Si è chiuso con un pesante -33,6% il traffico delle merci nel porto di Taranto nel mese di settembre (per un totale di 762.204 tonnellate). Un dato negativo che evidenzia l’andamento incostante registrato negli ultimi mesi anche e soprattutto dalla grande industria.

Dopo l’impercettibile rialzo registrato a giugno (+0,7%), il pesante calo del mese di luglio (-49,1%) e la risalita ad agosto (+20,3%), ecco dunque tornare il segno meno.

Ad affondare il traffico portuale, ancora una volta, sono le rinfuse solide riferite all’attività del siderurgico ex Ilva (-74,6%). Discorso inverso per le rinfuse liquide legate all’attività della raffineria Eni, che hanno fatto registrare un +31,2%.

Inevitabilmente legati a questi, vi sono i dati generali della sezione sbarchi con un -54% totale rispetto al settembre del 2024, con un -76,9% per gli sbarchi delle rinfuse solide e un +88,3% per le rinfuse liquide. Discorso simile anche per quanto riguarda il dato degli imbarchi (+1,9%): mentre le rinfuse liquide registrano un +10%, le rinfuse solide riportano un calo pari a -55,4%.

In calo le merci in container (-76,3%), mentre registrano un dato positivo le merci convenzionali (+17,6%): continuano ad essere del tutto assenti le attività ro-ro e i container movimentati tramite ferrovia, oltre ad essere ancora in calo i dati generali sui container (-64,9). Saldo negativo anche per quanto riguarda le navi arrivate (-19,4%) e le navi partite (-20’%).

In negativo anche i dati sui passeggeri delle navi da crociera, che a settembre sono stati 18.081 rispetto ai 27.272 di dodici mesi fa con un decremento di -9.191 unità pari al -33,7%.

Per quanto riguarda i dati del terzo trimestre, dopo due trimestri di crescita, nel periodo luglio-settembre di quest’anno il traffico delle merci nel porto di Taranto è tornato a registrare una flessione essendo state movimentate complessivamente 2,53 milioni di tonnellate, con un calo del -22,9% sul terzo trimestre del 2024 causato dalla riduzione sia dei carichi allo sbarco che all’imbarco attestatisi rispettivamente a 1,24 milioni di tonnellate (-32,0%) e 1,29 milioni di tonnellate (-11,4%).

Inoltre, la contrazione del traffico totale è stata prodotta dalla diminuzione dei volumi movimentati in tutti i segmenti merceologici ad eccezione di quello delle rinfuse liquide che, con 1,31 milioni di tonnellate, ha segnato un rialzo del +11,8%. Le rinfuse solide sono ammontate a 890mila tonnellate (-45,9%), le merci convenzionali a 309mila tonnellate (-23,4%) e le merci in container a 20mila tonnellate (-66,4%).

Nei primi nove mesi del 2025 lo scalo portuale pugliese ha movimentato globalmente 9,54 milioni di tonnellate, con un aumento del +10,0% sul corrispondente periodo dello scorso anno, che ricordiamo è stato l’anno con il dato negativo peggiore di sempre per lo scalo ionico (mentre nei primi otto mesi il dato positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso era superiore al 16%).

Nel frattempo, si resta in attesa della verifica quinquennale da parte del Comitato di Gestione in relazione alle attività della holding Yilport, con l’obiettivo di rinegoziare la concessione resosi necessario non solo per l’andamento dei traffici, ma anche in considerazione dell’attuale scenario nazionale ed internazionale e delle nuove opportunità di sviluppo del Porto di Taranto ed in particolare del Molo Polisettoriale (gestito dalla controllata San Cataldo Container Terminal). Specie dopo il via libera al decreto con cui il MASE ha indicato come base della cantieristica offshore italiana lo scalo ionico (insieme a quello siciliano di Augusta), visto che l’Autorità Portuale ha candidato al bando quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra che inevitabilmente ridurrà gli spazi per l’operatività della stessa Yilport.

Così come a breve si inizierà a ragionare sulla formazione per la riqualificazione professionale, con l’avvio dei corsi previsti per gli oltre 327 lavoratori ex TCT collocati in cassa integrazione presso l’Agenzia del Lavoro Portuale, ai quali nel dicembre dello scorso anno è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA), a fronte dei 220 assunti dalla multinazionale turca (così come ad attendere da anni un nuovo lavoro sono anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come l’ex STF e Delta uno).

Il tutto in attesa della nomina definitiva di Giovanni Gugliotti a presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e della riunione dell’organismo partenariato convocata per il prossimo 29 ottobre, dove tra i punti all’ordine del giorno figura anche il bilancio preventivo relativo all’esercizio finanziario.

(leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

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