Il Taranto versione infrasettimanale centra la “sofferta” (in campo ma soprattutto fuori) qualificazione in Coppa ai danni del Brindisi, grazie all’autorete di un nostalgico Lanzolla che ha messo il match sui binari migliori per i rossoblù anche in virtù dell’altrettanto nostalgica regola del gol fuori casa, che valeva doppio in caso di parità di reti segnate…Dolcissimo amarcord per i diversamente giovani come chi scrive.
Che poi, ok è stata un’autorete, ma la dinamica dell’azione che ha portato al gol decisivo è stata una piacevole fotocopia del bel gol del raddoppio contro l’Ugento.
Dopo questo risultato, a Brindisi si è passati dal respirare aria strana a respirare aria pesante.
Mister Ciullo a fine match sembrava uno studente universitario che, per facilitare l’esame, aspetta…l’esonero. Per sua fortuna, la domenica contro il Massafra sono arrivate le risposte giuste e quindi, per ora, l’esame è superato.
Alla vigilia del match di campionato si dividono le strade del Taranto e di Gaetano Dammacco. D’altronde il ragazzo non ha giocato quasi mai da titolare ed è entrato poco anche nelle rotazioni a partita in corso.
Poco feeling con il tecnico? Non possiamo dirlo ma è chiaro come da Dammacco a …T’ammacco (moralmente), il passo sia breve.
Oggettivamente credo che il giocatore non fosse certo meno competitivo dei compagni che hanno avuto più spazio di lui, credo anche, però, che non si possa pensare che il mister abbia negligentemente privato la squadra dell’apporto di un giocatore, arrivato, tra l’altro, con forti referenze.
Qualcosa non è andata nel verso giusto, è chiaro. Resta il rammarico, reciproco, ma non possiamo che augurare Il meglio a lui…E ancor meglio a noi per il nostro campionato.
Giusto per la cronaca, arriva un altro divieto alla trasferta per la tifoseria tarantina ed il pensiero nasce spontaneo: evitabile questo stillicidio di comunicati e motivazioni, quando decidete che si può fare una capatina in trasferta, magari “fateci un fischio”.
Il Taranto quindi prova a spegnere le velleità dell’Acquaviva con il fuoco vivo che ha addosso, dopo l’importante vittoria di Brindisi.
Danucci sceglie di tenere ancora in panchina Russo e “la Vukoja sua è di zucchero” perché è proprio Vukoja, a sbloccarla e a sbloccarsi.
Sforzo reso vano dal pareggio trovato subito dai padroni di casa anche stavolta, come domenica scorsa, realizzato dagli undici metri. Che dire: “l’area (di rigore) strana del Taranto”.
Nel secondo tempo accade quello che non ti aspetti. Il Taranto si scopre stranamente fragile e subisce gol prima su corner e poi su una madornale disattenzione difensiva, gol dei locali intervallati dal momentaneo 2-2 siglato dal subentrato Russo. I cambi ed i tentativi finali non portano risultati ed il Taranto oltre alla prima partita di campionato perde, anche stavolta, l’occasione per allungare in classifica, dove ora si riparte praticamente tutti dalla stessa casella, con le ormai note e competitive contendenti.
Infatti, nella domenica in cui i “cugini acquisiti” massafresi si “ubriacano” con ben cinque calici di Brindisi subendo a domicilio una pesante “manita”, mentre a Bisceglie i “cugini poveri” dell’Unione Calcio fermano la più quotata ed ambiziosa squadra concittadina di Di Meo sul pari ed il Canosa soffre più del previsto per “togliersi la Mola”, il Taranto mostra, quasi quando meno te l’aspetti, segnali di stanchezza e fragilità e conosce la prima sconfitta stagionale.
Chiariamo subito: i discorsi già fatti nelle scorse settimane valgono oggi, dopo una sconfitta, come valevano in precedenza.
Merito (grandissimo) a Danucci e a questo gruppo per essere comunque in testa alla classifica, nonostante partenza in ritardo e debilitanti virus, ma ora è tempo, da parte della società e del suo direttore sportivo, di decidere ed agire.
Siamo perfettamente d’accordo sulla necessità di individuare profili già pronti ed utili alla causa (quindi non svincolati), pertanto appare chiaro che bisogna essere “persuasivi” per raggiungere gli obiettivi di mercato individuati per rinforzare la rosa.
Serve, subito, un’operazione come quella alla Dammacco, insomma, che “convinca” il giocatore ritenuto “giusto”, a rescindere un contratto per firmarne un altro (ovviamente più…allettante).
Oggi c’è una certa delusione, certo, ma sempre nella consapevolezza delle potenzialità di questo progetto e della sua solidità soprattutto in proiezione futura.
Lungi da noi, a proposito di “nostalgia canaglia”, adeguare i commenti (anche, se non soprattutto, dopo una sconfitta) a quelli di coloro che, nostalgicamente ancorati alla mediocrità del recente passato, non si rassegnano e vivono nella costante ricerca del pelo nell’uovo pur di creare (sinora vanamente) malumore nell’ambiente.
Estremamente ostinati, ma guai a parlarne troppo perché si sa, “se all’asino darai troppa attenzione, finirà per credersi un leone”.
E allora, in conclusione, senza mai voler perdere lo spirito positivo e scherzoso che vuol essere caratteristica distintiva di questo spazio, speriamo che la “doccia fredda fatta con l’ Acquaviva” serva a tutti per risvegliarsi immediatamente, tonificarsi e riprendere il cammino con ancor maggior forza e determinazione.
Perché l’obiettivo resta quello, raggiungibile ed imprescindibile, di abbandonare immediatamente questa categoria.
*a cura di Marcello Fumarola (editorialista esterno del corriereditaranto.it)
** foto Paolo Occhinegro