Prosegue sotto traccia la trattativa tra i commissari straordinari di AdI in AS e Ilva in AS, governo e Bedrock industries, il fondo americano candidatosi a rilevare l’intero gruppo siderurgico in amministrazione controllata.

La società avrebbe infatti inviato nei giorni scorsi una nuova proposta, dopo che la prima aveva sostanzialmente ricevuto una bocciatura su tutta la linea. In questa invece, si sarebbero registrati dei passi in avanti sia per quanto riguarda l’aspetto occupazionale e produttivo.

Il fondo creato da Alan Kestenbaum, oltre a Flacks Group e Steel Business Europe, ha presentato una manifestazione d’interesse per rilevare tutti gli impianti (Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi), si è detto disponibile a decarbonizzare gli impianti entro il 2030, senza bisogno di una nave rigassificatrice per alimentare la produzione e garantendo un output di 6 milioni di tonnellate di acciaio primario su tre forni elettrici, congelando la realizzazione di uno a Genova.

Il problema sta nel fatto che avrebbe offerto un euro per siti e magazzino, oltre ad occupare appena 3mila dipendenti (sui 10mila attuali) entro il 2030 e chiedendo che il grosso dell’investimento tra i 6 e i 7 miliardi fosse a carico dello Stato. Nella nuova proposta, il fondo si sarebbe detto disponibile a mantenere 5mila addetti sui 10mila totali e avrebbe annunciato di voler dividere alla pari con lo Stato le risorse necessarie per costruire i nuovi forni elettrici. Secondo fonti vicine al dossier, il fondo avrebbe anche auspicato la presenza pubblica nel futuro capitale dell’ex Ilva (opzione sulla quale il governo e il ministro Urso si sono detti sempre fortemente scettici), soluzioni più flessibili sul sistema di scambio per le emissioni Eu-Ets e tariffe calmierate per l’energia.

Le fonti però, segnalano che la nuova proposta non sarebbe stata considerata sufficiente per intavolare una vera e propria trattativa. A cominciare dal numero previsto dai futuri esuberi, quei 5mila dipendenti in meno che ritornano ogni qual volta si parla di una vendita dell’ex Ilva, che ricordano molto da vicino i tagli auspicati e mai realizzati però da ArcelorMittal, che prima nel 2014 e poi nel 2017 ha sempre sostenuto che l’ex Ilva di Taranto avrebbe dovuto rinunciare a quella platea di lavoratori per restare competitiva sul mercato. Per quanto riguarda invece il contributo all’investimento da parte dello Stato, la richiesta viene ritenuta eccessiva anche a fronte del fatto che al momento, come ricordato più volte dal ministro Urso, lo Stato potrebbe contare su poco più di un miliardo per finanziare contratti di sviluppo.

Governo che spero di ottenere risorse economiche aggiuntive dalla contro richiesta di risarcimento agli ex proprietari di Arcelor Mittal che i commissari straordinari si apprestano a presentare con il supporto del Mimit, lamentando danni vicini ai 4 miliardi. Una causa che però difficilmente vedrà una conclusione favorevole ad una delle due parti.

La multinazionale ha infatti fatto causa all’Italia intentando una lite miliardaria. Il 17 gennaio scorso Arcelor ha inviato una prima notifica di controversia per una risoluzione amichevole. Nei tre mesi di tempo previsti nulla è successo e Arcelor ha quindi avviato un arbitrato (datato 24 giugno 2025) ai sensi dell’Articolo 36 della Convenzione sullo Spazio di Trattamento delle Controversie relative agli Investimenti tra Stati e Partecipanti di Altri Stati (“ICSID”). Una lite che, secondo il documento firmato da Pinsent Masons studio legale internazionale con sede a Londra, tra i primi cento studi legali al mondo per fatturato, nasce da una serie di misure dannose implementate dall’Italia che violerebbero il trattato internazionale ECT (l’Energy Charter Treaty). Non solo, l’Italia è accusata di aver assunto decisioni che secondo la multinazionale sarebbero state “arbitrarie, discriminatorie, sleali e sproporzionate, nonché contrarie alle legittime aspettative di Arcelor, causando un danno grave all’investimento dell’azienda in Italia e influendo negativamente sui suoi interessi più ampi in Europa”. A seguito di queste presunte violazioni Arcelor sostiene di aver perso il proprio investimento in Italia, subendo danni superiori a 1,8 miliardi.

Che non la richiesta risarcitoria ma solo la base economica da cui partire per trovare un’intesa e chiudere la partita. 

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

One Response

  1. Buongiorno
    E’ inutile girarci intorno.
    E’ necessario affrontare il fronte esuberi.
    L’unico modo per ridurli al minimo è accettare in toto il piano originario con 3 DRI, 3 forni elettrici, 3 impianti per la cattura di CO2 e la conversione a gas dei 3 CET di ADI Energia, sperando di poter riattivare PLA 2, TUB 2, RIV 2, impianti dei rotoli a freddo e reparto zincheria.
    Naturalmente diventa necessaria la nave rigassificatrice per alimentare tutti gli impianti sopra indicati, vista la incapacità della rete gas nazionale di alimentare Taranto.
    E naturalmente ci vogliono tanti soldi che la Bedrock non ha alcun interesse a mettere da sola, almeno fino a quando non si risolve il problema del sequestro/confisca dell’Area a caldo di Taranto.
    Comprereste mai una casa sottoposta a sequestro/confisca? Io “NO”.
    Ora tocca al Governo Italiano ed al Ministro Urso trovare una soluzione e rispondere alla Bedrock.
    Ci potrebbe essere l’opzione della nazionalizzazione ad interim, ma in Italia le cose provvisorie tendono a diventare definitive, quindi il Ministro l’ha esclusa a priori.
    Poi abbiamo il nuovo contenzioso con Arcelor MIttal.
    E’ stato un grande errore economico e politico aver cambiato le carte in tavola concedendo lo “Scudo Penale” e dopo revocandolo.
    Oggi paghiamo il “Peccato Originale” commesso da Conte e Di Maio, che per quattro voti in Senato hanno venduto l’anima al diavolo e alla Senatrice Barbara Lezzi.
    Ma soprattutto, visto il precedente, ci si può fidare dello Stato Italiano?
    Secondo me NO, ecco perchè la Bedrock chiede al Ministro Urso con insistenza soldi e una partecipazione negli assets societari.
    E’ un modo inecceppibile per tutelarsi, visto il precedente non edificante.
    Vediamo come va a finire.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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