Puglia – perché è l’ultimo vettore della famosa linea della Circummarpiccolo ed era il mezzo che portava le persone e i materiali nell’Arsenale per le attività che dovevano essere svolte all’interno; ma non solo, perché la linea collegava varie parti dell’area intorno al bacino del Mar Piccolo”.
La particolarità di questo mezzo consiste proprio nel fatto che si tratta dell’ultimo vettore: “Siamo riusciti a restaurarlo – spiega ancora Serrano – e portarlo qui anche grazie alla volontà della Marina Militare e di Trenitalia; l’abbiamo recuperato nel 2007, portato nel deposito di Taranto, poi restaurato e a novembre del 2020 l’abbiamo riportato qui, perché era giusto che facesse parte dell’intero circuito storico-culturale dell’Arsenale e del MoSA”.
Un evento speciale, dunque, quello di poter visitare la locomotiva al suo interno, per poter vedere l’attività che facevano sia il macchinista che il fuochista nell’area di manovra e mostrare quanto fosse faticoso mettere in funzione un mezzo simile. L’accensione di una locomotiva a vapore, infatti, poteva impiegare un’intera giornata ed era estremamente delicata, ma anche pericolosa, a causa degli incendi e degli scoppi che potevano verificarsi per la pressione.
“Questa locomotiva – continua Serrano – termina il suo percorso di vita intorno agli anni’50, quando poi sarà sostituita da mezzi alimentati a diesel, più facili e veloci da accendere e con una manutenzione ridotta in caso di guasto”.
La linea del Circummarpiccolo, invece, chiude la sua storia intorno agli anni’60, con il boom economico, quando sopraggiunge il trasporto su gomma che la rende vetusta: tutti i mezzi che la percorrevano, di conseguenza, verranno accantonati e poi, nel tempo, demoliti.
Da segnalare, inoltre, l’attenzione particolare per l’inclusività e l’accessibilità, azioni di cui al giorno d’oggi si parla in continuazione ma che trovano ancora scarsa applicazione nella realtà.
“Abbiamo veramente oggi il piacere e l’onore di accompagnare ben 40 nostri soci, con loro accompagnatori e familiari – ha dichiarato Maria Lacorte, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti, sezione territoriale di Taranto – affinché questa grandissima realtà possa essere fruita da tutti i cittadini. Il museo, poi, offre la possibilità di poter percepire in modo sensoriale anche la temperatura dei materiali e tutto quello che sarebbe impossibile immaginare attraverso la sola descrizione: insomma, un arricchimento fondamentale. Per la locomotiva abbiamo realizzato un modellino in rilievo, in modo che i nostri soci possano dapprima percepire la forma nel suo insieme e poi apprezzare la salita a bordo con consapevolezza”.
Molto particolare, infine, l’ingresso nel rifugio anti-bomba: “Dal punto di vista proprio sensoriale – spiega la Lacorte – si percepisce la vicinanza delle mura al momento dell’ingresso, ma anche la distribuzione del suono e della voce, che cambiano e si rivelano molto particolari rispetto ad altri ambienti”.









